Obiezione di democrazia

Leggo che al Policlinico di Napoli non sarà più possibile praticare l’interruzione di gravidanza. Pare che tutti i medici siano diventati obiettori di coscienza.

Bene, non ho problemi ad accettare il fatto che un essere umano non se la senta a operare un aborto. Penso però che chi fa l’obiettore non debba poter fare il medico. Semplicemente. Per almeno tre ragioni:

1. se l’obiezione vale per un principio cattolico, dovrebbe valere per i principi di tutte le altre religioni. Per cui potremo trovarci un giorno un medico testimone di Geova che non ci farà una trasfusione, perché la sua religione glielo vieta;

2. ai tempi del servizio militare chi faceva obiezione di coscienza evitava la leva obbligatoria, ma veniva escluso da tutte le professioni in cui venivano usate le armi. Non si poteva fare il poliziotto, il carabiniere, il vigile urbano e via discorrendo. Perché questo non deve valere anche per i medici?

3. una credenza religiosa non può e non deve essere più forte, nell’esercizio di una professione, della legge e della deontologia. Le credenze religiose sono irrazionali. Insegnare a scuola, difendere delle persone di fronte a un tribunale, operare un malato e persino vendere frutta al mercato sono processi che invece devono essere guidati dall’uso dell’intelletto.

C’è il rischio che il puntiglio cattolico per la vita – che vale solo quando si vogliono obbligare le donne a non interrompere la gravidanza, ma sempre disatteso almeno dai tempi dell’inquisizione fino agli ultimi scandali di pedofilia, per non parlare delle strette di mano tra papi e dittatori – diventi destrutturante per la qualità della vita del paese e, più in generale, per la sua tenuta democratica.

Basti vedere come votano in parlamento certi signori, sempre in nome del pregiudizio religioso, propinato come libertà di fronte alla tutela della vita, in opposizione al male. Il caso Englaro fa ancora scuola.