Il giornale dei vescovi bugiardi

Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile, scontro».

Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne lesbiche – Paola Concia e la sua compagna – è cosa, per altro, che non stupisce affatto. Non si capisce, tuttavia, l’ipocrisia di chi scrive:

Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente francamente delude un po’.

Basterebbe farsi un giro nel centro di Roma, in zona Pantheon, per vedere che i peggiori modelli mediatici e commerciali sono cavalcati a discapito dell’immagine di almeno due papi, uno per altro vivente, commercializzati sotto forma di cartoline e magneti per elettrodomestici. Per non parlare dei calendari di sacerdoti dall’indiscutibile sex appeal.

Evidentemente il buon gusto di una coppia di donne che coronano un sogno d’amore finisce, secondo Avvenire, laddove comincia il rosso di un paio di scarpette di Prada.

Ma c’è di più. A disprezzo e stupore (il danno) si aggiunge pure la menzogna (e la beffa) quando si è costretti a leggere:

È davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?

E ancora:

Non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d’amore sancito sul piano pubblico?

Avvenire, infatti, in modo subdolo lascia intendere che l’unione di Paola Concia è lesiva della legge italiana che sancisce il matrimonio tra uomo e donna. Quando basta aver fatto le elementari per poter verificare da soli che nell’articolo 29 della nostra Costituzione non si parla del sesso dei coniugi.

Ancora, la cosiddetta “fertile progettualità” è una delle componenti del matrimonio. Essa, inoltre, può non essere prevista dall’unione matrimoniale – sono numerosissime le coppie che non possono o decidono di non avere figli – o può realizzarsi anche senza il vincolo matrimoniale. Lo Stato non disciplina quest’aspetto, riservandolo alla libera scelta dei singoli.

Il matrimonio, infatti, tutela situazioni patrimoniali e diritti dei coniugi. Solo qualora ci fossero dei figli, subentrano i diritti di questa categoria. Il matrimonio non è finalizzato alla presenza dei figli, come Avvenire vorrebbe lasciarci intendere.

E questo è doppiamente grave, a ben vedere.

Innanzi tutto perché il giornale dei vescovi, non sapendo come contenere la propria bile verso un atto di valenza pubblicistica, parla di fatto intimo, salvo poi operare una condanna pubblica su quell’atto stesso. E questo rende, appunto, quel giornale profondamente ipocrita.

In secondo luogo perché, per perorare un’omofobia giuridicamente travestita, i vescovi mentono. E loro per primi dovrebbero sapere che dire le bugie è peccato, almeno per quella religione a cui dicono di appartenere. E ciò li rende, quindi, poco credibili sul piano umano, etico e sociale.