Il vaso magico

La gente mi chiede perché, qui e altrove, scrivo cose tristi.
Qualcuno forse crede che stia male.
Qualcun altro penserà che mi senta ancorato a specifiche assenze.

La verità?

Scrivo parole di pietra o canto al rintocco della pioggia. Ritrovo, così, la parte lirica che l’essere adulti ha seppellito sotto troppa realtà.

Ritrovo la tenerezza verso tutti i miei sbagli. E li abbraccio, uno per uno. Mi scopro più umano e ho meno vergogna per quello che ero. Ricompongo pezzetti di me. Come un vaso magico, quei cocci messi insieme non lasciano crepe evidenti. E le ferite di guerra, per quanto incredibile, non hanno più nessun potere.

E forse vi sembrerà strano, ma risvegliarsi al mattino è di volta in volta meno faticoso.

What’s left a sweet sweet sweet embrace
and you’re a thousand miles away
your arms a sweet sweet sweet embrace
and you’re a thousand miles away…

(Elisa, A feast for me)

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