Insegnanti a tremilacinquecento euro al mese

L’altra sera sentivo al tg di una scuola della periferia di Napoli. Della periferia dura, dove i ragazzi (e le loro famiglie) possono essere un pericolo, oltre che un problema. Dove i ragazzi (assieme alle loro famiglie) possono anche essere in pericolo.

La preside, intervistata, ha dichiarato che all’inizio dell’anno su un organico di più di ottanta persone, solo tre docenti avevano accettato di andare a lavorare in quell’istituto. Anche il personale ausiliario latita e la dirigente stessa è costretta a far le pulizie.

Non biasimo i colleghi che decidono di non andare a lavorare in quel posto. Io per primo non ne avrei la forza. Non si può rischiare la propria salute, l’amor proprio, la vita (in qualche caso) per poco più di mille euro al mese.

Se lo Stato – questo sì da biasimare – vuole salvare quella fetta di società deve fare in modo che i suoi salvatori siano motivati. Io stilerei una classifica di scuola ad alto rischio. E farei in questo modo: chi va lì, prende il 50% di stipendio in più e paga il 50% di tasse in meno. Al punteggio andrebbe accumulato un bonus di altri sei punti.

In questo modo i docenti sarebbero motivati. Perché si riconoscerebbe loro non solo il rischio a cui vanno incontro, ma una più adeguata considerazione sociale. Siamo l’unico paese europeo dove un professore della scuola pubblica viene visto come uno sfigato qualsiasi, mentre chi insegna ha un ruolo fondamentale: quello di formare l’Italia del futuro.

Bisogna capire, ancora, che quello del docente è un mestiere strategico. Come il medico, per intenderci. Questi ultimi salvano vite. I primi, invece, permettono che possano schiudersi.

In tal senso occorrerebbero retribuzioni migliori anche a tutti gli altri insegnanti, come si fa in Europa. Si potrebbe partire da uno stipendio base netto di 1500 euro, per arrivare, attraverso gli scatti successivi, da estendere a tutti, precari e regolari, a un minimo fisso di 3500 euro al mese.

I soldi si possono recuperare coi tagli alla casta, la riduzione delle missioni militari, l’estensione dell’ICI ai beni ecclesiastici, la patrimoniale, controlli fiscali più severi per gli evasori, la vendita dei beni sequestrati alle mafie, ecc.

La classe docente si popolerebbe di persone determinate e contente di mettersi in gioco. Una classe politica seria dovrebbe capire questo. Cosa che non è stata mai fatta da Gelmini, per risalire fino agli ultimi cinque governi.

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