La legge elettorale e l’ABC dell’antidemocrazia

Ho letto dell’accordo tra Alfano, Bersani e Casini su quella che dovrebbe essere la prossima legge elettorale. Da quello che si legge, tutto lascia pensare al peggio. Vediamo perché.

Innanzi tutto, si legge sul Fatto Quotidiano, ci sarà «l’eliminazione dell’obbligo di coalizione, nel senso che diventerà facoltativo: le forze politiche che vorranno rendere chiare le alleanze lo faranno, ma non sarà obbligatorio». Suona strano dai difensori del bipolarismo, a cominciare dal segretario, o presunto tale, del PdL, che fino a ieri gridava ai pericoli di ogni inciucio.

L’obbligo di coalizione è fondamentale: io non voto il Partito Democratico per poi avere Casini o Buttiglioe nel governo. Ho bisogno di sapere con chi si vorranno alleare i partiti a cui va la mia scelta, altrimenti un voto varrebbe l’altro e potrei scegliere a casaccio, sulla scheda. Molto male, insomma.

Ancora, un altro elemento di forte preoccupazione: non ci saranno le preferenze. Solo che, allo stesso tempo, i partiti dicono che saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti. In che modo è, attualmente, un mistero. Non è ben chiaro, infatti, se ci saranno ancora le liste bloccate. E se Parisi, non certo un parlamentare dell’IdV o della Lega, sostiene che ancora una volta i partiti – o meglio, i segretari – decideranno chi mandare in parlamento, a dispetto del voto dei cittadini, le preoccupazioni aumentano.

Di recente nei giornali e in TV si parla tanto, troppo e a sproposito di “antipolitica“, nome dato alla protesta contro un sistema di potere che ha prodotto fenomeni di enorme squallore quali il berlusconismo, l’impasse del PD, i vari trasformismi parlamentari, le scelte dell’UdC di mandare in parlamento personaggi poco raccomandabili, ecc.

Per quei signori, se ti ribelli a tutto questo sei contro la politica, quando magari, invece, ne vuoi solo una più pulita, meno nauseante.

Considerando che la legge elettorale è lo strumento per cui si rende funzionante la democrazia, e considerando che Alfano, Bersani e Casini – in ordine rigorosamente alfabetico – stanno lavorando per permettere ai partiti di rimanere ancorati alle poltrone e al potere quanto più possibile, si può ammettere, senza tema di smentita, che quei tre signori e gli interessi che portano avanti rappresentano l’ABC dell’antidemocrazia.

Da Casini e i berlusconiani ce lo aspettavamo pure. Dal leader di un partito che si definisce democratico decisamente no. E invece.

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