Non son solo GAGAnzonette

La notizia è stata data ufficialmente lunedì: Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, presenzierà sul palco dell’Europride di Roma, a chiusura del corteo che da piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini, si snoderà per le vie del centro cittadino, fino ad arrivare al Circo Massimo. L’evento, vera e propria panacea mediatica per una festa dell’orgoglio ingiustamente trascurata dai media nazionali, ha già scatenato prevedibili entusiasmi da parte dei fan dell’artista italo-americana e non poche critiche nei settori più politicizzati (ma anche più gratuitamente polemici) della comunità gay italiana.

Le perplessità sono in parte comprensibili. Dovrebbe essere l’evento in sé a captare l’interesse di giornali e televisioni e, conseguentemente, del mondo politico. Il movimento LGBT, in parole povere, dovrebbe essere autosufficiente e non aver bisogno di sirene dall’ammaliante canto per catturare le masse e convertirle a favore della questione omosessuale.

Purtroppo il nostro movimento si contraddistingue per il poco peso politico reale, per le divisioni interne laceranti e, in più di un’occasione, per una scarsa intraprendenza che ha portato ai risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

La presenza della cantante va vista, tutto sommato, come un bene per una serie di ragioni.

Innanzi tutto: Lady Gaga verrà a titolo gratuito e parlerà da militante. Sono per altro famose le sue prese di posizione a favore della gay community americana a favore della piena estensione dei diritti per le persone GLBT. Questo è un punto a favore, nell’economia politica dell’Europride, piaccia o meno.

In secondo luogo: è vero che molta gente – si prevedono cifre bibliche al corteo di sabato e c’è chi parla addirittura di due milioni di persone – sarà attratta dalla presenza di una diva tra le più appetibili sul mercato discografico mondiale e vera e propria icona gay planetaria. Il Circo Massimo, in altre parole, corre il rischio di essere invaso da migliaia di fan che nulla hanno a che fare con la causa del Pride europeo. Ma vero è pure che quella gente sarà messa di fronte a problematiche che, magari, fino a quel momento non hanno fatto breccia nei cuori delle masse sia per incapacità politiche del nostro movimento, sia per questioni sociali di più ampio respiro. C’è la possibilità concreta, in altre parole, che Lady Germanotta riuscirà proprio dove hanno fallito circoli e associazioni. Può dar fastidio, ma se il fine ultimo è dare una scossa all’opinione pubblica, ben venga anche questo tipo di sensibilizzazione.

Terzo: i media parleranno non solo della performance della cantante americana, ma anche del contesto che prevede la sua presenza. Un pride che rischiava di occupare cronache periferiche nei TG e nei giornali di tutto il paese, avrà un’attenzione altrimenti non prevedibile, non scontata. In una parola soltanto: insperata.

Starà, poi, al movimento GLBT italiano capitalizzare questo bagno di popolarità, attirare persone fino a quel momento poco propense ad appoggiare la lotta per l’uguaglianza civile di gay, lesbiche e transessuali, e fare in modo che il consenso che ne scaturirà diventi politico.

Lady Gaga – o meglio: la sua popolarità – è un mezzo per arrivare nelle case degli italiani e dire: vedete? Milioni di persone sono andate ad un corteo e una star internazionale ha detto, dentro quel corteo, che tutti dobbiamo essere sempre meno discriminati, sempre più uguali. E non perché gay, ma perché esseri umani. Perché persone.

Le critiche dovrebbero venire dopo, solo se questo non avverrà. E, soprattutto, dovrebbero investire anche l’impegno che ognuno di noi vorrà metterci per fare in modo, in maniera concreta, che un domani il Pride sia davvero solo una festa che celebri diritti conquistati e non, come si teme, solo il palco in cui far esibire la pop-star di turno.

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dal mio articolo su Gay.TV

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