Monti e l’insensibilità democratica dell’Italia

La ricostruzione dell’Italia dovrebbe avvenire in un contesto nuovo, nella temperie di un rinnovato umanesimo dove al centro dell’azione politica e del destino civico della nazione non ci siano interessi di categoria, ma l’essere umano nella sua complessità.

In questo quadro va da sé che il governo Monti è la negazione di questa ricostruzione e, semmai, è il prosieguo di una politica e di una visione del mondo che sono la naturale conseguenza del berlusconismo, al quale larghissimi settori della società si sono abituati da pensare, senza accorgersene, da berlusconiani inconsapevoli.

Faccio due soli esempi.

Tempo fa su Facebook scrissi che nel totoministri non c’erano nomi di donne. Mi si fece notare che vista l’emergenza si poteva fare a meno delle donne al governo. Come se stessi parlando di un accessorio, di una richiesta di settore, di un capriccio della democrazia. Come se le donne non fossero parte integrante di questa società.

Ancora.

Oggi su Facebook facevo notare che certi protagonisti politici di questo momento rappresentano la negazione di quanto possa esserci di sinistra in questo paese. Un esempio per tutti: Rosy Bindi. Perché omofoba, clericale, illiberale. Mi è stato risposto – dandomi per altro del “coglione” – che visti i tempi dobbiamo, noi gay, non avanzare nessuna pretesa e accettare il poco che semmai verrà concesso. Per la cronaca, Bindi oggi si è detta possibilista sulla presenza di Letta nel futuro esecutivo Monti.

Il soggetto non apparteneva nemmeno alla militanza del partito democratico. Questo per capire quanto gli stessi gay, oggi in Italia, si percepiscono come “errore di sistema”. E questa è la cifra politica di quello che sarà, nel medio periodo, la rivendicazione dei diritti in chiave GLBT.

Monti dovrà aggiustare la nave del berlusconismo che sta affondando con un popolo intero al suo interno. Vero è che quando la nave affonda non ha senso sapere di che partito è e come la pensa chi deve fare in modo che il peggio sia evitato.

È altrettanto vero, tuttavia, che vista la natura politica di questo governo – mai espressione di una qualsivoglia volontà popolare e quindi non democratico seppur partorito da istituzioni democratiche – impone delle rassicurazioni. Un’adeguata rappresentanza di metà della nostra popolazione non è un vezzo, è segno che il vento sta cambiando davvero.

Monti è incapace di tale sensibilità, tutta democratica, perché il suo scopo non è quello di salvare la democrazia, bensì quello di salvare la finanza del paese.

Che nemmeno ampi settori della società si rendano conto che, proprio vista l’emergenza, da un governo tecnico si debba pretendere il massimo di trasparenza democratica su più settori, è il segno che siamo un popolo che non vuole soluzioni politiche, ma eventi salvifici a qualsiasi prezzo.

Non è un caso, infine, che a minimizzare sulla presenza delle donne nelle istituzioni e sui diritti delle minoranze siano maschi, il più delle volte eterosessuali.

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