Nello stesso punto

Il colore delle nuvole, sospese tra la pioggia e il pomeriggio.
La poesia dei violini.
Quella canzone che sa di lacrime e fiamme.
E quell’altra, che racconta tutte le volte che ho abbracciato il cuscino.
Il ricordo di Te, col quale ho fatto pace. Perché di Te è il ricordo che amo, adesso.
Il pensiero di te, che ricordo non sei, perché una meteora che riga il cielo non è una cometa e men che mai una stella. Ed è inutile affidarvi desideri.
I dolci fatti in casa, da tua madre o da un’amica. E la di loro bellezza, riposta un po’ a caso, tra le mensole e i mestoli che odorano di cioccolato.
Una mail che tarda ad arrivare.
Parole che tra poco avranno tutte un significato.
La nuova disposizione dei mobili della mia stanza, con la parete di cielo azzurro.
I mandorli fioriti, perché c’è sempre una speranza.
La sciarpa, il regalo di un amico, il suo sogno fatto di cotone e seta.
La consapevolezza che dopo parole forti e gridate c’è sempre l’opportunità di un abbraccio vero. Reale. Eterno.
I capelli non ancora biondi della mia amica bellissima.
Le confidenze notturne di Anna Nim.
I vetri taglienti. La pelle di mirtillo nero, da difendere oltre modo.
Il progetto di andare al mercatino giapponese.
I progetti di fuga.
Il mio angelo custode, anch’egli con gli occhi di ghiaccio.
Il deposito delle cose da sapere. E quello delle cose da conservare.
Le parole carezzevoli. Impudenti. I pugni stretti, lungo ai fianchi.
Ogni lacrima versata.
Ogni risata da regalare al cosmo.
Il mare. Di notte, sotto le scaglie lunari.
L’abbraccio di un’amica lontana.
Le carezze di Maria.
Un bacio che, prima o poi, arriverà.

E ogni cosa, insieme, nello stesso punto. Adesso.

Oggi su Gay’s Anatomy: La morte di Dalla e la nuova pietà

«Ritornando a Dalla: la chiesa – detentrice di verità assoluta – ha preteso e ottenuto, in un attualissimo trionfo della morte, il silenzio sull’arte dell’uomo. Il compagno dell’uomo, sempre presunto (e in ciò sta l’indeterminatezza di un sentimento non detto, per cui fragile nella sua definizione), ha incarnato una moderna pietà, dove non c’è nessuna madre che sorregge il figlio, ma solo un individuo (o un individuo solo?) che non ha più niente in mano, se non il dolore. I media hanno gridato l’omosessualità mai detta, tradendo con la retorica sempre oscena la gloria che si voleva dare all’artista.»

O del perché se il silenzio su una scelta è sempre rispettabile, ricorrere alla visibilità dà forza a tutto il nostro essere.

Per non cadere, in altre parole, dentro il recinto del dover essere invisibili. O, peggio ancora, di vivere una realtà fatta di bugie.

Il resto su Gay’s Anatomy.