Parlare della neve

Forse il cielo promette neve. E quando questo succede, il grigiore lontano ha qualcosa di allegro.

È come se il mondo fosse più piccolo e ti abbracciasse. Come se le cose di casa divenissero un tutt’uno con la tua pelle, e il sangue, e ogni pensiero, dalla camera da letto ancora disfatta, alla cucina e all’androne, dove la buca delle lettere ha sempre fame di parole scritte da altri.

Poi pensi che sarebbe bello tornare a casa, mentre l’orizzonte si fa viola, e parlare della neve con qualcuno. Di fronte a una tazza fumante, sopra il divano, davanti la tivù, al cospetto del palazzo di fronte.

E allora, per tergiversare, indossi ancora più lana, bevi un sorso di troppo di caffè e la doccia si fa più lunga, tra una canzone e l’altra, dove ti ritrovi, nell’ennesima canzone che conosci a memoria. Forse da troppo tempo.

Oggi su Gay’s Anatomy: Milano, Gubbio e i registri delle unioni civili

Due notizie hanno catturato la mia attenzione, nell’ultima settimana.
A Milano il sindaco Giuliano Pisapia (SEL) ha recentemente istituito un fondo anticrisi anche per le coppiedi fatto, gay comprese. A Gubbio, il sindaco Diego Guerrini, del pd, procede in maniera opposta, abolendo il registro delle unioni civili istituito nel 2002.

E la scelta milanese crea qualche polemica, proprio dentro il partito democratico… il resto, puoi leggerlo su Gay’s Anatomy!

Trova l’errore… (rompicapo delle 20:51)

Stasera sono stanco, per scrivere. Allora vi propongo un gioco. Vediamo se ci riuscite…

Mi raccomando, se trovate l’errore non ditelo, semplicemente condividete – su Facebook o sul vostro blog – solo dopo aver identificato dove si trovi.

(Io stavo per impazzire, poi, dopo il quinto minuto di nervosismo, la soluzione si è palesata ai miei occhi).

P.S.: si ringrazia Andrea di QueerWay per la segnalazione

Da sposare

Oggi mi è arrivata una notizia non buona. Niente di grave. Ma quanto basta per farmi cominciare la giornata dello stesso colore del cielo. Latte. Scremato. Comprenderete da soli, la tristezza intrinseca.

E allora.

Prendo la farina. E l’acqua, il lievito e tutto il resto.
Metto la musica. Impasto, taglio gli ingredienti e via, nel forno più bello e più caldo dell’universo. E fanculo le nuvole stronze, lassù.

Il profumo delle “scacciate” invade la cucina, il corridoio, esce fuori dal balconcino interno e si riversa, come una cascata odorosa, per le scale del palazzo, fino all’androne e poi fuori. In mezzo al mondo. Dentro questa parte di mondo, intanto, c’era gente felice che mi diceva “buonissime!”.

Morale della favola? Ho imparato a cucinare una vecchia ricetta di mamma e di nonna, ho fatto felice la mia coinquilina, il mio umore è tornato a sorridere e ho pure ricevuto un regalo prezioso da un amico altrettanto importante.

Cucinare mi fa bene. Chissà, forse lo sceglierò come mestiere…

E adesso andate pure per le dodici tribù di Israele, per tutti i popoli della Terra di Mezzo e anche in tutte le disco gay di Roma e annunciate che sono da sposare.

Il gioco dei “devo esteriori”

Il fatto è che lo so.

Non è questo il mio destino. Mi adagio, per adesso, su questa manciata di giorni per trarne il massimo beneficio possibile. Anche se questo non mi rende felice. Perché – lo so – sto vivendo una vita decisa da altri.

Io non sono un “prof”.
Io non sono il bravo ragazzo con lo sguardo spaventato.
Non sono colui che abbassa gli occhi per dire sì, anche quando non è vero.
Non sono il risultato della menzogna a cui ho creduto da sempre (tu-non-meriti-amore).

Tutto questo mi è stato costruito addosso, in quel gioco crudele e sanguinoso dei “devo esteriori”.

Devo essere bravo.
Devo essere più maschile.
Devo essere più magro.
Devo essere ciò che non sono.

No.

Adesso aspetto, perché è difficile camminare con le tue gambe quando ti han sempre fatto credere che non sei bravo nemmeno a zoppicare. Figurarsi correre, via. In mezzo a ogni cosa, verso la propria direzione.

E allora aspetto quella folata di vento, folle, sano, benefico. Quell’oltre che romperà il castello di paglia che è la mia casa. E disperderà, come i coriandoli di un carnevale triste, questi giorni non miei.

E sarà di nuovo il caos. Ma sarò, in quel momento, io, davvero. Solo io. Per davvero. E se a qualcuno non piace, beh…

Il padre degli idioti

Elena Vanni mi faceva notare, nel mio gruppo Facebook, che il motto “la madre degli idioti è sempre incinta”, da me mutata in “madre delle affermazioni idiote”, è offensiva nei confronti dell’universo femminile.

Ci tengo a precisare che non è mai stata mia intenzione offendere le donne. Mi sono solo rifatto a un detto popolare e, purtroppo, nella cultura popolare la misoginia o il maschilismo, spesso in formidabile alleanza tra loro, la fanno da padroni.

Scusandomi per aver offeso, eventualmente, la sensibilità di alcuni/e, si sappia che non ho problemi a integrare, di contro, la mia affermazione precedente con “il padre degli idioti ne ingravida molte”.

Così dovrebbe esser ristabilito un equilibrio.

Auschwitz-Schettino: 2-0. A favore dell’idiozia

Leggo solo adesso dell’ennesimo colpo di genio di Alessandro Sallusti, il direttore de Il Giornale.

Tutto parte da un articolo, altrettanto idiota, da parte di tale Jan Fleischhauer, editorialista di Der Spiegel. Il signore appena citato si lascia andare in frasi poco felici, quali:

Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l’abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico?

…sebbene non sia chiaro in che misura gli italiani siano una razza.

Quel che può succedere quando per motivi politici si ignora la psicologia dei popoli, ce lo mostra la crisi della valuta

Affermazioni che, tradotte in termini più quotidiani, suonano così: è normale che qualcosa affidata ad un italiano vada alla malora, sia essa una nave o la moneta unica. Perché gli italiani, per questo signore, sono dei buoni a nulla in quanto tali. Una questione di “razza”…

L’articolo di Der Spiegel è abbastanza imbarazzante da costituire, da solo, un atto d’accusa per chi lo ha pubblicato. Ci aspettiamo scuse, da parte del quotidiano tedesco, e non in quanto italiani, ma perché esseri umani con la stessa dignità di altri popoli d’Europa.

Poi, a un certo punto, arriva Sallusti e titola:

A noi Schettino, a voi Auschwitz

proprio nel giorno in cui si ricordano gli oltre sei milioni di vittime del nazismo e del fascismo – la stessa corrente politica quest’ultima, a ben vedere, alla quale si rifanno, nell’ideologia o nella pratica, non pochi alleati del leader caro al Giornale.

Volgarità, disprezzo per la dignità dell’uomo, crassa ignoranza, sono solo alcuni degli ingredienti di questo dibattito a distanza tra Der Spiegel e Il Giornale.

Aspetto, quest’ultimo, che dovrebbe ricordare, un po’ a tutti, e soprattutto ai signori di cui sopra, che la madre di chi fa affermazioni idiote, non solo è sempre incinta come la sorella ben più famosa, ma, nella scelta del partner, non fa differenza di provenienza geografica.

Giornata della memoria, 2012

Roma non dimentica. E nemmeno la comunità GLBT. Perché è giusto. E perché molti e molte di noi morirono dentro i campi di sterminio.

Tra le varie iniziative che si svolgeranno nella capitale, vi segnalo:

Memoria e Olocausto, incontro con Grazie Di Veroli presso la sede nazionale di Arcigay, via di San Giovanni in Laterano 10, ore 18:30. A seguire proiezione di Paragraph 175.

Presente Ricordo, azione scenica per soli, coro, strumenti e voci recitanti. Regia di Gianni Licata. Da un’idea di Giuseppe Pecce. Direzione artistica Giuseppe Pecce. Chiesa Anglicana All Saints – Via del Babuino 153, Roma 27 gennaio 2011 ore 20:00. A cura del CCO Mario Mieli e del Roma Rainbow Choir.

Per onorare quei morti, che sono di tutti.
Per dare un giusto nome alla follia.
Perché quel passato sia relegato alla storia e non al futuro.

Nasce Gay’s Anatomy, il blog collettivo della comunità GLBT

Da questa settimana, ogni martedì, la pagina politica di Elfo Bruno si trasferirà sul nuovo blog del sito del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Il nome del blog è Gay’s Anatomy. Il nome è stato scelto per gioco. Parte della redazione, composta da me e da altre persone legate al mondo del web e/o dell’associazionismo GLBT, si è ritrovata a tessere le lodi della splendido medical drama americano. Nasce, così, l’ “anatomia” della gay community.

Come scritto nell’editoriale di apertura:

Gay’s Anatomy è un blog della comunità lesbica, gay, bisessuale, trangender, queer, intersessuale, proprio perché blog del Circolo Mario Mieli. Nelle sue pagine non si parlerà solo di questioni lgbtqi o solo di argomenti politici o seri, avrete davanti agli occhi ogni giorno il diario degli autori che seguendo i loro stili e gusti ci intratterranno non solo con le ultime dichiarazioni omofobe del politico di turno o con la recente hit di Lady Gaga, ma con tutto ciò che gli sembrerà utile e stimolante per cercare un confronto aperto e franco, per provocare un dibattito, un sorriso o una riflessione su quanto accade intorno a noi.

È nata, insomma, una nuova realtà, nella rete, che vuole creare aggregazione di pensiero. Sarà bello esserci. E lo stesso vale per chi vorrà leggerci, commentarci, dare nuovi stimoli, criticarci o supportarci. Far crescere il dibattito, insomma.

Per cui, buona interazione a tutte/i noi!