Bambini arcobaleno

Ecco come crescono i bimbi e le bimbe delle famiglie gay…

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Tempi moderni

Mi chiedo ormai da troppo tempo se la solitudine non sia un male preferibile al dolore della delusione.

E dalle suggestioni che raccolgo in giro, mi rendo conto che questo è il segno dei tempi moderni.

Il resto del cielo

A volte i demoni ritornano e bussano alla tua stanza, di notte, senza alcun invito. Quando questo succede, anche i tuoi poteri magici non bastano, perché un demone nasce proprio dall’insufficienza. E l’unico modo che hai di cacciarlo è quello di essere migliore di quello che sei. Più forte, se necessario.

Gli elfi hanno il potere di dissipare le tenebre. Per questa mia natura, un po’ doppia, umana e con le orecchie a punta allo stesso tempo, mi prendo cura degli altri. Mi viene spontaneo, come il fluire dei secoli. Nonostante tutto, anche questo a volte non basta.

Ed è assurdo non riuscire ad essere se stessi, nell’unico modo possibile, perché una forza più grande, alla quale aneli e ti pietrifica allo stesso tempo come lo sguardo delle Gorgoni, ti rende invisibile.

Ma è così che funziona nell’universo. Le stelle si eclissano al cospetto di una luce più grande. Ciò che è vicino brilla di più e il resto del cielo, di giorno, ha un solo colore.

Eppure, a volte, l’unica cosa da fare è quella di fare sparire il mondo intero, afferrare il dolore che vedi – e che sai di non poter abbracciare – e di lasciarlo dormire tra le tue gambe, nell’attesa che la paura finisca e il dolore vada in esilio.

Per rivelare, forse, un giorno, che per questa volta non sarà così. In questo caso nessuno abbandonerà nessun altro.

Perché è questo che può renderci immortali. Basterebbe solo vederlo. O essere in grado di mettere i demoni alla porta e brillare di più.

Il fiume nel vaso

In effetti i presagi erano tutti lì, davanti ai miei occhi.
Il sole orizzontale, le madri con le biciclette, assieme ai figli, e l’indolenza della sera, al finire del giorno. Ogni cosa suggeriva qualcosa di più duraturo di un abbraccio: l’andare mano nella mano della malinconia con la gioia.
Perché è questo che dà sapore alle cose, quell’abbraccio di mandarino e di cioccolata che non sappiamo di aver dentro.

Il problema, semmai, è quando vogliamo allargare l’orizzonte degli eventi, quando il sole e le madri non bastano più e c’è un anelito che va oltre la sera, e percorre le galassie alla ricerca di nuovi mondi possibili o, forse più semplicemente, improbabili.

Stasera ho detto che non è colpa del fiume se il vaso non è capace di contenerlo. Ma la volontà del fiume di essere raccolto per intero dentro il vaso è del tutto giustificabile?

È così che ci facciamo del male? Quando non seguiamo la nostra natura fluviale e l’aspirazione agli oceani, di sale o di stelle, per volere l’abbraccio dell’argilla forgiata da vasai che non attingono nulla della nostra acqua?

Top ten

Non molto lontano da qui (C. Consoli), quando pensi di aver bisogno di non abituarti al dolore.

My skin (N. Merchant), con tutto quello di cui c’è bisogno, dal buio alla dolcezza.

Il solito sesso (M. Gazzè), che a ben vedere chiunque vorrebbe ricevere in dono la fiamma del vulcano, fuggire dall’abisso profondo e avere tutte le piogge in mano.

America (G. Nannini), perché si sa, la masturbazione è far sesso con qualcuno che stimi davvero.

Caffè nero bollente, (F. Mannoia), perché anch’io ammazzo il tempo così e un giorno me ne andrò via da qui, da questa casa galera che mi fa prigioniera.

Zeta reticoli (Meganoidi), sai quando ti viene quella voglia di rivalsa…

Kick ass (Mika), per un po’ di energia, che non guasta mai.

Time after time (C. Lauper, ma nella versione di E. Cassidy), perché è esattamente come le promesse che ci hanno regalato. Può passare il tempo, rimangono comunque nello stesso posto.

La canzone dell’amore perduto (F. Battiato), perché è successo a tutti di perdere qualcosa che dava un senso a questo vagare del nostro pianeta per l’universo.

Where does the good go (Tegan and Sara), perché certe giornate sono proprio come il ritornello: comincia piano e poi va alla grande.

Stand Up! – Don’t Stand for Homophobic Bullying

Eccovi uno splendido video irlandese contro l’omofobia, che promuove l’amicizia tra ragazzi e ragazze come antidoto contro il bullismo omofobo nelle scuole.

Due cose risaltano agli occhi.

Innanzi tutto, gli omofobi ci fanno la figura di ciò che sono: reietti.

In secondo luogo, qui i gay si vedono e manifestano il loro affetto. Niente a che vedere con quella porcheria concepita dall’inettitudine di Mara Carfagna e dai suoi consiglieri. Perché per essere efficace, uno spot contro l’omofobia deve far vedere chi può essere nel mirino di violenze e discriminazioni.

E detto ciò, buona visione.

Senza alcuna fantasia

Tra medio evo e rinascimento la chiesa contrastò la poesia cortese prima, e amorosa poi, attraverso la pratica della contraffazione. Si prendevano canti popolari, anche a contenuto licenzioso, si manteneva intatta la musica ma in luogo di amori volgari e popolani si celebrava Maria. L’amore diveniva una sublimazione della madre e sposa di Dio, unica forma di “passione” che era lecita per il credente.

Dico questo perché mi è giunta voce che dovrebbe tenersi a Roma una mostra su Galileo, curata da non so bene quale organo religioso, per dimostrare l’esistenza di Dio attraverso la sua opera.

Ancora un caso di contraffazione. Un vecchio trucco vecchio, una sorta di plagio ideologico, riproposto ai nostri giorni. Il che denota un’assoluta mancanza di fantasia. I credenti, in altre parole, affidano le loro anime a gente priva di qualsivoglia immaginazione.

Chissà se diranno pure che volevano farlo secco solo perché diceva la verità.

Report

Il week end che scivola via.
I vestiti sempre più stretti.
Le risate di Nano Mondano, contagiose come sempre.
Hello Kitty in calore.
Laura e Phoosky, con cui mi diverto tanto.
Milla, che mi cita in interessanti discorsi tra donne.
E Giada, bella come sempre.
Il Pompiere e Gian e la loro tenerezza. Su di me.
Il sole.
E la nausea, attutita solo un po’.
Il sesso.
Sesso, appunto.
Il bucato profumato.
Vale, nella sua isola abitata dagli uccelli della memoria e i gatti che mi guardano speranzosi.
La presentazione del libro di Franco, le mie parole e ogni emozione di cui ero capace.
Andrea che si prende gioco di me… (e gli voglio bene anche per questo).
Un pensiero su Vinz, ormai senza alcun dolore.
Andrea, l’altro Andrea, andato via e giunto a destinazione.
E uno sguardo che non dovevo incrociare.

E allora ascolto canzoni che chiudono un cerchio lungo di anni.

Perché la musica mi fa sempre compagnia quando la solitudine ritorna a sproposito e quando tutti i miei sensi in allarme mi sussurrano di andare a dormire e di lasciarmi travolgere da una quotidianità ogni giorno più estranea. Ma tant’è.