La fabbrica della speranza

Comiso è una città modellata nella pietra. Delle sue tante chiese, una è sconsacrata e adesso, nei suoi locali, vi sono uffici comunali. Delle altre, una era gestita da un prete socialista, l’altra da un fascista. I due partiti che per anni si sono contesi il potere, sono stati il PCI e l’MSI, nella prima repubblica. I loro eredi, nel presente. Il suo aeroporto, intitolato a Pio La Torre dall’amministrazione di sinistra, in memoria dell’antimafia, è stato ribattezzato in onore di quel generale Magliocco che nelle colonie trucidava la popolazione indigena. Cultura di destra in un paesino dalle solide radici rosse.

Alle ultime elezioni il Partito democratico ha candidato come capolista la moglie di Fassino, l’attuale candidato alla poltrona di sindaco di Torino. Gli abitanti del luogo non ricordano la signora Serafini. Non è mai stata “al paese”. Una città che la legge elettorale voluta dalla Lega Nord ha defraudato del diritto di rappresentanza. Chi viene eletto, evidentemente, non è migliore della legge che lo ha nominato.

In questa città Partito democratico e Sinistra dialogano. Fratelli separati “alla crescita”, ex DS ed ex PCI sparsi qua e là dalla storia e riuniti sotto il simbolo di SEL, hanno dato il via alla Fabbrica di Nichi. Un esperimento di democrazia che ha del miracoloso.

Biagio Guastella, ventidue anni, iscritto al Pd e in politica da quando era adolescente e mai su una poltrona, ha messo a disposizione la casa dei nonni per creare un luogo di aggregazione. Una casa per tutta la sinistra. La Fabbrica comisana, infatti, non raccoglie solo i militanti del Pd e i vendoliani, ma anche la rete degli studenti medi. Sulle pareti, il simbolo del Che. I ragazzi, età media diciassette anni, mi fanno notare che è tutto merito del loro lavoro. Pareti imbiancate, parquet sul pavimento, arredamento. “Non puoi capire cosa abbiamo trovato entrando qui dentro, ma adesso…” mi dicono, con orgoglio e con gli occhi abitati dal ricordo della fatica. Ho subito pensato a chi dipinge i ragazzi di sinistra, anche quella “radicale”, come vandali incapaci di gestire il concetto stesso di decoro.

La Fabbrica è una realtà che funziona, i giovani (tra ragazzi e ragazze) la frequentano per incontrarsi, discutere di politica, passare il loro tempo libero, organizzare iniziative. A breve, istalleranno le postazioni per il web. La politica che incontra il territorio, in nome del progresso. In una parola soltanto: sinistra.

La Fabbrica funziona talmente bene che alcuni dirigenti locali del partito hanno storto il naso e si è persino ventilata l’ipotesi di espulsione di chi, dentro questa realtà, aggrega non attorno a un simbolo di partito, ma in nome di un ideale. Ma la politica, per fortuna, nei cuori della gente che ho incontrato ieri è una cosa un attimo più seria.

E ieri, infatti, sono stato a Comiso per parlare, nell’ambito dell’incontro Domani sposi, di diritti civili, di Legge 40, di adozioni e omogenitorialità, di coppie di fatto e matrimonio, di fine vita. Temi non facili, anche dentro i compagni e le compagne di sinistra. Temi recepiti, discussi, pur con qualche perplessità, ma nella volontà più pura di sapere, di informarsi, di cambiare idea, se necessario.

I ragazzi, di qualsiasi età, anche quelli coi capelli bianchi, erano lì, hanno partecipato, hanno toccato punti del discorso addirittura anticipando la scaletta del mio discorso. Si è parlato di cosa vuol dire sinistra, di come la sinistra di oggi, per essere forza del domani e del presente, deve sposare tutti i nuovi diritti. Per rendere la società più bella e più giusta. Per preservare anche i diritti di ieri.

A riprova che l’Italia (quella vera, moderna ed europea) è migliore di quella che vota Berlusconi e, soprattutto, quell’Italia migliore è giovane e pulita. Anche quella di provincia.

Tornando a casa, dalla città fatta di pietra dove scorre lo spirito sanguigno e vivace dei suoi ragazzi e delle sue ragazze, ho sorriso in direzione della notte. Perché il sole sorga, infatti, non c’è che d’aspettare. Per fare in modo che sia un buon giorno, dobbiamo metterci di impegno e lavorare. A Comiso, a mio parere, siamo a buon punto.

3 thoughts on “La fabbrica della speranza

  1. Solo per complimentarmi della tua performance Dario, nella forma come nei contenuti! “Fiero” (e non “orgoglioso” troppo fascidoizzante XD) di esserti amico! Grazie. Con gente come te si può sperare che la società migliore in potenza si realizzi in atto! Gente come te è il catalizzatore indispensabile!

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