Piuttosto che indossare una maschera

Oggi abbiamo fatto Pirandello. Sei stato citato da una studentessa che in privato mi ha detto che a volte è più facile mettersi dietro una maschera piuttosto che accettare se stessi. Allora le ho chiesto se aveva in mente qualcuno e lei mi ha detto che aveva apprezzato la tua chiarezza e il tuo essere diretto.

Le ho chiesto, ovviamente, a cosa si riferiva e lei mi ha guardato come fossi uno scemo. E mi ha confidato: «Secondo me il prof era omossessuale e ha avuto motlo più coraggio nell’essere se stesso, piuttosto che indossare una maschera!».

Queste parole mi sono state appena affidate da un docente di una scuola in cui ho lavorato in passato: la ragazza di cui si parla si riferiva a me e al percorso fatto insieme, nella sua classe.

Mi ha fatto molto piacere sapere che il mio lavoro e la mia umanità hanno lasciato un seme, germogliato proprio in queste parole e nella confidenza del mio collega. A volte non ci rendiamo conto del potere che abbiamo tra le mani, un potere di enorme responsabilità, in grado di far volare la mente dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Aggiungo che se questo è potuto accadere è perché ho sempre lavorato nella scuola pubblica, per definizione plurale, democratica, aperta alle diversità sociali, etniche, religiose, sessuali, ecc. In scuole private e confessionali non mi sarebbe stato permesso.

A distanza di una settimana dalle parole dirette di una mia allieva, quelle a distanza di una mia ex studentessa arrivano in una giornata che ha avuto, ancora, qualche piccolo risvolto pesante. Credo fermamente nei segni. L’universo mi ha mandato un messaggio: quello di non scoraggiarmi e di non arrendermi mai. E lo ha fatto ancora le parole, acerbe ma vere, di chi ha costruito qualcosa insieme a me.

Di questo sarò sempre grato ai miei studenti e alle mie studentesse.

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10 pensieri su “Piuttosto che indossare una maschera

  1. Ed è proprio per questo motivo che devi continuare a essere un insegnante sincero e preparato, senza tanti ripensamenti. :)

  2. Se il tuo collega ha riferito le parole testuali, va lodato anche il fatto che, in netta controtendenza, la tua allieva ha usato correttamente il “piuttosto che”!
    Lodi lodi lodi!

    Comunque sono davvero toccanti queste testimonianze. E confortanti. È bello sapere che per qualcuno hai significato qualcosa. Soprattutto da chi non te lo aspetti.

  3. Questa è l’educazione, amico mio… qualcosa che “porta fuori” quello che sono i ragazzi, e contemporaneamente “porta fuori” quello che sei tu… e poi la fatica, lo scoraggiamento, i piccoli trionfi, i fallimenti… l’otto volante dei sentimenti… forza Dario, sei un grande insegnate!

    un abbraccio!

  4. no, sono solo un comunicatore e credo in quello che faccio. L’insegnamento non è la mia strada. Svolgere bene il proprio lavoro non significa essere tagliato per quel lavoro. Una cosa è essere docenti, una cosa è farlo. Io sono altro, ma faccio l’insegnante. Le cose per cui ho studiato e che mi hanno reso quello che sono, uno studioso, mi sono precluse da un sistema sociale che mi costringe a fare altro. Mi sembra doveroso fare questa distinzione.

  5. “Una cosa è essere docenti, una cosa è farlo”
    Onore a te che hai capito la differenza. Sono in pochi a comprenderla.

    “Mi sono precluse da un sistema sociale che mi costringe a fare altro”
    Quanto ti capisco, Dario! Non poter avere “l’uomo giusto al posto giusto” è uno dei fondamenti dell’attuale scenario fallimentare italiano.

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