Gli sfaccendati

Benedictus dixit: «Dite no a consumismo e corruzione».

Prerogative alle quali però, da quel che mi risulta, la chiesa a cui appartiene non ha mai rinunciato.

Al di là di questo, pare che la visita di Joseph Ratzinger a Madrid mobiliterà come di consueto il suo corposo, pacifico e intollerante fan club. Come sempre accade in questi casi, in folle oceaniche come quelle previste nella capitale iberica è prevedibile la presenza del folle di turno, sospettato di voler attentare alla vita degli appartenenti alla schiera opposta.

Si registrano, ancora, scontri tra i papa boys e gli indignados. I primi pare che abbiano dimenticato il precetto cristiano del porger l’altra guancia.

Concludo ricordando che se fossimo in Italia e se io appartenessi alla cultura politica di riferimento del Vaticano, potrei includere quelle migliaia di giovani – infervorati da una fede che ammette schiaffi all’interlocutore e minacce di morte al laico che protesta – nella categoria degli sfaccendati e dei perdigiorno.

Poiché appartengo a una cultura che per sua definizione è laica e liberale, mi limiterò a definirli integralisti religiosi.

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Figli dell’aria

La costanza delle cicale.
Il canto incompreso delle gazze.
Il cielo di quarzo, in guerra tra il vento e l’afa.

Nessun uccello a volteggiare per le nuvole. Ed io che appartengo all’aria, non ho il potere di interrogare il mare sugli auspici venturi.

Vorrà dire che attenderò tempi più adeguati e il temporale che purifica. Intanto, rimetto in ordine le mie armi magiche e, cosa ancora più importante, i pensieri di questi giorni tra ferro e fuoco.

La crisi non è seria. Il governo neppure

Licenziare più facilmente i lavoratori.
Abolire le feste laiche.

Due misure ingiuste e ideologiche. Si colpiscono simboli e i tradizionali elettori della sinistra.

Questo governo, in altre parole, per fronteggiare la crisi attacca simboli e elettorato dello schieramento avversario.

Da tutto questo, per altro, si deducono due cose.

La prima, che la crisi non è poi così seria se bastano due provvedimenti così insulsi per rimettere a posto le cose.
La seconda, in alternativa, che forse non è serio questo governo.

Puzzle

È da un po’ che mi succede.

Andare in posti che conosco già.
Visitarne altri mai visti prima.
Vivere esperienze. Assaporare persone, le loro vite, il loro stesso dolore.

E in tutto questo, non sentirsi pienamente parte di qualcosa. Come se fossi il pezzo sbagliato del puzzle.

Vivere a metà. Non riconoscere più cose e luoghi che fino a poco tempo prima pensavi di possedere, per poi renderti conto, magari, che non ti sono mai appartenuti davvero.

I musulmani per bene non vanno in moschea

Giuliano Pisapia, in accordo con le comunità musulmane, farà aprire dei centri di preghiera nei vari quartieri di Milano.

Insorge la destra, dalle pagine del Giornale. Per Magdi “Cristiano” Allam, l’avvento delle moschee genererà «violenza, odio e morte».

Lo stesso signore – ex musulmano e convertitosi al cattolicesimo con tanto di fanfara mediatica (vedi foto) – parla, di contro, di musulmani per bene in opposizione a quei credenti che decidono di vivere la propria fede in un luogo di culto. Per questo individuo, quindi, un musulmano “per bene” non va in moschea.

A questo punto qualcuno abbia la bontà d’animo di ricordare a Magdi “Cristiano” Allam che se per lui fossero valse le restrizioni che la sua nuova cultura di riferimento vorrebbe ora per i suoi ex fratelli musulmani, oggi non starebbe in Italia e non scriverebbe liberamente le sue parole razziste sul Giornale.

Apartheid cattolico

‎«No, il matrimonio non è legato alla sessualità, il matrimonio si basa sul consenso, cioè sulla volontà». Sono le parole di Pietro Lombardo, canonista medievale. Ho trovato, per caso, questa dichiarazione sul profilo Facebook di Yuri Guaiana, ricercatore presso l’Università degli studi di Milano e militante dei Radicali Italiani.

Il matrimonio come atto di volontà è una conquista moderna. Prima erano molto di moda, a ben pensarci, i matrimoni di interesse o quelli combinati. Il più delle volte, queste unioni erano benedette dalla chiesa cattolica. La stessa che oggi pretende che lo Stato laico faccia discriminazioni tra i suoi cittadini, in virtù di credenze faziose e obsolete che gli stessi appartenenti al cristianesimo non seguono nella loro prassi quotidiana.

Secondo tale organizzazione, i gay non possono accedere al matrimonio civile. Perché così sarebbe scritto sulla Costituzione.

Ricordo a questa gente che l’articolo 2 della nostra Costituzione recita che lo Stato riconosce le formazioni sociali dove si svolge la personalità dell’individuo.

L’eguaglianza formale dei cittadini e delle cittadine d’Italia è, per altro, garantita dall’articolo 3 del medesimo testo, che prevede che siamo tutti uguali a prescindere da differenze legate a condizioni personali.

E ancora: «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

I gay e le lesbiche hanno, quindi, diritto di sposarsi. Andare contro questa evidenza significa limitare la libertà dell’individuo, in pieno conflitto col dettato costituzionale.

È tutto scritto nella fonte del nostro diritto, la stessa fonte che assicura libertà di credo religioso a quei cattolici che pretendono che la legge non sia uguale per tutti e che ci siano privilegiati e discriminati.

Una situazione del genere si è avuta, a ben vedere, nell’Africa e nell’America dell’apartheid.

I seguaci di Ratzinger dovrebbero, di conseguenza, scegliere da che parte stare, tra tirannide (e quindi crimine) e diritto.

Il giornale dei vescovi bugiardi

Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile, scontro».

Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne lesbiche – Paola Concia e la sua compagna – è cosa, per altro, che non stupisce affatto. Non si capisce, tuttavia, l’ipocrisia di chi scrive:

Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente francamente delude un po’.

Basterebbe farsi un giro nel centro di Roma, in zona Pantheon, per vedere che i peggiori modelli mediatici e commerciali sono cavalcati a discapito dell’immagine di almeno due papi, uno per altro vivente, commercializzati sotto forma di cartoline e magneti per elettrodomestici. Per non parlare dei calendari di sacerdoti dall’indiscutibile sex appeal.

Evidentemente il buon gusto di una coppia di donne che coronano un sogno d’amore finisce, secondo Avvenire, laddove comincia il rosso di un paio di scarpette di Prada.

Ma c’è di più. A disprezzo e stupore (il danno) si aggiunge pure la menzogna (e la beffa) quando si è costretti a leggere:

È davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?

E ancora:

Non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d’amore sancito sul piano pubblico?

Avvenire, infatti, in modo subdolo lascia intendere che l’unione di Paola Concia è lesiva della legge italiana che sancisce il matrimonio tra uomo e donna. Quando basta aver fatto le elementari per poter verificare da soli che nell’articolo 29 della nostra Costituzione non si parla del sesso dei coniugi.

Ancora, la cosiddetta “fertile progettualità” è una delle componenti del matrimonio. Essa, inoltre, può non essere prevista dall’unione matrimoniale – sono numerosissime le coppie che non possono o decidono di non avere figli – o può realizzarsi anche senza il vincolo matrimoniale. Lo Stato non disciplina quest’aspetto, riservandolo alla libera scelta dei singoli.

Il matrimonio, infatti, tutela situazioni patrimoniali e diritti dei coniugi. Solo qualora ci fossero dei figli, subentrano i diritti di questa categoria. Il matrimonio non è finalizzato alla presenza dei figli, come Avvenire vorrebbe lasciarci intendere.

E questo è doppiamente grave, a ben vedere.

Innanzi tutto perché il giornale dei vescovi, non sapendo come contenere la propria bile verso un atto di valenza pubblicistica, parla di fatto intimo, salvo poi operare una condanna pubblica su quell’atto stesso. E questo rende, appunto, quel giornale profondamente ipocrita.

In secondo luogo perché, per perorare un’omofobia giuridicamente travestita, i vescovi mentono. E loro per primi dovrebbero sapere che dire le bugie è peccato, almeno per quella religione a cui dicono di appartenere. E ciò li rende, quindi, poco credibili sul piano umano, etico e sociale.

Che ne sanno Santanché e Checco Zalone del matrimonio gay?

Ci risiamo. Ancora una volta il giornalista di turno – in questo caso del Corriere, forse invidioso che tale pratica fosse divenuta quasi esclusiva di Vanity Fair – chiede pareri sulla questione omosessuale a chi non ha titolo per parlarne.

Come nel caso di Daniela Santanché che reduce dalle difese del bunga bunga, può adesso permettersi di dirsi impressionata all’idea che Paola Concia possa essersi unita davanti alla legge con la sua compagna: «Io mi impressiono, voglio impressionarmi, accidenti! Non voglio abituarmi a certe robe…»

La domanda conseguente è semplice: qual è l’esigenza da parte di giornalisti e cronisti di conoscere il pensiero di persone inammissibili su temi che andrebbero trattati con il dovuto rispetto?
Perché chiedere alla Ferilli che ne pensa dei matrimoni gay o a Checco Zalone delle adozioni? Qual è l’utilità? Che competenza hanno queste persone su questi temi?

Per altro: questa gente viene ugualmente interpellata per il nucleare, per la crisi economica, per l’acqua pubblica? No. E se la si interpella sui matrimoni gay è solo per svilire il discorso.

Perché se di certe cose può parlarne un saltimbanco qualsiasi è perché l’argomento non è serio. Questa è la filosofia.

Adesso sapere che l’ex leader di un partito di estrema destra sia favorevole o meno a certe questioni ha lo stesso valore della contrarietà di Massimo Boldi ai referendum sul legittimo impedimento o del biasimo di Flavia Vento rispetto all’aumento dell’IVA. Il problema però è che il giornalista interpella questa gente solo sui froci.

Un modo facile e semplice, a ben vedere, per riempire una pagina di un qualsiasi giornale italiano. Non importa se intrisa di luoghi comuni, di dichiarazioni offensive e di informazioni sbagliate.

(musa: Milla Delle Ore)

A Paola e Ricarda, spose

Cara Paola, cara Ricarda (anche se tu, Ricarda, forse non ti ricordi di me),

ho sempre pensato che non è un atto formale a rendere vero l’amore. E semmai, quell’atto, ha un valore per lo più materiale. Tutto ciò che, in una parola sola, può riassumersi in “diritti”.

Dico questo perché la benedizione del vostro legame prescinde da firme e scartoffie. Ciò che rende possibile quello che siete, siete voi due. È in ciò che risiede il miracolo della vita, nonostante le parole dei signori grigi che vanno contro il vostro sogno, contro il destino che ci accomuna.

Tutto il resto, perciò, è giurisprudenza. Oppure, se vogliamo essere romantici, la ciliegina sulla torta. Nuziale, nel vostro caso.

Ma io credo pure ai simboli, che non portano il pane a tavola e non porgono le garze sulle ferite. Ma disegnano l’anima e i pensieri. E con i pensieri si cambia il mondo. Per questo penso che il vostro matrimonio non sia solo un atto legale, per quanto legittimato già nel suo essere dal sentimento che lo nutre e che lo rende imprescindibilmente giusto.

La vostra scelta diventa simbolo di una libertà che deve essere prerogativa di tutte e di tutti. La libertà di chi, gay o lesbica, vuole essere come la maggioranza delle persone. La libertà di chi, eterosessuale, sa di poter vivere in un paese più giusto. La libertà di chi decide di non sposarsi, in un novero di scelte tutte a portata di mano.

La vostra unione è sacra, perché esiste. È lecita perché prevista dalle cose del mondo. Chi non comprende questo non capisce l’amore e non conosce la vita. Mi sembra che voi, al contrario, abbiate imboccato la strada giusta.

Vi abbraccio come se foste qui, con ogni augurio di felicità per tutto ciò che già siete e che potrete ancora essere. Insieme.

I poteri del cardamomo

Voglio.

Una casa. Il mio gatto. I miei sogni, che si avverano tutti.
Ci voglio dentro tutte le persone che amo e deve esserci non dico la felicità, ma il coraggio delle proprie scelte, quello sì.
Voglio una trapunta con un patchwork come quello dei film americani e le tende accarezzate dal vento di luglio.
Voglio le spezie, la cannella e lo zenzero per la passione, il pepe rosa per fecondare i pensieri con la curiosità e il cardamomo, di cui non ricordo i poteri, ma lo scelgo per il nome.
Ci saranno le fresie. E cercherò di piantarvi l’eliotropo.
Ci saranno, anche, milioni di libri. Tutti quelli che ho letto, quelli che vorrò leggere e quelli di cui ho perso la memoria.
Avrà il profumo del pane e l’aroma del caffè mattutino.
Darà sempre conforto, perché sarà fatta di ciò che va oltre il dolore.
Sarà lontana dal male. Sarà vicina a chiunque ne sia degno.

E non importa quanto grande. Non importa quanto povera.