Il canto del Merlo e il sussurro dello sciacallo

Francesco Merlo ci ha già abituato ad articoli e interventi che in qualsiasi altro paese civile verrebbero bollati, nella migliori delle ipotesi, come reazionari, per non dire fascisti.

Ricordo il caso di Domenico Riso, lo steward italiano morto, nell’agosto del 2008, in un incidente aereo con il compagno e il figlio.

Allora Merlo si scagliò contro Grillini e l’intera Arcigay, rei di aver accusato i media italiani del silenzio sulla relazione tra i due padri gay. Per Merlo, dietro quel j’accuse si nascondeva la strumentalizzazione politica – l’uso della tragedia per portare avanti le istanze della battaglia GLBT – e l’esibizione della sessualità.

Merlo non capì, o fece finta di non comprendere, che l’Arcigay chiedeva solo che venisse riconosciuto un sentimento, quello di due uomini che avevano provato, sicuramente tra non poche difficoltà, a creare un loro nucleo affettivo e umano, una famiglia, per usare un termine del mondo della “normalità”.

E invece paragono quella situazione al consumo del viagra e alle pratiche feticiste.

Adesso ritorna alla carica, sempre sulla pelle di persone vittime della tragedia. In un video pubblicato su Repubblica.it, Merlo mette a confronto Genova e Messina, i due alluvioni, l’ordine e la pulizia del nord civile e il degrado e l’abusivismo del sud mafioso.

Certo, i morti sono tutti uguali, ma le cause sono diverse, dice. E a guardare la cause, chissà che non abbiano ragione certe sub-culture, ci dice ancora, che disegnano un’immagine di un meridione lasciato in balia di delinquenze, dissesti sociali, inciviltà di sorta.

Il resto lo si può ascoltare sul filmato in questione.

Io mi chiedo, invece, se il giornalista di Repubblica non prenda spunto da certi fatti per veicolare – attraverso il dubbio, la domanda, l’indagine – giudizi morali specifici e pensieri politici abominevoli, cattivi, disumani e disumanizzanti.

Perché se così fosse, sarebbe grave che uno dei più importanti quotidiani italiani lasciasse spazio, tra le sue colonne e tra i suoi pixel, a chi pare non conoscere bene la differenza, tutt’altro che sottile, tra l’opinione critica, sempre legittima, e il più becero sciacallaggio. Questo sempre aberrante, come possono esserlo in egual modo l’omofobia, le mafie e il malaffare di questo nostro paese.

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Sul valore del matrimonio

da J. Campbell, Il potere del mito, Editori Associati, Milano, 2000

Ci sarebbe molto altro da aggiungere. Ogni cosa a suo tempo.