Sic transit boria mundi

Non so voi, ma a me le immagini di ieri, della caduta di Berlusconi, mi sono sembrate analoghe a quelle che abbiamo visto per le strade di Tunisi, del Cairo, di Tripoli.

Sembra che il motivo della festa non fosse quello della fine di un ciclo politico, ma della fine di una sciagura. La stessa che ha portato l’Italia a essere un paese orribile, in mano al malaffare, alla corruzione, alle collusioni con la mafia.

Berlusconi è stato tutto questo. E non mi si dica che in questi diciassette anni sono state fatte anche delle scelte politiche che andranno valutate sul medio e lungo periodo. Che un politico faccia delle scelte in tal senso è la norma.

Se un medico stupra una paziente, non conterà il fatto di aver curato altri malati in precedenza: è il suo lavoro. Ciò che non doveva fare, perché aberrante, lo qualifica in negativo. Ed è quello che ha fatto Berlusconi per tutto questo tempo: stuprare una nazione intera.

Adesso non illudiamoci. Berlusconi non è morto, è solo sconfitto. E il berlusconismo è tutto lì. Un ottimo terreno di coltura per eventuali ritorni. Per adesso possiamo dire “sic transit boria mundi”. E gridarlo come se il tiranno fosse stato messo da parte, dalla storia, dagli eventi, dall’eccezionalità della tragedia in cui viviamo.

L’episodio di ieri, per altro, doveva avvenire molto tempo fa, quando nel 1996 la sinistra ha vinto le elezioni. Da allora sono stati fatti molti errori. Il primo, tra tutti, non neutralizzare il leader di Forza Italia. Il resto è storia. La peggiore degli ultimi centocinquant’anni. Speriamo che questo tempo sia “magister vitae”. E che da adesso cominci un periodo di ricostruzione del paese a cominciare dalla sua classe politica. Forse l’impresa più ardua in assoluto.

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