Sulla morte di Magri

Hanno fatto bene i nostri politici, per lo più ipocriti su ogni questione di natura etica, da Casini a Veltroni, passando per l’allegra combriccola del PdL, a mantenere un decoroso silenzio sulla scelta del suicidio assistito di Lucio Magri, il fondatore del Manifesto.

Sia chiaro: il suicidio assistito non è l’eutanasia.

L’eutanasia, nei paesi civili dove è permesso praticarla, si effettua su soggetti malati in stadio terminale e porta alla fine delle sofferenze del paziente. È il medico a somministrare i farmaci, in tal caso.
Il suicidio assistito, invece, è dare la possibilità, a chi vuole farlo, di togliersi la vita. Il medico predispone il ricovero e il reperimento dei farmaci da adoperare. Poi è il soggetto che vuole suicidarsi a fare tutto il resto.

Non so prendere una posizione su tale pratica. Sono assolutamente favorevole all’eutanasia e allo stop ad alimentazione e idratazione nei casi di morte cerebrale. Quest’altra opzione, invece, mi trova impreparato, per cui non darò un giudizio in merito.

Credo solo che di fronte alla morte di una persona, anche quando non ne condividiamo le scelte ultime, e anzi proprio per tale ragione, il silenzio e il rispetto siano le uniche risposte possibili di fronte a qualcosa più grande di tutti noi e della nostra comprensione.