Come voterei se fossi di…

Napoli, per Luigi De Magistris. Perché si è battuto per un’Italia più pulita ed ha cercato di mettere ordine proprio laddove era più difficile: dentro casa propria.

Milano, ovviamente per Giuliano Pisapia e basterebbe una sola ragione: non è la Moratti.

Bologna, non conosco i candidati. Per esclusione, e vista la melma che dilaga dall’altra parte, non potrei fare altro che votare il candidato di centro-sinistra. Con una preferenza per SEL, va da sé.

Torino: semplice, non andrei a votare. Ha detto bene Travaglio quando ha scritto:

…non vedo discontinuità tra centro destra e centro sinistra, al di là del fatto che questa volta il centro destra ha trovato uno di 37 anni che parla come uno di 90 e dall’altra parte ne abbiamo uno di 60 e rotti che dopo aver trascorso tutta la vita in Parlamento adesso ha scambiato il Comune di Torino per una casa di riposo per politici a fine carriera.

A ben vedere a Torino si confrontano due destre quasi del tutto identiche. Entrambe non disturbano il grande manovratore della politica locale – leggi: FIAT – che però sta ben pensando di trasferire baracca e burattini a Dedroit. E sul caso Marchionne, per altro, Chiamparino si è schierato con i poteri forti osannando colui che, col ricatto e l’ignavia dei colletti bianchi, ha imposto un contratto ai limiti dello schiavismo (un operaio FIAT non può andare a far pipì nel suo turno di lavoro). A succedere a questo campione di socialdemocrazia in salsa vetero-prussiana è Piero Fassino. Cinque Stelle è capitanata da un omofobo. Un po’ come piddì e PdL a ben vedere. E siccome io non posso votare una persona che non ha nemmeno il coraggio di pronunciare la parola “gay” – e Fassino è tra questi – sceglierei il non voto.

Trieste, leggiucchiando il programma del candidato sindaco del piddì, c’è una buona parola per tutti, fuorché per le persone GLBT e per i loro diritti. Mi turerei il naso e voterei centro-sinistra, ma anche qui accordando il voto a un partito più credibile su questi temi.

Cagliari, per Massimo Zedda. Tra tutti gli altri, sembra il candidato più fresco, innovativo, meno compromesso con certe logiche di potere. Non ha paura di parlare, già nel programma, di registro delle unioni civili. Diciamo che il ragazzo promette bene.