Madonna al Superbowl o la fine dell’occidente

Ieri notte Twitter era impazzito. La ragione? La partecipazione di Madonna al Superbowl, ad Indianapolis.

Manco a dirlo, questi sono i “rischi” – sono ironico, eh! – dell’avere una list fatta principalmente da amici e conoscenti gay. Non mi stupisce l’amore incondizionato per l’icona di turno – seppur, a onor del vero, il turno di lady Ciccone duri da trent’anni – semmai mi ha impressionato un’isteria di massa, una sorta di ola virtuale in cui tutti i fan della cantante hanno prodotto mosse, clic, sentimenti e commenti, praticamente tutti uguali, nello stesso momento.

Dalla considerazione sui costumi, alle critiche per aver “citato” un po’ troppo – così leggo – Kylie Minogue (e diciamoci la verità, questi sì che sono problemi).

Per vedere lo spettacolo, ho letto sulla Stampa, i più fanatici sostenitori del Superbowl, ma credo anche diversi fan della cantante, hanno pagato fino a sedicimila dollari per un bliglietto… in tempo di crisi, sarete d’accordo, un vero schiaffo alla miseria. Di chiunque.

Alcune considerazioni conclusive su questo momento di fanatismo mediatico sono praticamente d’obbligo.

1. Basta vedere il video dell’evento per rendersi conto di trovarci di fronte all’ennesimo caso di “umorismo” pirandelliano. Cambiano i tempi, gli attori e il contesto, ma c’è sempre una donna incapace di arrendersi all’età e al tempo che passa e si rende ridicola di fronte a un pubblico, letterario ieri, mediatico oggi.

2. Il fatto che il pubblico non si renda conto di tale evidenza è il segno, abbastanza evidente, della fine della società occidentale.

3. In realtà Madonna ha copiato, sic et simpliciter, She-ra, la principessa del potere e sorella di He-man. E nessuno di voi se ne è accorto. Bravi!

4. Se i gay italiani medi (e mediocri) fossero così uniti per i diritti come lo sono nell’adorazione per Madonna o Lady Gaga, avremmo pure il papa maritato, a quest’ora.

E invece.