Oggi su Gay’s Anatomy: “Iqbal, uno di noi”

Oggi su Gay’s Anatomy ho deciso di parlare di Iqbal Masih, un ragazzo pakistano che venne venduto dai genitori per pochi dollari a una fabbrica di tappeti. Lì lo incatenarono a un telaio e venne costretto a lavorare per quattordici ore al giorno, in condizioni disumane. Fino a quando riuscì a liberarsi, a scappare. A denunciare il lavoro minorile, la schiavitù alla quale era stato costretto.

Credo di non sbagliare quando dico che la sua testimonianza è la nostra. Per diverse ragioni. Perché il nostro percorso verso la libertà è quello di chi rompe le catene del telaio al quale si è legati per tessere una vita che non ci apparteneva. E perché se vogliamo che sia riconosciuta la giustezza della nostra causa, non possiamo dimenticare altre battaglie. Fatte di umanità, prima di ogni altra cosa.

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