In fondo l’Italia è omofoba perché va in chiesa

Due notizie mi hanno accolto al risveglio. Apparentemente del tutto scollegate tra loro, eppure una stessa matrice subculturale le accomuna e le rende le due facce della stessa medaglia.

La prima sembra quasi una barzelletta: un uomo va in banca, per una normale operazione di routine. Il cassiere lo guarda e gli fa: «Lei è finocchio, non la servo». Succede nella civilissima Siena. Di quale banca si tratta ci è impedito saperlo. Il giornale non ne parla.

A questo proposito ricordo che in Italia, di fronte a certi crimini, efferati o minori, la stampa non ha problemi a pubblicare a quattro colonne nomi e cognomi e provenienza geografica di rom, extracomunitari, rumeni e via discorrendo.

La seconda: alla facoltà di Medicina di Palermo gli studenti di Infermieristica sono stati invitati a partecipare alla messa natalizia. Scrive l’UAAR, che denuncia il fatto: «…si consigliava caldamente agli studenti di partecipare, facendo presente che la messa sarebbe stata conteggiata come tirocinio».

Un vero e proprio abuso, ci fa notare ancora l’UAAR, «che discrimina in particolare gli studenti non credenti o di altra religione».

Aggiungo che con la messa e la comunione non guarisci le ferite e non curi i malati. A tal proposito, mi piacerebbe che si proponesse agli alti prelati e ai sacerdoti che impongono questo tipo di dinamiche di curarsi esclusivamente con la preghiera. Sarebbe interessante realizzare che sarebbero i primi a non aver fiducia nelle qualità taumaturgiche del loro dio.

L’Italia, tuttavia, è questa.

È l’Italia che sbatte in prima pagina il rom che (non) ha violentato la ragazzina bugiarda, ma poi protegge il nome di banche dove vengono insultati onesti cittadini.

È l’Italia in cui la chiesa pretende di avere il predominio morale sulle coscienze degli italiani, attraverso il ricatto e l’intimidazione: se non vieni a messa, niente crediti universitari.

Non mi stupirebbe sapere che l’anonimo – per ora – cassiere dell’altrettanto anonima – sempre per il momento – banca senese sia un timorato di Dio. E non mi stupirebbe venire a conoscenza del fatto che a Palermo si sia detto, eventualmente, qualcosa contro i moderni figli di Sodoma. L’omofobia, a ben vedere, ha in santa romana chiesa una delle sue madri più prestigiose. Il resto è cronaca.

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8 thoughts on “In fondo l’Italia è omofoba perché va in chiesa

  1. Inutile dire che sono completamente d’accordo con te. Staremo a vedere se la tua previsione (che di per sé è già scientifica perché falsificabile) verrà confermata.
    IMHO, il collegamento tra monoteismo abramitico (ricalcato sullo zoroastrismo) e l’omofobia è evidentissimo. Credo abbia motivi strutturali: il bene è la fertilità – ovvero la vita. Il solo sesso fertile è quindi buono. Ogni cosa estranea a questo è male perché non è fertile, non da vita. quindi niente masturbazione, contraccezione, omosessualità, orrore per l’aborto…
    In questo senso la religione monoteista è solo una conseguenza complessa della scoperta della fertilità maschile (circa 10.000 anni fa sembra infatti che i maschietti ignorassero il collegamento penetrazione, ejaculazione, gravidanza) e della sua salvaguardia culturale.

    Vabbé ma ora sto a diventà noioso :)

  2. Per altro, quella cultura abramitica aveva il pallino della procreazione per questioni squisitamente militari. La salvaguardia della vita c’entra ben poco. Semmai il problema era avere eserciti forti e numerosi per contenere quelli di Siria, Persia ed Egitto contro i regni in Palestina, ben più deboli. E quindi per uccidere quanti più nemici… (come vedi sono noioso quanto te) :P

  3. Pingback: In fondo l’Italia è omofoba perché va in chiesa

  4. Sconcertante!
    Bisogna continuare a denunciarle queste cose, con ogni mezzo disponibile…
    Non mi preoccupano i fatti che vengono segnalati all’opinione pubblica ma tutti gli altri che vengono ignorati o peggio accettati nel silenzio e nella rassegnazione.
    -_-

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