Buon 2012!!! (e fanculo i Maya)

Abbracci
i libri in metro
il mio angolo di cielo, dalla mia finestra
i gatti
tutti i tramonti
la pasta fatta da Vale
la torta di mamma
i miei anelli di acciaio
le birre artigianali
le chattate notturne con Milla
tutta la saga di Harry Potter
i fiori e le fragole in terrazza
la pizza di Mustafà
il Pino solitario
i “porca troia!”
la Maria
i profumi che sanno d’acqua piovana.

Il tuo nome è mai più
i maschi che non baciano
i lavoretti estivi
le dipendenze emotive
le scuole medie
l’Atac
gli spacciatori, sotto casa
le dita puntate contro (da chi, poi…)
e-mail notturne in cui lui ti dice che ti ama ancora (questa poi!)
chi ti dice che ti ama, subito (seeeeee!)
il mio senso di inadeguatezza
lo spread
le profumiere.

Friends
Barbarella, mia moglie
Milla e Giadina
Sapiens e il rum&coca. Rum scuro, va da sé…
Nano Mondano
le girls (ovvero, Satana e lo Gnomo Maledetto)
Ric e Koi (a Ricca’, è la cosa migliore di te!)
Andrea & Andrea (tra arrosticini e biondume)
Franco
Fili e Phoosky
SuperVale
Pato, anche se
la Splendida Wonder, seppur a distanza
Rita ed Emma
Fabio e Gian, anche in tv
Lorenza, fino all’ultimo sushi

e poi, quelli di sempre (soprattutto i catanesi)…

Luoghi (e locali)
il Pigneto
il Circolo degli Artisti
Erice
piazza Vittorio (all’Europride)
quel ramo del lago di Como
quella spiaggia sul Tirreno, con Barbara e Simone
Barcellona
Necci
Pisa
il 4:20
la terrazza di Barbarella.

Libri (in ordine sparso)
Il divoratore, di Lorenza Ghinelli
Tutta colpa di Miguel Bosè, di Sciltian Gastaldi
Verrai a trovarmi d’inverno, di Cristiana Alicata
Laico alfabeto in salsa gay piccante, di Franco Buffoni
Zamel, di Franco Buffoni
Accabadora, di Michela Murgia
Buoni genitori, di Chiara Lalli
La creazione della cultura eterosessuale, di George-Louis Tin
Le nebbie di Avalon (ancora in lettura)

…e altri, meno importanti. Qualcuno addirittura schifoso.

Colonna sonora
Vivo sospesa, di Nathalie
Battiato, sempre e tutto
Lady Gaga, ma solo le tre canzoni che ha cantato a Circo Massimo (e non ricordo manco quali)
Carmen Consoli, A finestra e poi ad libitum
This must be the place (nella versione del film)
Cristina D’Avena, Kiss me Licia ma per caso
Adele, soprattutto Let fire to the rain
La descrizione di un attimo
, anche se è vecchia (ma non sono io che mi spedisco mail notturne che non volevo nemmeno ricevere, ecco!).

La cosa più bella che mi è stata detta
Ti voglio bene… (e da più di una persona).

Buoni propositi (anche se non si fa)
dimagrire
piscina
terapia
inglese
scrivere, scrivere, scrivere
trovare un equilibrio
e pure un senso
un viaggio, magari lontano
e trombare, naturalmente.

E detto questo, come sempre,
con tutto il cuore (e un po’ d’amore)…

…e fanculo i Maya!

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Piermerdum casinorum

Considero la saga di Harry Potter una moderna epopea, degna di stare nello scaffale assieme ad altre, come i poemi omerici o il ciclo arturiano.

Questa scena è tra le mie preferite. Le statue prendono vita, per difendere Hogwarts dagli attacchi del signore oscuro. Non so se ne cogliete la simbologia profonda. L’istituzione che difende se stessa. La democrazia, che prepara al futuro e si difende con la solidità delle sue fondamenta, dei suoi principi, della pietra con cui è stata costruita.

Questo incantesimo si chiama “piertotum locomotor”. Uno dei più belli, in assoluto. La stessa professoressa McGranitt ammette di aver voluto sempre usarlo.

In Italia, invece, per difendere la democrazia dobbiamo “sperare”, al massimo, in un piermerdum casinorum.

La prima nota di grazia

La prima nota di grazia che mi ha accolto, stamane, dopo tempo che non andavo a Catania, è quella dei pupi siciliani: i paladini della saga carolingia, Rinaldo, Rolando, i mori… le chiome lunghe, i baffi all’antica e poi lo sguardo fiero, di latta e terracotta.

Ho vissuto sotto il vulcano per tredici anni. Quasi quattordici, in verità.

Subito dopo, ho visto il liotro, l’elefenate di lava con l’obelisco sul dorso. Il colore era il grigio. Cupo, terribile come un’eruzione di notte, della statua dell’animale. Quello più benevolo, ancestrale, del marmo greco. E ancora il cielo, latteo, tra nebbia e rabbia.

E poi.

I balconi del monastero, austeri e imbrociati, a dispetto del barocco che li ha forgiati.
Le chiacchiere “diaboliche” con Giovanni, al cospetto dei suoi cibi pregiati.
Gli occhi, sempre belli, del Filosofo, i suoi gatti e il suo terrazzino sopra i tetti d’argilla.

Sopra ogni cosa, il vulcano. E il cielo. Tempestoso in lontananza, ma placido. Come la gente del sud.

Oggi la mia città d’adozione mi è mancata come mai negli ultimi anni.
E oggi un po’, in mezzo al grigiore benevolo, l’ho ritrovata per com’era quando ogni cosa assumeva le sfumature dello stupore.

Senza voltarmi

Ieri era solo il vino di troppo, ma ti direi, anche adesso, quanto mi hai fatto star male.
E ancora, quanto ti vorrei nel mio letto, per l’ultima volta.
Per poi salutarti, con le parole giuste, con parole vere. Le mie almeno…
Per poi salutarti, senza voltarmi.

Mai più.

Addio a Giorgio Bocca: fu partigiano, giornalista e scrittore. E omofobo e razzista

È morto Giorgio Bocca: è stato partigiano, giornalista e scrittore.

Parlando dei tempi moderni e soprattutto dell’età berlusconiana fece notare che la tragedia del presente stava nell’esser traghettati «senza accorgercene, senza reagire, dal mondo dei miti e delle leggende, cioè della fantasia e della poesia, a quello dei consigli per gli acquisti».

Sempre riguardo ai mali dell’Italia, dichiarò: «Questa democrazia malata la dobbiamo pure a questa sinistra alla D’Alema che collabora da 15 anni con Berlusconi. Hanno capito che, se non partecipano in qualche modo alla sua greppia, non campano più».

Adesso io non so se era davvero un “grande”, come la retorica giornalistica – a cominciare da la Repubblica, che con quel D’Alema criticato da Bocca è, a volte, ammiccante – lo vuole descrivere. Giornalisticamente lo conoscevo poco. Di certo non si può negare che avesse un grande senso della sintesi.

Peccato fosse pure omofobo, come quando disse: «Pasolini è morto perché, la rigirino pure come vogliono, era di una violenza spaventosa nei confronti di questi suoi amici puttaneschi. Poi mi dava noia questo: ho un po’ di omofobia, che poi è una cosa militare».

E razzista: «la gente del Sud è orrenda. […] Una volta, a Palermo, c’era una puzza di marcio, con gente mostruosa  che usciva dalle catapecchie. Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso. Una poesia il il modo di vivere di quelle parti? Per me è il terrore, è il cancro. Sono zone urbane marce, inguaribili».

Per cui, onore a Giorgio Bocca: partigiano, giornalista e scrittore. Soprattutto di fronte allo squallido panorama dei nostri cronisti attuali, popolato da maggiordomi, stenografi e marchette.

Ma il suo essere italiano esattamente come quel Berlusconi e l’italietta da lui rappresentata… beh, questo non credo ci mancherà.

Riccardi di Sant’Egidio, ministro senza vergogna

Siccome oggi è Natale, sarò più buono.

Ho letto su Repubblica che la comunità di Sant’Egidio ha offerto a duemila poveri il tradizionale pranzo natalizio. Andrea Riccardi, suo fondatore e ministro dell’attuale governo Monti, quello che punisce i cittadini e mantiene i privilegi di chiesa e casta, dichiara: «Ci sono brutti segnali, ma l’Italia non è razzista».

Già, l’Italia non è (solo) razzista. È pure omofoba e sessista e la sua chiesa – di cui Sant’Egidio è parte integrante – se la prende con i divorziati, è impietosa con i malati terminali e invita cardinali pedofili alle feste di paese.

Come se non bastasse, il suo governo prende ai poveri per dare ai ricchi.

Certa gente, a cominciare dal neo-ministro, deve aver perso, con ogni evidenza, il senso del ridicolo e della vergogna: Riccardi pensi piuttosto a pagare l’IMU per tutte le proprietà che la sua comunità detiene a Trastevere.

E come dite? Avevo promesso di essere più buono? Lo sono stato. Altrimenti partivano pure i vaffanculo.

Appunti prenatalizi

Oggi vi affido i miei pensieri lasciati sparsi su Twitter:

Ma perché è così difficile smuovere il culo? Ho un aereo, Dio santo!

Alla fine ho preso un taxi con un altro che ha perso il treno come me… è simpatico e di compagnia come un mangiamorte.

Ovviamente il mio, per Catania, è quello in ritardo…

Ma perché l’aeroporto è sempre un brulicare di froci?

Mai compresa la ragione per cui la gente si mette in coda mezz’ora prima al gate… per di più l’aereo è pure in ritardo. Sarete idioti?

Ho mal di testa e mi viene da vomitare. Sono entrato in pieno spirito natalizio…

Tornato a casa, vedo due casse giganti, Madre mi guarda, minacciosa: “ho preso il karaoke. Stasera si canta…”. Non scherzava, sappiatelo.

E detto questo, mentre i cibi attendono di essere cucinati e il microfono di esser riscaldato, vi lascio anche i miei auguri. Che sarò cinico e disincantato, ma per Dio! (O chi per lui.)

P.S.: e comunque in aeroporto stavo quasi per rimorchiare. Sapevatelo!

Più di un pensiero, magari a forma di nuvola

Ogni tanto ripenso a Bloody Nell.

Mi ricordo quando tornavo a casa da Catania, dopo qualche settimana di assenza, per le feste soprattutto e magari pure più in carne, e lei mi diceva «sei sciupato».

Allora, nonna, facciamo così. Oggi ti dedico una piccola magia, anche se tu non ci hai mai creduto, sebbene, senza saperlo, hai sempre dato spazio ai poteri degli elfi.

Oggi ti mando in paradiso il colore del cielo di Roma, che è lo stesso di quello che si vede dalla tua finestra, dove crescevano la menta e le fresie.
Oggi ti dedico più di un pensiero, magari a forma di nuvola, così ti ci puoi nascondere dentro.
Oggi penserò a quale sapore spedirti, perché a te piaceva mangiare e preparare i cibi, e mi hai lasciato la tua arte, i tuoi accorgimenti, la sapienza nel tritare il prezzemolo e nell’essere custode dei fuochi.

E siccome so che ti piace ridere ancora, ogni tanto imprecherò contro tu sai chi, e magari anche il suo diretto superiore. Tanto lui, da dove sei, non può dirti nulla, o lo lasci senza cena. E di questi tempi, in paradiso, senza di te, hanno solo da rimetterci. (E che questo rimanga tra noi. Siamo d’accordo…)

E in tutto questo, voglio rassicurarti: non sono sciupato, anzi, devo perdere dieci chili e credo che comincerò da gennaio, anche se non sarai d’accordo, lo so. Ma volevo, appunto, rassicurarti.

Tu, se vuoi, vieni pure a riprendermi in sogno. Come hai fatto già qualche volta. Come quando mi hai abbracciato per l’ultima volta e io sapevo che eri tu, che c’eri.

Che ci sei.

In fondo l’Italia è omofoba perché va in chiesa

Due notizie mi hanno accolto al risveglio. Apparentemente del tutto scollegate tra loro, eppure una stessa matrice subculturale le accomuna e le rende le due facce della stessa medaglia.

La prima sembra quasi una barzelletta: un uomo va in banca, per una normale operazione di routine. Il cassiere lo guarda e gli fa: «Lei è finocchio, non la servo». Succede nella civilissima Siena. Di quale banca si tratta ci è impedito saperlo. Il giornale non ne parla.

A questo proposito ricordo che in Italia, di fronte a certi crimini, efferati o minori, la stampa non ha problemi a pubblicare a quattro colonne nomi e cognomi e provenienza geografica di rom, extracomunitari, rumeni e via discorrendo.

La seconda: alla facoltà di Medicina di Palermo gli studenti di Infermieristica sono stati invitati a partecipare alla messa natalizia. Scrive l’UAAR, che denuncia il fatto: «…si consigliava caldamente agli studenti di partecipare, facendo presente che la messa sarebbe stata conteggiata come tirocinio».

Un vero e proprio abuso, ci fa notare ancora l’UAAR, «che discrimina in particolare gli studenti non credenti o di altra religione».

Aggiungo che con la messa e la comunione non guarisci le ferite e non curi i malati. A tal proposito, mi piacerebbe che si proponesse agli alti prelati e ai sacerdoti che impongono questo tipo di dinamiche di curarsi esclusivamente con la preghiera. Sarebbe interessante realizzare che sarebbero i primi a non aver fiducia nelle qualità taumaturgiche del loro dio.

L’Italia, tuttavia, è questa.

È l’Italia che sbatte in prima pagina il rom che (non) ha violentato la ragazzina bugiarda, ma poi protegge il nome di banche dove vengono insultati onesti cittadini.

È l’Italia in cui la chiesa pretende di avere il predominio morale sulle coscienze degli italiani, attraverso il ricatto e l’intimidazione: se non vieni a messa, niente crediti universitari.

Non mi stupirebbe sapere che l’anonimo – per ora – cassiere dell’altrettanto anonima – sempre per il momento – banca senese sia un timorato di Dio. E non mi stupirebbe venire a conoscenza del fatto che a Palermo si sia detto, eventualmente, qualcosa contro i moderni figli di Sodoma. L’omofobia, a ben vedere, ha in santa romana chiesa una delle sue madri più prestigiose. Il resto è cronaca.

Scuola e concorsi: Profumo di imbroglio?

Il ministro dell’Istruzione Profumo ha dichiarato a Otto e mezzo che a metà del 2012 si farà l’ennesimo concorso pubblico della scuola italiana. L’ennesimo carrozzone che creerà altri disoccupati, altri precari, altre ingiustizie sociali.

Ragioniamo un attimo: se lo Stato ha la disponibilità di assumere a tempo indeterminato, infatti, non ha bisogno alcuno di indire un nuovo concorso, bensì di far scorrere le affollatissime graduatorie di docenti che aspettano di essere immessi in ruolo.

Non si capisce la ragione per cui, di fronte a un esercito di precari, si senta l’esigenza di “creare” altri insegnanti che poi andrebbero o a scavalcare quelli che già stanno negli elenchi o a seguirli, in coda. Come pensa, Profumo, di risolvere questa situazione a dir poco esplosiva?

Ancora, il ministro, cattolico e gradito al Vaticano, ha dichiarato: «la scuola italiana ha bisogno di un’iniezione di giovani».

No, signor ministro, la scuola italiana straripa di giovani insegnanti senza una prospettiva per il futuro. La scuola ha bisogno, semmai, di investimenti, di riqualificare la professione dell’insegnante, ormai svilita al rango di servitù intellettuale in mano a una società demotivata e rancorosa nei confronti della classe docente.

Ha bisogno di ristrutturare edifici scolastici obsoleti e fatiscenti, di snellire il numero di allievi per classe, di dotarsi di strutture moderne, di rendere il maestro o il professore una figura chiave dell’intera architettura sociale e non uno sfigato che tiene a bada orde di bambini e adolescenti depositati nelle aule mentre i genitori sono occupati a fare tutt’altro.

Fino a quando ci si limiterà a promettere nuovi concorsi senza intervenire a livello strutturale sui mali della scuola italiana – che sono tutti lì, da Berlinguer in poi – ogni promessa sarà solo l’ennesima proposta demagogica, inutile, dannosa e foriera di ingiustizie e di illusioni.