E il web vi dichiara coinquilino e…

Allora, vediamo di capirci un po’ qualcosa…

1. Rosy Bindi nel 2007 creò i DiCo, che era una scusa per non chiamare (mai) più famiglie o coppie gay le unioni formate da persone dello stesso sesso. Quella legge, infatti, riconosceva solo i singoli che vivevano in unione di fatto…

2. Giorgia Meloni, qualche hanno dopo, quando il comune di Torino decise di istituire il registro della famiglia anagrafica estendendolo alle coppie gay, disse che lo stato non disciplina l’amicizia ma la famiglia.

3. Oggi i principali quotidiani nazionali parlano dell’affaire Formigoni e del “coinquilino”, Alberto Perego, che avrebbe ricevuto favori da Pierangelo Daccò. Twitter si scatena e a quanto pare l’hastag #coinquilini è il nuovo termine usato per indicare i (presunti) gay cattolici di centro-destra che si professano vergini.

Faccio notare che tutti e tre i politici in questione sono considerati, dalla comunità LGBT, in odore di omosessualità criptata.

Personalmente credo che Formigoni abbia tutto il diritto di vivere la sua vita privata e la sua sessualità presunta nel modo che crede migliore. Così come anche Bindi e Meloni. Il problema, tuttavia, è che queste persone sono omofobe, a livello pubblico, e tutt’e tre appartengono danno linfa, con ogni evidenza, a una cultura – clericale e/o di destra – che ha bisogno di negare l’esistenza dell’omosessualità, in un modo o nell’altro…

Quando la pubblica opinione, soprattutto se friendly, subodora ipocrisia, non perde occasione di farglielo notare.

Questa sorta di outing da tastiera e pratica forse poco gentile e di certo molto aggressiva. Ma ce la sentiamo di dare del tutto torto a chi, da oggi, si interroga sul reale valore semantico del termine in questione?