Perché il Movimento 5 Stelle non è “antipolitica”

Non amo Beppe Grillo. Non amo il suo razzismo e la sua omofobia. Non sopporto la sua violenza verbale, il suo dileggio costante dell’avversario. Lo considero piuttosto rozzo, sotto il profilo culturale. Anche se riconosco il merito di aver creato una realtà, il Movimento 5 Stelle, attraverso un mezzo nuovo, il web, e di aver capitalizzato l’attenzione di una nuova “energia”, tutta politica, che altrove – come in Germania o in Scandinavia – si manifesta in modo analogo seppur partendo da situazioni e realtà diverse.

Un articolo di Ilvo Diamanti, che qui riporto in parte – e nella parte che riguarda il M5S – ci spiega, in modo chiaro ed egregio, perché non possiamo rinchiudere i grillini dentro la categoria dell’antipolitica.

La tendenza – e la tentazione – diffusa è di etichettarlo come un fenomeno “antipolitico”. Equivalente e alternativo rispetto all’astensione. Una valutazione che mi sembra poco convincente.

A) Perché è comunque un soggetto “politico” che ha partecipato a una competizione democratica chiedendo e ottenendo voti. Facendo eleggere i propri candidati.

B) Poi perché il suo successo deriva, sicuramente, dalla critica contro il sistema di Grillo, ma anche dal fatto che il Movimento ha coagulato gruppi e leader attivi a livello locale. Impegnati su questioni e temi coerenti con quelli affrontati nel referendum di un anno fa. Collegati alla tutela dell’ambiente, ai beni pubblici. Alla lotta contro gli abusi. Progetti di “politica locale” promossi da persone estranee a interessi privati e a lobby. Per questo credibili, in tempi scossi da scandali e polemiche sulla corruzione politica.

C) Infine, perché i loro elettori sono tutto fuor che “impolitici”. Mostrano un alto grado di interesse per la politica (sondaggio Demos, aprile 2012). Certo, un terzo di essi, alle elezioni politiche del 2008, si è astenuto. Ma il 25% ha votato per il Pd e il 16% per l’Idv. Il Movimento 5 Stelle, per questo, rivela il disagio verso i partiti. Soprattutto fra gli elettori dell’area di centrosinistra. Ma non solo: un’analisi dei flussi elettorali condotta dall’Istituto Cattaneo sul voto di Parma, infatti, rileva una componente di elettori sottratti alla Lega (3% sul totale, rispetto alle regionali del 2010). Il Movimento 5 Stelle, dunque, offre a una quota di elettori significativa una rappresentanza, che può non piacere, ma è “politica”.

Io, comunque, sono sempre convinto che sia meglio un voto, qualsiasi voto, del vuoto. Politico.
Nell’insieme, questi risultati rafforzano l’impressione che il Paese sia ormai nella Terza Repubblica, fondata da – e su – Berlusconi e il Berlusconismo. Ma non sappia dove andare.

Con questi partiti, questi leader, questi schieramenti, queste leggi elettorali e con questo sistema istituzionale: temo che passeremo ancora molto tempo a discutere di antipolitica. Per mascherare la miseria della politica.

Credo che tutti e tutte noi dovremmo prestare molta attenzione a questo fenomeno e credo, anche, che dovremmo portare più rispetto verso una manifestazione della democrazia in un momento in cui essa è stata vilipesa e degradata proprio dai protagonisti della politica “tradizionale”. La stessa, a ben vedere, che ha ancora l’ardire, forse a torto, a definirsi come unica strada possibile.

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2 thoughts on “Perché il Movimento 5 Stelle non è “antipolitica”

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  2. Non è antipolitica, perchè l’antipolitica prevede una concezione anarchica del sistema e il disinteresse totale. Il Mov di Grillo è l’opposto dell’antipolitica perchè prevede partecipazione e interesse. E’ una risposta (estrema) all’attuale considerazione di impegno politico da parte degli esponenti dei maggiori partiti. Grillo parla di politica intesa come servizio allo Stato, impegno sociale, legalità. Concetti scontati, ma che in questi vent’anni sono stati completamente dimenticati. I politici attuali si considerano i padroni e tutelano la loro ristretta lobby con arroganza e spudoratezza. E’ il modello berlusconiano (condiviso anche dai partiti di centrosinistra, checchè ne dicano..) che Grillo combatte giustamente.
    Il leader è sicuramente un populista, ma la sua verve schietta è una sua caratteristica da showman indignato dopo il trattamento personale che ha ricevuto per decenni (ricordi l’ostracismo della Rai per tutti gli anni ’90?). Lo definisci omofobo: ne sei sicuro? E’ una persona intelligente, non lo paragonerei a Giovanardi…

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