Bossi omofobo? La vita lo ha già punito abbastanza

Umberto Bossi commenta lo stop alla legge contro l’omo-transfobia.

‎«Meno male che non è passata l’aggravante dell’omofobia. Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti, non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un pò disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario»

La mia piena solidarietà al senatùr.

Infatti, fossi genitore, non vorrei avere un figlio come il “trota”, bocciato diverse volte per manifesta incapacità nello studio, premiato per queste sue doti da un padre omofobo e razzista che lo ha imposto al suo elettorato, facendolo diventare consigliere regionale in barba ad ogni principio di meritocrazia, e preso per i fondelli da tutto il mondo civile com’è naturale che sia nel suo caso.

Un figlio “normale” avrebbe bisogno di genitori migliori, di un futuro umanamente più dignitoso e di un universo mentale pronto ad affrontare con serenità la visione e l’esperienza della diversità altrui.

Tremonti sarebbe gay, ma nessuno può dirlo

Caso Tremonti. Il ministro dell’economia abitava a Roma, in pieno centro storico, nell’appartamento del suo collaboratore, Milanese.

L’affitto della casa era di 8.500 euro. Tremonti pagava la metà.
I giornali parlano di affitto in nero. E da lì lo scandalo. Lui si difende: tutto regolare. Può dimostrarlo.

Non voglio parlare delle implicazioni politiche della vicenda. Chi vuole si informi come meglio crede.

Per cercare di comprenderne meglio i termini, basterà leggere uno stato Facebook e un tweet.

Il primo, dell’onorevole Paola Concia:

Caro Ministro Tremonti non le sembrerà strana la mia umana comprensione del suo travaglio personale, non per quello politico, per quello la mia comprensione è zero. Per quella mia personale umana empatia le do un modesto consiglio: legga “Alexis” di Marguerite Yourcenar, la aiuterà e chissà che non riesca a spiegarsi meglio.

Il secondo, del giornalista Daniele Nardini, di Gay.it:

Tremonti sarebbe gay e se la farebbe con Milanese. Questo è quello che i giornalisti in tutte le redazioni dicono ma non possono scrivere.

Per quel che mi riguarda, oggi andrò a comprare il romanzo della Yourcenar. Per chi non lo sapesse: è la storia di un uomo che confessa alla moglie di doverla lasciare perché omosessuale.

La mandria

Ironia della sorte.

A pochi giorni della bocciatura della legge contro l’omo-transfobia da parte della maggioranza e dell’UdC, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, giudica con parole severissime il presunto trasferimento dei ministeri al nord.

A sentire il presidente, l’atto è di per sé contro la Carta Costituzionale, perché non preceduto da una legge apposita poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. E poi, ha aggiunto, la capitale è una sola.

Tale decisione, ricordiamolo, è stata fortemente voluta dalla Lega Nord, partito estremista, razzista, omofobo e attentatore dell’unità nazionale, supportata dal PdL e non osteggiata dall’UdC con le dovute pregiudiziali di incostituzionalità, scomodate, invece, per impedire a milioni di persone GLBT di essere tutelate dalle aggressioni.

Dalle mie parti si direbbe che il bue ha detto cornuto all’asino. Mi pare evidente che di tali bovini, in parlamento, è presente una più che discreta e vergognosa mandria.

Pensieri sparsi sulla bocciatura della legge antiomofobia

La bocciatura della legge sull’omofobia e sulla transfobia non deve sorprendere nessuno. Questo parlamento è composto, dobbiamo ricordarlo, da una banda di nominati che hanno a cuore due questioni: il mantenimento dei privilegi di specifici attori sociali (da parte di UdC e Lega, in particolare) e la tutela a spada tratta delle sorti giudiziarie del premier (la ragion d’essere del PdL).

In tale contesto tutto italiano – per di più aggravato dalla tara della natura politica del governo in carica e di buona parte delle opposizioni – devono stupire, semmai, provvedimenti presi a beneficio della collettività al di là di ideologie settarie.

Ciò che è successo ai danni della comunità GLBT è oggettivamente grave. Questo parlamento non è in grado di elaborare neppure una legge per lo più simbolica, o per malafede dei nostri parlamentari, o per manifesta omofobia, o per inadeguatezza politica degli stessi nei confronti dei tempi moderni.

Per Buttiglione, Lussana, Pecorella e i rispettivi partiti di riferimento – in realtà motori e produttori di omofobia e transfobia e relative discriminazioni – a parole grave è ogni aggressione ai danni di un gay. Nei fatti nulla si fa per mandare segnali concreti al paese. E i simboli, a volte, servono anche a questo.

Eppure, anche in questa orribile vicenda, ci sono alcuni aspetti positivi che non possono essere taciuti.

In primo luogo: la discussione sulla legge ha permesso alla questione omosessuale di essere ancora presente sui giornali, nonostante la catastrofe dei DiCo che sembrava aver cancellato l’argomento dalle agende politiche dei partiti e dalle prime pagine dei giornali. Onore all’onorevole Concia per aver determinato l’attenzione sull’argomento.

In secundis: i partiti, che oggi si dicono sconcertati e sconvolti dal voto della maggioranza e dell’UdC, dovranno dimostrare coi fatti la loro apertura verso la questione omosessuale. Questa critica va rivolta, in particolar modo, al partito democratico per le ragioni che tutti sappiamo.

Ancora: si apre la questione delle alleanze. Il voto di ieri ha permesso alle sinistre, interne ed esterne ai vari partiti presenti in parlamento, di chiedere la testa di Casini e dei suoi scagnozzi. Un partito di sinistra, moderno, europeo e riformista, non può allearsi con estremisti cattolici, integralisti e palesemente omofobi. Ne vale, come dice giustamente Marino, non solo la credibilità sul piano della politica contingente ma anche su quello dell’idea di società.

Infine: quest’ennesima sconfitta dimostra che la politica delle mediazioni al ribasso è assolutamente fallimentare. Dai PaCS si è passati ai DiCo e poi al nulla. Dal reato di omofobia si è passati alle attenuanti generiche e, di nuovo, al nulla. La comunità GLBT, interna ed esterna ai partiti, deve lavorare per richiedere, in modo unitario e inequivocabile, il massimo su ogni questione. Chiedere 100 per ottenere almeno 50. È sempre qualcosa in più dello zero attuale.

A tutto questo si aggiungano due critiche.

La prima, per di più feroce, va rivolta alle associazioni di settore. Ieri, di fronte a Montecitorio, poche decine di manifestanti. Un provvedimento così importante, su cui si lavora ormai da diversi anni, avrebbe dovuto riempire la piazza. Occorreva preparazione, dedizione, spirito di sacrificio. Per il momento, non mi pare si sia andati oltre a generiche minacce di outing peraltro ancora inapplicate. La politica GLBT rifletta, e seriamente, sulla propria inconsistenza.

La seconda, amara, alla componente eterosessuale della popolazione, dei movimenti, dei partiti, della cosiddetta società civile. Tolti pochi casi, si ha l’impressione che anche da quelle file ci sia una solidarietà più sbandierata, tramite comodi comunicati, che dimostrata. Salvo poi accorgersi, possibilmente davanti una telecamera, che i gay esistono quando vengono accoltellati.

Si è capaci di fare manifestazioni interassociative per i precari, le donne offese dal premier, i diritti dei lavoratori. A queste manifestazioni il mondo gay partecipa. Sempre. Sarebbe bello che venisse restituito il favore. Fosse non altro per dare prova che si è davvero diversi da chi è culturalmente più vicino a Svastichella che a Obama.

Tutta le legge contro l’omofobia, minuto per minuto.

Post dinamico, aggiornato di minuto in minuto, sulla discussione parlamentare per la legge contro l’omofobia. Oltre alle considerazioni personali (siglate con la dicitura Eb), si registreranno le dichiarazioni dei rappresentanti politici e i diversi commenti dei vari esponenti del movimento GLBT italiano.

***

Ore 17,51 (Nichi Vendola, SEL, su Facebook): questione morale è anche chiudere la porta in faccia ai diritti delle persone gay, questione morale è anche legittimare le violenze frutto dell’omofobia, questione morale è anche minimizzare i comportamenti intolleranti e razzisti. Ancora una volta questo Parlamento si mostra incapace di capire ciò che accade nella società e si chiude nel proprio cuore di tenebra.

Ore 17,45 (Paolo Patanè, Arcigay, su Facebook): la Camera dei Deputati approva la pregiudiziale di costituzionalità alla legge contro l’omofobia. Come dire che gli omofobi sono costituzionali e le vittime sono incostituzionali. L’Italia non merita questo abominio di classe dirigente. Avete distrutto la coscienza libera e democratica di questo Paese….BUFFONI!

Ore 17,40 (Debora Serracchiani, PD, su Facebook): il centrodestra oggi ha detto ‘no’ per la seconda volta alla legge contro l’omofobia. Alla Camera sono state approvate le pregiudiziali di costituzionalità al testo del Pd presentate da Pdl, Lega e Udc, e l’iter del testo è stato bloccato. Questo era il momento per dimostrare che la volontà di prevenire aggressioni e discriminazioni non ha colore politico, e invece…

Ore 17,40 (Ignazio Marino, PD, su Facebook): io sono in Senato per votare no al rifinanziamento delle missioni, ma volevo esprimere un pensiero sul ddl contro l’omofobia: con questo voto la maggioranza di destra ha dimostrato da che parte sta. Si è chiaramente schierata con tutti coloro che, anche negli ultimi mesi, si sono resi responsabili di vessazioni, aggressioni e minacce contro gli omosessuali.

Ore 17,15 (Andrea Contieri, su Twitter): è scesa fra noi in lacrime Anna Paola Concia.

Ore 17,11 (Ivan Scalfarotto, PD, su Twitter): Vergogna. Vergogna. Vergogna.

Ore 17,09 (Andrea Contieri, su Twitter): Dopo il silenzio attorno alle radio in piazza è esplosa la rabbia “VERGOGNA” e “BUFFONI”. Agedo: “Sulla pelle dei nostri figli..dovete andarvene via con gli elicotteri”

Ore 16,59 (Eb): la Camera approva le pregiudiziali di incostituzionalità (293 voti favorevoli contro 250 contrari), la legge contro l’omofobia è respinta. Anna Paola Concia denuncia la connivenza del parlamento con le violenze omofobe, ma viene interrotta dal presidente Fini.

Ore 16,57 (Eb): la Camera sta votando sulle pregiudiziali di incostituzionalità.

Ore 16,54 (Eb): Dario Franceschini (PD) ricorda le aggressioni, accresciute negli ultimi anni, a cominciare da quella subita dall’onorevole Paola Concia, che ringrazia per la dedizione per il suo lavoro. Richiama i parlamentari al rispetto delle norme europee ratificate dalla Camera con il Trattato di Lisbona. Franceschini chiede di respingere le pregiudiziali e a migliorare il testo di legge.

Ore 16,47 (Eb): Flavia Perina (FLI) denuncia l’ipocrisia della maggioranza parlamentare, a parole contro l’omofobia ma non con i fatti. L’opposizione alla legge contro l’omofobia, per la Perina, è ormai una battaglia culturale da destra estrema.

Ore 16,44 (Gay.it, da Twitter): parlamentari che rappresentano solo se stessi voteranno contro una legge che riguarda milioni di italiani.

Ore 16,36 (Eb): Bisicchio (Api) dichiara la contrarietà del suo gruppo alle pregiudiziali presentate dalla maggioranza e dall’UdC.

Ore 16,32 (Eb): per Donadi (IdV) le pregiudiziali sono prive di rilievo giuridico e figlie del pregiudizio contro omosessuali e transessuali. Per Donadi, inoltre, il parlamento italiano non è esente da omofobia. L’Italia dei Valori voterà contro le pregiudiziali e a favore della legge.

Ore 16,30 (Eb): Pecorella (PdL), sostiene la contrarietà del suo partito alla legge contro l’omofobia poiché ci sono altre forme di discriminazione non meno gravi, contro anziani, disabili, avversari politici, su cui non si legifera. Si invoca, inoltre, il diritto alla privacy: l’aggravante, infatti, imporrebbe l’obbligatorietà dell’azione penale e la condizione sessuale diventerebbe oggetto di un accertamento pubblico e giudiziario. Pecorella insiste inoltre sull’indeterminatezza del concetto di “orientamento sessuale”.

Ore 16,24 (Eb): Buttiglione mette in dubbio l’efficacia della legge e rivendica una maggiore accettazione sociale dell’omosessualità. Occorre prima però valutare la reale portata dei reati di omofobia e, semmai, intervenire con un’azione ad hoc. Per Buttiglione la legge andrebbe contro l’articolo 3 della Costituzione, perché aggredire un omosessuale diverrebbe più grave che aggredire un eterosessuale. Una legge siffatta, per altro, porterebbe a fatti di disintegrazione sociale, come avviene in USA.

Ore 16,14 (Eb): presiede adesso Gianfranco Fini, che ricorda il militare caduto in Afghanistan. Dopo il minuto di silenzio, prende la parola Rocco Buttiglione (UdC).

Ore 16,04 (Eb): è cominciato il dibattito. Presiede Rocco Buttiglione, parla l’onorevole Lussana (Lega Nord) che ribadisce le riserve del suo partito a causa delle pregiudiziali di incostituzionalità della legge.

Ore 16,03 (Andrea Contieri): il voto inizierà per le 16:30. Se le pregiudiziali verranno approvate al solito non si farà neanche la discussione

Ore 15,59 (Andrea Contieri, su Twitter, in diretta da Montecitorio): siamo meno della settimana scorsa, sempre gli stessi. A volte mi chiedo davvero che senso abbia venire qui ad essere umiliati.

Ore 15,33 (Eb): sto aspettando la discussione di Montecitorio, sul sito della Camera. Per adesso questa legge, guarda caso al ribasso, è l’unica cosa che si può chiedere da parte delle opposizioni. Voglio però vedere quando e semmai le opposizioni diventeranno maggioranza, cosa saranno in grado di fare sul piano della concretezza politica. Va da sé che se anche questa mediazione dovesse fallire è la prova provata che la politica dei passi indietro e delle leggi irrisolutiveserve solo a far perdere tempo e a collezionare pesanti sconfitte, politiche e culturali.

Ore 14,46 (Cristiana Alicata, dal suo profilo Facebook): anche pensando a ciò che è accaduto in Norvegia speriamo tutti che l’Italia faccia un passo di coraggio contro il fondamentalismo cattolico e approvi la legge contro l’omofobia. Oggi dovrebbe essere il giorno. Speriamo non della vergogna. Speriamo di essere, stasera, il Paese di Anna Paola Concia e non di Borghezio.

L’errore di sistema (i fatti di Oslo e la politica italiana)

Voglio tornare ancora sul caso Breivik. Non tanto per indagarne le ragioni specifiche o per sottolineare la mostruosità dell’atto. I nostri giornali ci allieteranno con foto crudeli, dichiarazioni infami e articoli dedicati per qualche giorno ancora. Poi la fine dell’estate e la scarsa fantasia delle agenzie di stampa ci regaleranno lunghe prime pagine sul clima, non più quello di un tempo.

Ma non voglio tergiversare. Leggendo le maggiori testate italiane, i blog e i commenti sulle bacheche dei social network, è singolare vedere come tutti identifichino due aspetti tra loro speculari, che però nessuno focalizza fino in fondo.

Da una parte, infatti, si parla di radicalismo xenofobo e di integralismo religioso. Chiunque, con l’unica eccezione di Borghezio e di qualche altro leghista, è pronto a giurare sul razzismo e sul fanatismo religioso del “terrorista” norvegese.

D’altra parte, però, ora per ingenuità, ora per interesse specifico, non si mettono in relazione questi due mali moderni con quello che è un errore di sistema. In altre parole: Breivik è un folle esaltato per ciò che ha fatto, ma non è un caso isolato a livello ideologico, cioè per ciò che crede. Moltissima gente, in Europa (e in Italia) la pensa esattamente come lui.

In tutto il mondo occidentale questi istinti hanno trovato un’elaborazione politica specifica. Non è un caso che in Europa le destre estreme, in alcuni casi divenute di governo (Italia, Austria, Olanda), abbiano abbandonato la mitologia tradizionale di svastiche, fiamme e fasci littori per reinventarsi una sub-cultura iper-identitaria: si è bianchi, ricchi e cristiani, il resto è visto come nemico.

Crocifisso, denaro e pelle bianca: la nuovissima trinità. Se manca anche uno solo di questi ingredienti scatta l’allarme.

In Italia tali istanze sono state recepite in due modi apparentemente opposti, ma di fatto contigui: l’antagonismo dei movimenti autonomisti, da una parte, e il radicalismo confessionale travestito da moderatismo parlamentare, dall’altra. A fasi alterne e/o combinate. I protagonisti politici di questo pensiero vedono nella salvaguardia della “tradizione occidentale” la salvezza dalla disgregazione di nuovi modelli invasori, religiosi e sociali.

Il linguaggio di partiti nostrani come la Lega Nord e l’Unione di Centro è assai uniforme. Si reagisce alla sfida della modernità con la chiusura. Il nuovo, che sicuramente va affrontato, assimilato (almeno culturalmente) e regolato (giuridicamente), viene accusato di potere e volontà di dissoluzione di ciò che rimane di un’identità che prima aveva un nemico, ora ha bisogno di trovarne un altro per tenersi in piedi.

Un’identità in negativo che, almeno nel caso italiano, ha bisogno del sangue degli immigrati rispediti in Libia e abbandonati nel deserto, delle coltellate ai gay che si baciano per strada e del bisogno di identificarli con i nuovi mostri moderni (frequente è il paragone con la pedofilia ) in un processo di disumanizzazione continua. Lo stesso che altrove, mutatis mutandis, crea altri mostri (Breivik, appunto) e annientamento di altre umanità.

Credo sia nostro dovere sconfiggere questa sub-cultura con la creazione di un’identità nuova, un nuovo concetto di essere italiani, basato sulla condivisione delle responsabilità e l’apertura critica a ciò che non si conosce ma che è presente nella vita quotidiana. Strada lunga e in salita. Ma d’altronde la democrazia è difficile. Di contro la strada verso l’abisso, certi nostri politici ce lo dimostrano ogni giorno, è per sua natura rivolta verso il basso.

Coerenza vaticana

Benedetto XVI, sui fatti di Oslo: «abbandonare le vie dell’odio».

Concordo con sua santità.
Potrebbe dare il buon esempio chiedendo scusa per la sua omofobia. Prima che magari qualcuno, cristiano e integralista, lo prenda troppo sul serio…

(per vedere il video, per chi ha tutta ‘sta voglia, clicchi qui)

Precarietà (e precariato)

Cambiare casa ogni sei mesi.
Cambiare lavoro ogni sei mesi (quando va bene).
Cambiare città dopo trentacinque anni.
Sono cose che poi ti fanno perdere il senso e vivi per il mezzo, non più per il fine.

Tutto questo ti fa perdere contatto con la realtà. E, paradossalmente, per eccesso di realtà.

(musa ispiratrice: Marzio)

Goodbye Amy

 

C’è chi parla della maledizione dei ventisette  (a quell’età sono morti Jim Morrison, Kurt Cobain e altri, suicidi o per droga).
C’è già chi fa sciacallaggio mediatico.
C’è chi comprerà tutti i suoi dischi.

Per quello che mi riguarda, ascoltavo questa canzone in un periodo importante della mia vita. Con profonda tenerezza, per una solitudine spenta, questo è il mio piccolo omaggio a Amy Winehouse.

Identikit dell’attentatore di Oslo. Praticamente un leghista

Da Repubblica on line:

“Single, cristiano, conservatore e anti-islamico” è questo il profilo che tracciava di se stesso Anders Behring Breivik, il 32enne arrestato dalla polizia norvegese e sospettato del doppio attacco che ieri, sull’isola di Utoya e a Oslo, ha causato 91 morti.

La visione di una società chiusa in se stessa, che vede il nemico nello straniero, di “razza” e religione diversa.
Il riconoscere nell’islam il nemico specifico.
Considerare la rovina per il paese (o una parte di esso) chi auspica e opera politiche di integrazione.

Dettami che richiamano il programma politico della Lega Nord in Italia, a ben vedere.

Ovviamente non voglio affermare (né lo penso) che il militante leghista medio sia capace di stragi simili. La differenza tra Anders Behring Breivik e un “padano” qualsiasi sta esattamente in ciò che distingue la tragedia dalla farsa. Ma a ben vedere, quando entrambe si fanno politica – nella versione dell’estremismo e dell’integralismo, di matrice eversiva o di governo – a farne le spese sono le vite degli altri. In un modo o nell’altro.

I recenti fatti di Oslo, in buona sostanza, dimostrano che una visione di società di uguali basata sul mito della “razza” e della “religio” è un modello già bocciato dalla storia. Il perpetuarsi di tali ideali porta agli eccessi che ci fanno (o dovrebbero farci) inorridire, si chiamino essi attentati o respingimenti.

L’idea di una società basata su valori squisitamente cristiani e di specificità etnica – il modello di partiti quali anche l’UdC, in una certa misura, oltre che la Lega, in Italia – se portata alle estreme conseguenze porta al disastro.

Questa storia ci insegna che l’estremismo, di matrice etnico e/o religiosa, non conduce alla felicità e al rispetto della vita umana, alla sua autodeterminazione, alla sua realizzazione. Ancora una volta la cultura di morte che certo integralismo addita alle società laiche – come quella norvegese – va ascritta, invece, a una visione confessionale della società.

Sulla sua pagina Twitter, lo scorso 17 luglio, Breivik ha postato una citazione del filosofo inglese, John Stuart Mill: “Una persona con un credo ha altrettanta forza di 100.000 persone che non hanno interessi”. Se i sospetti della polizia verranno confermati, il “credo” di Breivik ha lasciato dietro di sè, per ora, 91 corpi senza vita.

Non ho altro da aggiungere.