Amministrative 2011: un nuovo spazio per le unioni gay

Il dato che emerge da città come Napoli e Milano non è solo la sconfitta di un berlusconismo che è entrato ufficialmente nella sua fase finale.

Il fatto nuovo, minoritario ma importante, è la smentita di un mantra agitato come un incubo dalla destra e affrontato con timidezza dalla sinistra: di unioni civili e di diritti per i gay, durante la campagna elettorale, è meglio non parlarne.

Perché se guardiamo indietro – alle promesse elettorali di Pisapia che si è espresso a favore del registro delle unioni civili, e alle dichiarazioni di metà maggio di de Magistris, che si è detto favorevole al matrimonio gay in pieno ballottaggio – vediamo come certi temi non sono un ostacolo alla vittoria dei rappresentanti (vincenti) della sinistra italiana (che vince).

E se dovessimo rifarci ai ragionamenti semplicistici di rappresentanti di spicco della sub-cultura omofoba italiana – due nomi per tutti: Daniela Santanché e Carlo Giovanardi – la conseguenza sarebbe più che ovvia. Di fronte al pericolo, il popolo sovrano ha votato. E ha votato quei programmi, quelle dichiarazioni.

Seguendo la logica di questi due giganti del pensiero filoclericale e reazionario la gente vuole ormai la piena uguaglianza giuridica per gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

Va da sé, ovviamente, che la politica è cosa più complessa dell’isteria e del prurito antiomosessuale di questi tristi figuri e che bisogna lavorare, a partire dalle associazioni di settore fino ad arrivare ai militanti più illuminati di SEL, PD e IdV, per la costruzione di una cultura di governo di respiro nazionale che miri a rompere quel muro di gomma sul quale sono sempre rimbalzate le richieste della comunità gay italiana: legge contro l’omofobia, regolarizzazione delle famiglie omoparentali, unioni civili.

La strada è lunga e in salita. Non possiamo aspettarci che un Bersani, che il suo pigmalione D’Alema (già in combutta con l’UdC per creare l’alternativa alla destra), che lo stesso Vendola si convertano alla causa del matrimonio allargato. Ma da oggi un segnale diverso c’è: i candidati che si dimostrano gay-friendly vincono e vincono senza paura di chiamare le cose col loro nome.

Per cui perora ci godiamo la vittoria di queste amministrative. Da domani occorre lavorare a un progetto concreto affinché la comunità GLBT italiana, tutta, si responsabilizzi e pretenda dai partiti – attraverso un lavoro di costruzione di cultura politica e di condivisione di responsabilità – un’attenzione degna di questo nome e la soluzione a problemi la cui urgenza è più che evidente.

(pubblicato su www.gay.tv)

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3 thoughts on “Amministrative 2011: un nuovo spazio per le unioni gay

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  2. Indubbiamente queste elezioni rappresentano una smentita netta del mantra secondo cui dei diritti dei gay in campagna elettorale sarebbe meglio non parlare, o quantomeno sarebbe meglio non parlarne in modo egualitario.

    Nelle città più importanti e popolose in cui si è votato -Milano e Napoli- i leader di centrosinistra si sono presentati al giudizio degli elettori come dalla parte della piena uguaglianza tra etero e omosessuali… ribadendo il concetto persino in discorsi che con le politiche comunali c’entravano ben poco (vedi quando De Magistris a due o tre giorni dal voto s’è messo a parlare ancora di adozioni gay)… e presentando Programmi Elettorali contenenti la promessa ben precisa e messa nero su bianco di istituire, una volta eletti, il Registro Comunale delle Coppie di Fatto; nel Programma Elettorale di Pisapia -sottoscritto anche dal PD cittadino-, vi sono addirittura espressioni come “famiglie plurali” e si promette persino “parità” tra sposati e conviventi registrati. Gli elettori di Milano e Napoli li hanno votati con percentuali altissime, preferendoli di gran lunga ai candidati dello schieramento opposto… candidati dello schieramento opposto che, assieme ai loro leader nazionali, della contrarietà al Registro Comunale delle Coppie di fatto e all’uguaglianza etero-gay in generale avevano fatto una delle loro principali bandiere. Nel caso di De Magistris c’è stato addirittura un trionfo di preferenze.

    Come prima cosa… comunque… prima di proseguire con queste riflessioni… io direi che dobbiamo stare attenti a che Pisapia e De Magistris mantengano le promesse che hanno fatto in materia di riconoscimento e tutela delle nostre unioni. Si istituisca subito un valido Registro Comunale delle Coppie di Fatto, a Milano così come a Napoli.

  3. Questo pomeriggio leggo il comunicato di ArciGay.
    Si intitola “Amministrative. Vincono i candidati favorevoli a matrimonio gay e unioni civili”; in esso si legge che “la questione omosessuale, è stata centrale nei programmi e nelle campagne elettorali dei candidati vincenti … gli italiani hanno totalmente ignorato coloro che agitavano lo spettro dell’omosessualità come uno spauracchio degno di repulsione e hanno preferito chi si è avvicinato senza ambiguità alle battaglie lgbt”.
    Considerazioni sacrosante. Del tutto identiche a quelle che stiamo facendo noi qui. Ma allora… sempre premesso che, a mio avviso, dobbiamo in primo luogo fare attenzione a che Pisapia e De Magistris istituiscano il registro delle unioni civili (come hanno entrambi promesso nero su bianco nel loro programma elettorale)… c’è però anche da chiedersi che cosa aspettino esponenti come Ignazio Marino e Nichi Vendola a prendere posizione per il nostro diritto di unirci in matrimonio civile e per le adozioni omosex.
    Per mesi e mesi c’è stato detto che l’unica cosa che li tratteneva dal farlo era il timore di perdere consensi, di soccombere di fronte alla propaganda avversaria basata sulla paura del gay… ora che questo timore è stato sfatato, smentito dai fatti…
    IGNAZIO MARINO che aspetta a prendere posizione a favore??
    NICHI VENDOLA che aspetta a prendere posizione a favore??

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