Radio 105 omofoba

L’ho saputo solo ieri, parlandone con Cri. E poi l’ho pure letto su Queer Blog, che denuncia:

Una trans si sarebbe sentita offesa perchè l’altra sera, durante la trasmissione, i presentatori avevano fatto un’incursione in un ristorante sudamericano pieno zeppo di belle ragazze. A tal punto che ‘pure gli omosessuali si sarebbero ricreduti’. Al tavolo, un uomo dal nome d’arte Eva, ‘il re dei ricchioni’ che vive prostituendosi. La cosa non è piaciuta ed ecco arrivare la querela perchè diseducativi. Il pezzo trasmesso non è stato gradito.

La donna, sempre secondo Queer Blog, avrebbe querelato la trasmissione. I conduttori dello Zoo di 105 allora diffondono la notizia, su Facebook:

Vi faccio ridere: Un trans ci ha querelato per le battute di ieri in apertura!! Dicendo che siamo diseducativi!!! Noi???? Il mondo gira al contrario cazzo…

La reazione? Commenti come questi

meglio una denuncia che un cazzo in culo,ricchioniiiiiiiiiiiii​iiiiiiiiiiiiiiiiii

Lo andiamo a prendere e lo bruciamo sto scemo di merda oooooo!!!!

Trans di merda…loro si che sono educativi…meta’ uomini e meta’ donna solo per fare soldi…merdeeeeeeeeeeeeee​eeeeeeeeee…

e altri di tono simile, se non peggiore.

È triste constatare che questo tipo di reazioni provengano da una trasmissione che voleva essere irriverente, contro corrente, fuori dagli schemi e che invece si ritrova a seguire il più becero, conformista e omofobo sentire comune.

La radio dovrebbe essere lo strumento per andare oltre le differenze, un canale che dà voce a tutti e a tutte, nel rispetto della propria umanità, del proprio modo di essere. Radio 105, per altro, è una radio con un target di giovani e giovanissimi e, anche col format di una trasmissione di rottura, rimane sempre un modello, con tutta la responsabilità che ne consegue.

Cosa hanno voluto dimostrare quelli dello Zoo di 105? Che è facile ironizzare su una categoria discriminata, alimentando confusione – si noti l’equivalenza trans/prostituta, nei commenti – e facendosi spalleggiare da un pubblico che in qualsiasi paese civile verrebbe bollato come insulso, volgare, ai limiti della civiltà?

Testimonianze come questa ci dimostrano che in Italia la strada da fare è lunga, che deve partire dal basso e che deve portare tutti, media in primis, a responsabilizzarsi al cospetto di un’utenza che va abituata al rispetto e non addestrata al dileggio.

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