L’otto marzo e il cognome dei maschi

A volte mi dicono che sono maschilista. Non sempre, ma alcune volte, pare, lo sono. E sicuramente sarà vero, e non certo per mia volontà. Viviamo in una società che usa il cognome dei maschi così com’è; quello delle donne, al contrario, è sempre accompagnato dall’articolo. Tanto per dirne una.

È “normale” che certi retaggi emergano, come automatismi, ma dovrebbe non esserlo.

Da un po’ di tempo ho cominciato a praticare proprio su queste pagine quell’uniformità linguistica dei cognomi che stenta a decollare altrove. Non sentirete più, per intenderci, parlare della Fornero, della Bindi o della Marcegaglia, bensì di Fornero, Bindi, Marcegaglia. E così via.

All’inizio è un po’ strano, perché l’abitudine della lingua stona un po’ con la pratica egualitaria, ma dopo ci si abitua.

In classe, ma questo lo faccio già da diversi anni, utilizzo sempre la doppia forma del maschile e del femminile: «sono presenti cinque allievi/e…», «gli studenti e le studentesse presenti…» e così via.

Evito di imprecare – in macchina, per esempio – utilizzando i classicissimi “puttana” e “bastardo”. In entrambi i casi a farci una figura non proprio buona è sempre la donna. Perché – e chiedo scusa per l’affermazione sessuofoba – o si concede a tutti, come nel primo caso, oppure fa figli senza sapere chi è il padre, nel secondo. E ad ogni modo l’uso di “stronzo/a” ha effetti egualmente catartici.

E faccio tutto questo non perché sono più bravo rispetto ad altri (e ad altre), ma perché credo che il cambiamento avviene sempre a livello verbale, prima di ogni altra cosa. Diciamo le cose che pensiamo. Ma se ci fermiamo a riflettere, su quello che dobbiamo dire, e se apriamo all’universo femminile, al rispetto e alla giusta ricollocazione della sua presenza, forse si possono abbattere non poche barriere.

Per cui mi perdonerete se ogni tanto dimenticherò di essere non dico politically correct, che fa tanto riserva indiana, ma politicamente adeguato. Non si sarà fatto apposta, per l’appunto.

Per il resto, come sempre in questo giorno, un augurio importante e bello a tutte le nostre madri, le nostre sorelle, le nostre amiche, le nostre colleghe, le nostre vicine di casa, le nostre compagne di viaggio, le nostre mogli, fidanzate e amanti, le nostre figlie, le nostre sconosciute dietro il bancone del mercato o all’ufficio postale e tutte le donne che esistono, che sono state e che verranno.

E, anche, auguri a quel lato femminile che sta dentro tutti noi.

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8 pensieri su “L’otto marzo e il cognome dei maschi

  1. a parte il fatto che io sono un cucciolo – di piranha, ma pur sempre un cucciolo – almeno “esorcismo” scrivilo bene no? #maestrinadallapennarossa

  2. Ahahah refuso.
    Ripeto il concetto allora: esorcizzatelo!

    non so se ho più paura di te quando sei buono o quando sei… te :)

  3. la mia professoressa di letteratura inglese non diceva mai ‘la’ prima dei cognomi delle scrittrici.

    il nefasto risultato fu che alcune capre che frequentavano le lezioni arrivarono all’esame convinte che Carter (Angela) fosse un uomo, per giunta vivo e vegeto.

    dura la vita per chi vorrebbe il cambiamento :)

  4. all’articolo davanti al cognome non avevo mai fatto caso.
    ci starò attento, mi sembra uno dei tantissimi ottimi spunti di riflessione da cui partire.

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