E a Sanremo i Soliti Idioti ci fanno rimpiangere Povia

L’attuale edizione del Festival della Canzone Italiana non andrebbe ricordata solo per le prediche di Celentano e le sue invettive contro la stampa cattolica, il fatto che #coprofagia sia un trend di Twitter che fa il paio con #sanremo, la bruttezza proverbiale della quasi totalità delle canzoni (mai come quest’anno), Irene Fornaciari che fa work out sul palco dell’Ariston e dell’ormai leggendaria passera al vento di Belen Rodriguez (anche se un microtanga in realtà c’era).

C’è di peggio, anche se si stenta a crederlo: i Soliti Idioti.

Per capirne la portata comico-culturale dobbiamo ricordare, anzi tutto, quanto segue: nell’Italia non ancora deberlusconizzata la giusta dose di trivialità, allusioni sessuali, luoghi comuni cavalcati e l’uso di parole chiave quali “culo” e “cazzo”, pagano ancora e pagano bene. I due lo hanno capito e infatti sono famosi. Peccato che il loro talento finisca qui. Tutto il resto è tedio. Per chi ascolta, per chi paga il canone, per chi è gay.

Perché? Parliamo della performance sulla coppia di omosessuali presentata sul palco, ieri sera.

Tralasciamo gli aspetti legati alla comicità dell’intervento, tali da prevedere un intero ciclo di puntate di Chi l’ha visto?, magari in versione reality.
Tralasciamo pure la sequela di stereotipi spiattellati di fronte a milioni di italiani che, per l’ennesima volta, riprodurranno l’equazione gay/coglione, senza capire che su quel palco, ieri, a mancare erano proprio i gay.
Tralasciamo, infine, la sequela di “ma perché”, di “mai più” e di “porca troia”, non importa se mentali o verbalizzati, che i puri di cuore hanno lanciato verso lo schermo del televisore.

Rimane il dramma di una TV di Stato (che per altro manda quelle immagini in Eurovisione) ancora bisognosa di espedienti da bimbominkia anni ottanta per fidelizzare un pubblico di decerebrati. O, per lo meno, così mamma Rai tratta i suoi spettatori.

E siccome al peggio non c’è mai fine, dopo il bacio “gay” tra uno di loro e Morandi, quest’ultimo ha esordito con un «non ho niente contro gli omosessuali, ma preferivo Belen». Come a dire: ok i froci esistono ma ad ogni modo viva la figa.

Per fortuna, il popolo di Twitter ha reagito, dimostrando che qualche italiano che non merita il meteorite esiste.
Tra i post più interessanti:

Paola Minaccioni: Soliti Idioti. L’ultima frontiera della comicità , il futuro è nel pernacchione.

contechristino: Finché non si sradica questa concezione secondo cui amare la figa è, per non so quale legge, condizione superiore o migliore non ne usciamo.

Dabliu: State rimpiangendo Povia eh.

Se poi volete proprio la riprova che Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio (questi i nomi) hanno sostituito egregiamente la Dolce Euchessina, vi ricordo che Morandi ha detto loro “bravissimi”  – come a chiunque sul palco e la merda non c’entra, lo giuro – e pure il solito, immenso e omofobo Mario Adinolfi, quello con la stessa tensione intellettuale dell’autore di Luca era gay, lo charme di Giovanardi, e politicamente utile come Carmen Russo,ha pubblicamente apprezzato.

Questo numero in buona sostanza ci ha fatto capire il ruolo che la natura ha previsto per Svastichella, se solo il caso, a volte, non fosse così cieco o “intelligente” come un attacco della NATO in Libia. E magari i due simpaticoni di MTV – senza augurare loro nessun male, ma la presa di coscienza che mai pseudonimo d’arte al momento della scelta era pronto a dare un senso nuovo alla locuzione latina nomen/omen – si renderanno conto, un giorno, che sketch come il loro stanno alla base di tanta omofobia di cui andiamo fieri nel mondo. In prima serata, magari, sualla rete ammiraglia del servizio pubblico.

Dio non voglia, o chi per lui, che la loro “ironia” non produca altri danni, nel frattempo.

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Vietato dire di chiudere i giornali?

Due cose veloci su Celentano a Sanremo.

La prima: avrà detto delle boiate sulla sovranità popolare, ok. Non capisco, però, la rabbia, il dileggio e la veemenza di quelli che gli si sono scagliati addosso. Li trovate tutti su Twitter. Se una cosa è vera, non è che se la urlate diventa più credibile, eh! Per altro, posso garantirvi che fa più danno un Benigni che dice che prima del cristianesimo non il mondo non conosceva il concetto di pietà. Ma lì nessuno ha avuto da ridire. Poi vabbè, i più feroci sono stati i militanti del pd, e secondo me perché il cantante ha citato Di Pietro di fronte a una platea di quattordici milioni di persone e non Bersani. Invidiose…

La seconda: per me si può dire che un giornale gestito da religiosi “deve” chiudere. Per me, ad esempio, quella che passa su Avvenire o Famiglia Cristiana, infatti, non è informazione, semmai è integralismo. Se dico che per me immondizia del genere “deve” chiudere non significa che auspichi il nazismo e la deportazione di don Sciortino. Semmai spero di non leggere più certe cose.

Per Celentano devono chiudere per altre ragioni. Giusto, sbagliato? La libertà di parola gli permette di dirlo. O vale solo quando qualche prete o politico può dire che è giusto disprezzare pubblicamente i froci? (Lì non vi scandalizzate, eh?). Poi gli si può sempre rispondere: non ti piacciono quei giornali? Benissimo, non comprarli!

Spirito liberale: quella cosa che in un’Italia cresciuta tra eredi del fascismo, del comunismo e della DC stenta a decollare.

Morale: vogliamo criticare Celentano? Facciamolo partendo da basi reali e solide. Altrimenti, cari amici dall’indignazione facile, ma solo quando piace a voi, non siete poi tanto diversi. Ve lo garantisco.