Diritti gay: tra teoria e pratica – di Nicolas Van der Maren

Ho conosciuto Nicolas qualche anno fa, a Catania, in occasione del suo erasmus. Allora era uno studente di giurisprudenza. Mi colpì subito per i modi molto garbati e per la sua grande sensibilità umana. Non conoscevo, tuttavia, il suo impegno politico per i diritti delle persone LGBT.

Ho scoperto questo articolo scritto per Le soir, uno dei principali quotidiani belgi, che ho trovato molto interessante soprattutto per il dibattito italiano sui diritti civili e sulla questione “pride”.

Riporto qui la traduzione, invitandovi alla lettura. Secondo me dice cose interessanti, soprattutto in risposta indiretta a chi, oggi, in un’Italia che nulla ha dato alla sua gay community, liquida le giornate dell’orgoglio come inutile e dannosa ostentazione. La risposta a certe critiche arriva, da un paese lontano, proprio dalle sue parole.

Nicolas Van der Maren è oggi giurista e lavora come assistente incaricato presso l’Université catholique de Louvain.

***

La Giornata Internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio. Tre giorni prima, si era svolta la giornata dell’Orgoglio Gay 16 a Bruxelles, un’opportunità sia per gay, lesbiche, bisessuali e transgender sia per le persone loro sostenitrici di celebrare la loro festa fino alle prime ore del mattino, ma anche per rivendicare i propri diritti.

Questi eventi hanno ancora senso in Belgio? Negli ultimi anni, gli omosessuali del Regno hanno effettivamente visto i loro diritti notevolmente migliorati. Dal 1 ° giugno 2003, data di entrata in vigore della legge del 13 febbraio dello stesso anno, due persone dello stesso sesso possono sposarsi, formare una coppia riconosciuta dalla società. La successiva legge del 18 maggio 2006 ha integrato i loro diritti, modificando alcune disposizioni del codice civile per consentire alle famiglie gay di adottare un bambino, e la maggior parte dei testi di legge anti-discriminazione vietano espressamente la disparità di trattamento fondate sull’orientamento sessuale.

Tuttavia, se il legislatore ha compreso lo sviluppo liberale della nostra società e ha adottato gli strumenti giuridici di cui sopra, è lecito chiedersi se, in pratica, la società – in tutte le sue componenti – ha la stessa concezione del legislatore. Mentre ogni cittadino obbedisce alle leggi dello Stato e può rivendicare specifici diritti, egli è ugualmente sottoposto alle regole di altre comunità o organizzazioni.

Pertanto, gli atleti devono osservare le regole della sua federazione sportiva, gli aderenti al Rotary alle direttive dei propri club di servizio, i credenti a quelle della loro comunità religiosa, i lavoratori alle disposizioni dell’azienda, ecc. Tutti questi ordinamenti giuridici contengono le stesse regole egualitarie tra omosessuali e eterosessuali? Anche indipendentemente dei testi che regolano la loro organizzazione, questi diversi club, gruppi, associazioni o comunità rispettano i principi di non discriminazione?

Più in generale nella nostra società, fortemente ancorata alla tradizione giudaico-cristiana e che vede sorgere per di più anche certe influenze da altre religioni, si osserva ancora quotidianamente che i datori di lavoro preferiscono assumere un “vero uomo” piuttosto che “un frocio”, i proprietari rifiutano di affittare casa a una coppia gay per «preservare la serenità del quartiere», o che un giovane gay, disposto a impegnarsi in politica, debba affrontare l’ostilità da parte di un suo leader per il fatto che la politica è un “ambiente molto maschile”… come se un uomo cessasse di essere tale poiché gay!

Non occorre, tuttavia, dipingere il quadro a tinte fosche e generalizzare, in questi casi. Se alcuni hanno più problemi con il cambiamento delle norme sociali, la mentalità sta evolvendo verso una maggiore libertà per i gay ed è sempre meglio vivere adesso nella nostra società, se si è gay, rispetto a ieri. Non bisogna dimenticare tuttavia che, nonostante i diritti riconosciuti agli omosessuali, i comportamenti aggressivi e discriminatori contro la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono ancora numerosi in certi ambienti, perfino a noi vicini.

Per queste sole ragioni, le manifestazioni sopra citate sono sempre più necessarie. Rappresentano anche uno standard di possibilità di diritti per gay e lesbiche della comunità internazionale. In alcuni paesi, le associazioni e gli attivisti della comunità dei diritti umani, e dei diritti gay in particolare, devono affrontare enormi battaglie e non per il matrimonio o l’adozione, bensì per il solo diritto di vivere! Si pensi in particolare all’ultima proposta di legge ugandese, infine sospesa sine die, dove per il “crimine” di omosessualità si rischiava la pena di morte… Si pensi ancora a certe donne sudafricane che subiscono gli stupri “correttivi” per la sola colpa di aver amato altre donne.

I diritti e le libertà di uomini, donne, bambini, lavoratori, disabili, omosessuali, anziani, ecc., sono nati tutti da lotte, più o meno lunghe, portate avanti da gruppi di uomini e donne, sindacati o ancora da genitori. E una volta che essi vengono sanciti nei testi giuridici, questi devono essere coltivati perché la storia ci ha già dimostrato che i diritti e le libertà più elementari non sono sempre evidenti e non sono mai definitivamente acquisiti.

Nicolas Van der Maren, Le soir, 26 maggio 2011