Sull’inutile e dannosa guerra tra froci

In merito al post che ho scritto sull’articolo che mi ritrae in tenuta nazista, lasciando intendere mie presunte conversioni all’estrema destra dopo un passato da lanciatore di molotov – operazione che mi ha fatto tanto ridere, in verità – mi ha colpito un commento che riporto qui di seguito:

«Mi aspettavo piú stile nella concorrenza dell’esprimere la propia Opinione e non farla diventare una guerra da vicini insopportabili! Che tristezza usufruire di armi verbali ma attaccarsi in modo primitivo! Cordiali saluti!».

Al mio commentatore, che si firma col nome di Franco Scavazza, ho risposto che è proprio questo concetto di concorrenza che non riconosco. Io e gli amici di Gaiaspia saremmo concorrenti rispetto a cosa? Siamo tutti figli, ahimè, della stessa discriminazione. Dovremmo combatterla insieme, invece di perder tempo a dividerci tra chi opera nelle associazioni e chi si nasconde dietro a un monitor a fare dossieraggio.

O forse perché riconducibili a due presunte anime, contrapposte dentro Arcigay? Premetto che sono dentro quest’associazione, che in passato ho criticato anche aspramente e che tutt’ora mi dà non poche perplessità, da pochi mesi sia perché con Catania abbiamo tentato un lavoro di aggregazione di diverse sigle – tutte confluite nello stesso direttivo – sia perché mi è sembrato intellettualmente onesto ufficializzare un lavoro cominciato dentro Open Mind, dove militavo, e proseguito negli anni.

Non ho ambizioni politiche dentro Arcigay. Se le avessi avute non sarebbe stato un problema, per me,  tentare di scalarne i vertici. Semplicemente, non mi interessa. Io lavoro – e ci tengo a sottolinearlo, da militante semplice – a stretto contatto con le gente, quella in carne e ossa. Se le persone di cui mi fido e con cui collaboro dovessero lasciare, andrei via con loro. Non è la sigla che garantisce la bontà del progetto. Ma chi ne fa parte. La sigla è solo uno strumento. Se usato bene può dare buoni risultati. Altrimenti…

Per me i ragazzi di Gaiaspia, dai nomi non verificabili e dai volti presi in prestito dal mondo della moda d’oltre oceano, nei loro profili Facebook, non sono concorrenti. Il mio fine è quello di arrivare a una società più giusta. Il loro fine qual è? Siamo avversari di fronte quest’obiettivo?

Per me, tutt’al più, sono solo compagni che hanno invertito le priorità: dal bene comune all’interesse privato, finalizzato non si è ancora capito bene a cosa. In questo non c’è e non può esserci concorrenza. C’è solo la stupidità di una guerra tra froci che fa solo il gioco dei nostri avversari, quelli veri.

A tutto questo ho già detto no grazie, dalla fine del 2006. Il resto è storia. Quella accaduta, rintracciabile nelle cronache dei giornali. Non l’allusione fatta con fotomontaggi che, ripeto, dimostrano la stupidità di una parte e una parte soltanto.

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6 thoughts on “Sull’inutile e dannosa guerra tra froci

  1. Non conoscevo il sito Gaiaspia (ma da quello che ho capito non c’è da tanto tempo). Non capisco il motivo per cui ti hanno screditato tirando fuori il passato di cui non volevi parlare, le militanze etc. Capirei se questo “dossieraggio” avesse uno scopo – non dico che lo giustifico, ma almeno avrebbe un senso, come Storace che fece fare i dossier su Marrazzo o quello di Bossi su Maroni. Ma far conoscere al pubblico al di là di una vendetta tra te e qualcuno di loro, che senso ha? Secondo me è qualcuno che conosci di persona e che hai fatto irritare o con cui hai litigato, altrimenti non avrebbe senso.

    Però, dedicare addirittura due post a giustificare i propri cambiamenti di idea, o a vantarsi (“se volessi potrei scalare mari e monti e diventare presidente d’Europa”) o a mettere le mani avanti (“voglio fare il militante semplice”) secondo me fa il loro gioco. Ti fa apparire colpevole di qualcosa.

    L’unica soluzione è: ‘sticazzi. Tanto quel blog non lo conosce nessuno e ha pochissime visite, secondo me.

  2. Pingback: Sull’inutile e dannosa guerra tra froci

  3. Mi sono posto anch’io il problema che sollevi: non sembrerà che voglio giustificarmi? Poi ho pensato che pormi quello stesso interrogativo fosse, almeno nei confronti di me stesso, un mettere le mani avanti per dimostrare qualcosa.

    Sono una persona a cui piace puntualizzare e tornare su concetti già accennati per esprimerli meglio. Ho semplicemente pensato che andava fatto. Tutto qui. Per una maggior chiarezza, non certo per dovermi giustificare.

    Ti faccio notare solo una cosa: il mio passato, per quello che mi riguarda, è alla luce del sole. Non me ne vergogno e non ho problemi a parlarne, per cui quando dici «Non capisco il motivo per cui ti hanno screditato tirando fuori il passato di cui non volevi parlare, le militanze etc.» c’è un’inesattezza, ovviamente in buona fede, dovuta al fatto che non mi conosci di persona.

    Per il resto concordo con te. Forse un mio post passato sui siti e i blog-civetta ha dato fastidio. Ed è partito il dossieraggio.

    Il problema, torno a ribadire, è che prendono fatti anche banali, ovvietà, e li spacciano per scandali. Ma stiamo parlando, appunto, di persone che si nascondono nell’anonimato o dietro identità incerte o fittizie: evidentemente non sono molto fieri nemmeno loro di quello che fanno.

  4. P.S.: e ad ogni modo, mi è servito riprendere il discorso per parlare, appunto, dell’assurdità delle dinamiche interne al movimento gay. Mettici anche questo… :)

  5. Il “conoscerti di persona” mi sembra ininfluente in questo confronto, visto che si parla di articoli su un blog (gaiaspia) commentati da uno che scrive articoli su un blog (tu) e letti da altri (me compreso). È del tuo “io pubblico” che si sta parlando.
    Il riferimento a cose di cui non vuoi parlare lo ritenevo implicito nel termine “dossieraggio”, che hai utilizzato. Devo aver frainteso.

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