Caro Benigni, ieri ne hai dette un paio, di boiate…

No, caro Roberto, proprio non ci siamo. Adesso io capisco che il tuo intervento di ieri è stato un inno all’amore e al bello per il nostro paese e credimi: ho molto apprezzato la visione del fatto che siamo noi ad appartenere a quelle opere “italiane” che tutto il mondo va a vedere al Louvre o nei musei degli altri paesi e non viceversa. È veramente suggestiva questa immagine di filiazione dalla bellezza e non di possesso di essa.

Però, Roberto, se dobbiamo dire le cose diciamole bene.

Perché fare di un condottiero romano un italiano ante litteram – come tu hai fatto con Scipione l’Africano – è come sostenere che Attila era sovietico o che Toro Seduto fosse statunitense.

E dire che la Divina Commedia non poteva essere scritta in dialetto è assolutamente falso, perché Dante usò il volgare della sua epoca e, fino a Pietro Bembo e alle sue Prose, il volgare era il nome che si dava ai dialetti d’Italia.

E credo che tali errori siano il frutto di una grande semplificazione, di un po’ di fretta. Ma è importante ricondurre la storia alla verità. Dire il vero rafforza la nostra identità, non la sminuisce di certo.

Rivendicare l’italianità della nostra cultura vuol dire conferirle una dignità filologico-scientifica ed è questo l’unico modo di preservarla nella sua più assoluta dignità. Ammettere la storia che c’è stata in Italia senza forzature ideologiche può solo aggiungere forza alla nostra identità.

Far confusione, invece, può essere pericoloso.

È quello che fanno i leghisti, quando parlano di radici celtiche, o la destra, quando mette sullo stesso piano repubblichini e Resistenza. E sappiamo tutti e due, caro Roberto, che questo non va affatto bene.

12 thoughts on “Caro Benigni, ieri ne hai dette un paio, di boiate…

  1. sono molto d’accordo, ho fatto gli stessi identici commenti vedendolo ieri sera, il che mi inquieta un po’, ti dirò ;-)

    detto questo, vai a dire a un ungherese che Attila non era ungherese e poi senti cosa ti risponde… ma attento che mena le mani…

  2. Cosa ti inquieta? Esser d’accordo con me? :)

    P.S.: su Attila ho fatto volutamente una forzatura… solo che io lo vedevo più “russo” visto che la maggior parte del suo impero si trovava nelle zone dell’ex URSS. In effetti il centro del suo impero era in Pannonia…

  3. Pingback: Caro Benigni, ieri ne hai dette un paio, di boiate…

  4. ed aggiungo che anche l’esaltazione dell’esercito romano e dell’ideologia imperialistica dell’antica Roma che ha fatto scuola per tutti gli altri imperialismi (fascismo, nazismo, imperialismo americano tanto per ricordarne qualcuno), il dire se Scipione non avesse vinto a Zama oggi saremmo fenicio-punici (come se tale civiltà fosse inferiore a quella latina, la Sicilia ha nel suo passato fenicio-punico un pezzo importante della sua storia e della sua cultura) la visione di un Risorgimento come esclusiva epopea di grandi ideali e di liberazione (trascurando le feroci repressioni delle rivolte contadine e popolari che proprio alcuni protagonisti della storia risorgimentale approvarono e sostennero) mi hanno lasciato un po’ perplesso.

  5. Dario,
    ailòviu ;-)

    Mi sento meglio a sapere che non sono stata l’unica a storcere il naso. Ha messo le mani nel pane mio, e sentir parlare così dei dialetti mi ha fatto arrizzicare le carni come si dice dalle mie parti ;-)
    Però io lo perdono, A bbenigni: erano anni che aspettavo che qualcuno insegnasse alla vagonata di individui che bevono tutto ciò che dice la TV che l’inno recita STRINGIAMCI A COORTE (e che cos’è una coorte) e non stringiamoci a corte che fa molto emanuele-filiberto-diolofulmini. Ora posso smetterla di fare la maestrina quando ci sono le partite dell’Italia e sento qualcuno cantarlo come farebbe Trapattoni….sì Trapattoni lo stesso che ha convinto tante caprette che il detto è “non dire GATTO se non ce l’hai nel sacco” :-D

  6. Già infatti i romani si sono estinti, e noi italiani siamo solamente il frutto della mescolanza barbarica, ma per favore elfobruno. Il grosso degli italiani è composta ora come allora dagli italici di Scipione, con apporti esterni certi, gli italici non erano un singolo popolo, ma divennero nazione grazie a Roma e alla romanizzazione, operazione che peraltro è stata fatta anche in provincia, con esiti diversi, ma è giusto rivendicare la nostra eredità romana così come quella rinascimentali, e se permetti la prima è anche più gloriosa visto che per una volta nella storia patria siamo stati noi a soggiogare gli altri e nessuno osava mettere piede in Italia. Ricorda i cimbri e i teutoni annientati da Gaio Mario, c’erano romani delle colonie sparse in tutta Italia, ma anche tanti socii, alleati, tutti italici.

  7. che bello essere fieri del sangue versato da altri a causa dei nostri antenati, questo sì che mi riempie d’orgoglio…

    vedo che il concetto di “patria culturale”, che è l’unico che possiamo vantare, vista la nostra storia, ha bisogno di morte e distruzione per essere totalmente accettato.

    A me questo tipo di ragionamento non piace.

    Tralascio i discorsi sulla discendenza italiana, perché mi sembrano inutili.

  8. Sembra che la risposta ad un borborigmo della “pancia” sia un borborigmo del “cuore” e intanto continuiamo a soffrire di meteorismo culturale! Hai fatto bene a prendere la matita rossa. ;-)

  9. Anche io (e il mio babbo) abbiam notato lo svarione sul volgare della Commedia. Quanto alla vittoria nelle guerre puniche, ammetto un po’ di patriottismo: sono praticamente le uniche guerre vinte per davvero da un popolo italico, sono contento che abbiano vinto i latini e non i fenico-punici. Dopotutto, tifo Lazio, no? ;-)

    Detto ciò, amo Benigni per quella citazione di Umberto Bossi e di suo figlio Renzo. E poi è stato un gran bel mettere in prosa l’inno di Mameli, così bistrattato.

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