Monti premier: nasce il primo governo Bagnasco

Tre donne. In ministeri chiave, ma solo tre. Come una riserva indiana dalle tende di kashmeer.

E poi: «Il rettore dell’Università cattolica ai Beni Culturali, un docente della stessa università ai Rapporti col Parlamento, un presidente di un movimento ecclesiale alla Salute, il leader di un movimento ecclesiale alla Cooperazione, un relatore al convegno di Todi allo Sviluppo», secondo quanto si afferma nel comunicato dell’UAAR.

Vediamo il governo – che l’UAAR ribattezza come primo governo Bagnasco – alla prova, ma se ognuno è ciò che mangia, l’Italia sarà nutrita da un ceto dirigente di “tecnici” legati a doppia mandata con il potere ecclesiastico. In un momento in cui si chiederanno sacrifici a larghi settori della popolazione e della società italiana, che impegno verrà chiesto a istituti e enti religiosi? Continueranno i loro privilegi o non verranno intaccati?

Tutto lascia pensare l’esatto opposto.

Due sole considerazioni.

La prima: i miei amici e i miei lettori che dicono che in un momento siffatto non va vista la natura “politica” dei componenti del governo, sono ancora d’accordo? La carta bianca data al governo dai partiti non si è tradotta in neutralità. Questo governo è apartitico, ma allo stesso tempo fortemente politicizzato.

La seconda: è stomachevole la genuflessione dei partiti di cosiddetta sinistra. A cominciare da Franceschini che sostiene che di meglio non si poteva chiedere. Questo dimostra ancora la sudditanza culturale del partito democratico nei confronti delle gerarchie vaticane.

Ne vedremo delle belle. Col rischio che a pagare saranno i soliti noti.

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