Locali etero (e coppie che ostentano)

Lo capisci subito che è un locale per eterosessuali. Lo capisci dai maschi, in giro a branchi, col cappellino strafirmato dal quale esibire la folta chioma al Pantene, o dalla presenza, pressoché azzerata nelle serate gay, di donne con gli stivalacci bianchi.

Lo capisci dalle comitive in cui, a un certo punto della serata, i ragazzi vanno da una parte e le loro donne dall’altra, a conversare di argomenti inconciliabili, all’interno dello stesso recinto invisibile.

Te ne rendi conto dalle coppie, fatte da un uomo e una donna, che ti buttano in faccia la loro sessualità baciandosi sui divani, ai bordi del viale, accanto al bar, come se esistessero solo loro. E adesso io non ho niente contro, ma certe cose potrebbero farle a casa, senza ostentare…

Lo capisci dalle tipe sedute accanto a te, che strepitano per un niente, cominciano a gridare “pacco! pacco!” quale agghiacciante richiamo d’amore verso una non meglio precisata folla maschile, pronta, nei meandri del sentiero del giardino a raccogliere il verso delle femmine della loro specie.

Lo capisci quando le stesse cominciano a cantare la canzone del gattino Virgola e ti dici – mentre guardi Phoosky che ti domanda, in un silenzio afflitto, il perché di tutto questo – che in una serata gay non sarebbe mai successo. Mai.

Lo capisci da tutto questo che è un locale per eterosessuali. E la cosa drammatica è che fino all’anno scorso, al Circolo, era un pullulare di froci e lelle.