Antropologia dell’homosex tecnologicus. O dell’involuzione della specie

L’immagine qui riportata – di cui colpevolmente non conosco l’autore – ritrae l’evoluzione dell’uomo, dalla condizione di scimmia fino ad arrivare all’età contemporanea, in cui siamo ridotti a esseri ingobbiti su un anonimo computer.

Adesso, più conosco il movimento GLBT, più mi rendo conto che essa ricalca fedelmente ciò che sono diventati molti di noi, ovvero maniaci del mouse e “virtuosi” della tastiera. Se, Dio non voglia, domani dovesse finire l’era del pc, questa gente si troverebbe senza uno scopo, senza una meta e, in parole meno nobili ma più pragmatiche, senza un bene amato cazzo da fare.

Chi mi conosce sa che è quasi un mio pallino classificare, secondo appositi bestiari, queste varie umanità usando categorie specifiche. Eppure questa nuova sottospecie di homo(sex) tecnologicus sfugge a qualsivoglia tentativo di pacifiche classificazioni. Per limitarmi, dunque, a un approccio meramente descrittivo, semplificherò dicendo che stiamo parlando, a ben vedere, di frocioni – a volte anche attempati – che passano il tempo davanti a un monitor a guardare le vite degli altri, a rosicarci sopra e, in buona sostanza, a parlarne pure male.

A cominciare dalla categoria del “commentatore rancoroso”. La cifra psicoanalitica di questa tribus telematica è elementare come un programma di Lorella Cuccarini, a cui per altro si ispirano e non occasionalmente. Questa gente passa il suo tempo a leggere quanto scritto da terzi, avvelenarsi il fegato, reputare che quanto scritto da altri sia sic et simpliciter sbagliato, inutile, ridicolo e non all’altezza e, di conseguenza, sputare sentenze e smerdare l’individuo seguito con l’accuratezza di uno stalker all’ultimo stadio.

L’aspetto divertente sta nel fatto che se provate a esporre una teoria e, subito dopo, l’esatto contrario di essa, questi soggetti vi attaccheranno su entrambe entrando in contraddizione con loro stessi, senza rendersene nemmeno conto. Consiglio, se doveste mai provare l’esperimento, di mettere come sottofondo musicale la famosa hit di Ornella Vanoni, quella che fa «tristezza, per favore va via…».

Segue la schiera del “blogger anonimo”, categoria che conta, per fortuna, non troppi esempi mentre quelli registrati sembrano essere tutti uguali al punto tale che si vocifera di un’unica entità evidentemente disturbata che, per dare un senso a una vita passata a leggere comunicati stampa del Mieli o dell’attuale presidenza di Arcigay, si inventa, di volta in volta, un sito diverso in cui scrivere, tuttavia, sempre le stesse cose.

La fenomenologia è talmente evidente da rasentare la noia: si cerca una non notizia, la si pompa come fosse uno scandalo, la si dà in pasto a una piazza mediatica ridotta a pochi “eletti”, per poi finire nel nulla fino all’attesa della creazione dell’ennesimo blog dal nome altisonante, dal contenuto nullo e dal valore intellettuale di un qualsiasi articolo di Libero.it.

Letture spassose, d’altronde, come qualsiasi fantasy contaminato – e in questo gli autori dei siti in questione sono dei pionieri – dal genere del cinepanettone. Per tacere, invece, sull’uso della lingua adoperata, molto spesso più vicina a quella di un verbale di un carabiniere raccomandato da un politico della Lega Nord.

L’elenco potrebbe concludersi con la categoria del “disincantato che possiede ancora tutta la Verità”. Colui, cioè, che magari ha passato il suo tempo a girare ogni associazione possibile e immaginabile, parlando male delle altre in cui è stato in precedenza per poi abbandonarle con gesti plateali e riversare, guarda caso, sul web il proprio disprezzo verso chiunque abbia deciso di essere più utile, alla società, nel suo complesso, di un attacco di emorroidi.

In quest’ultimo caso preoccupa il fatto che tali soggetti siano circondati da un pubblico di adoranti che ne seguono idee – nome con cui ribattezzano gli insulti di cui i loro beniamini sono capaci – e gesta al punto da emularle. Studi ancora sperimentali, per cui non del tutto verificati e verificabili, dimostrerebbero che tra queste schiere si troverebbe il fertile humus che porterebbe, un domani, soggetti particolarmente svantaggiati a vestire i panni delle altre categorie sopra menzionate.

Credo, a conclusione della mia analisi, che il movimento GLBT italiano abbia interesse a lottare, al suo interno, per ottenere convenzioni speciali con istituti psichiatrici e centri di igiene mentale dove poter assistere i soggetti a rischio onde evitare, un domani, di doverci ritrovare a sorridere di certi disgraziati che magari, mentre scrivono il loro ennesimo articolo tutto “odio & rancore”, ci credono pure.

A ben vedere non sarebbe degno di chi sostiene di combattere per migliorare la vita dei/lle nostri/e compagni/e di lotta. Almeno su questo, spero, saremo tutti e tutte d’accordo.

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