Più che outing, sputtanamento all’amatriciana

Il latte è stato versato e ci è già arrivato alle ginocchia.
La lista dei presunti politici “gay” è stata pubblicata e, oltre al fatto di non presentare novità clamorose, fa parlare di sé più per le divisioni che stanno nuovamente lacerando la comunità GLBT italiana che per improbabili dimissioni di massa da parte dei magnifici dieci.

Voglio essere chiaro su un punto: non considero aprioristicamente l’outing un’arma ignobile. È stato fatto notare più di una volta a questo governo la sua mancata credibilità, tra le altre cose, sulla legge antiprostituzione proprio per i comportamenti del presidente del consiglio e degli uomini a lui più vicini.

Chi agita l’arma della “purezza”, sempre presunta e presumibile, deve dimostrare di essere all’altezza morale delle battaglie che conduce.

Personalmente, se avessi le prove del lesbismo di una Rosy Bindi glielo farei notare esattamente nello stesso momento in cui tenterebbe di rifilarci la legge-porcata dei DiCo e amenità simili.

Non mi convincono i pruriti politically correct di chi vede questa pratica come estremo imbarbarimento della politica italiana. L’outing è uno strumento anglosassone: ricorda alle persone di avere una morale, una credibilità e una coerenza.

Essendo un’arma, perciò, va usata con ogni accortezza e in modo mirato.

Non mi piace, invece, questo sputtanamento all’amatriciana perché come tutte le riletture italiane dei modelli europei ed occidentali è approssimativo, inutile, dannoso e volgare.

È volgare perché sa di insulto, per di più anonimo.
È approssimativo perché chi grida quei nomi non ha volto (ma un ispiratore morale ben riconoscibile).
Inutile, perché contrariamente a paesi come il Regno Unito o gli USA, non porterà alle dimissioni di chicchessia.
Dannoso, infine, perché dice al popolo sovrano: questi so’ froci e ciò è male.

Chi ha lanciato quest’idea e l’ha poi lasciata alla deriva dell’anonimato sul web ha responsabilità politiche ben precise nei confronti della comunità gay italiana nella sua interezza. Per come è stata condotta la cosa e per la piega che ha preso in seguito.

Credo che le menti acclarate che ci stanno dietro questo progetto dovrebbero fare un poderoso passo indietro: quello che porta alla fine delle loro carriere politiche.

Per ridare credibilità a un movimento che non ha, al momento, un progetto univoco, ma idee molto confuse, un’elefantiasi di visibilità personale di presunti “leader” che ricordano i ben più dignitosi (almeno sotto il profilo letterario) capponi di Renzo Tramaglino.

In attesa che tutto questo avvenga, non ci rimane che guardare come tutta questa operazione si sgonfierà nel giro di pochi giorni, per lasciare spazio ai drammi del presente e al dramma della nostra inconsistenza politica come categoria sociale.