Ratzinger accusato di crimini contro l’umanità

Un po’ come Gheddafi, a ben vedere. Certo, l’attuale papa non bombarda con l’aviazione il suo popolo. Ma la sua predicazione, secondo Gert-Joachim Hetzel e Christian Sailer, i due avvocati tedeschi che hanno depositato la causa contro di lui presso la Corte Penale Internazionale (ICC) dell’Aia, non ha effetti meno letali.

Le accuse sono gravissime:

1. La conservazione e la leadership mondiale di un regime totalitario di coercizione, che sottomette i suoi membri con minacce terribili e pericolose per la salute;

2. l’adesione a una proibizione mortale dell’uso del preservativo, anche quando esiste il pericolo di infezione HIV-AIDS, e

3. lo stabilimento e il mantenimento di un sistema internazionale di insabbiamento di crimini sessuali commessi dai preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta e favorisce sempre nuovi crimini.

In altre parole, attraverso l’azione del Vaticano si favorisce la propagazione del virus dell’HIV, si coprono i preti pedofili e si fanno pressioni al di là del legale perché questo stato di cose risulti immutato.

Vedremo come procederà il tentativo dei due avvocati di portare il vescovo di Roma davanti al tribunale internazionale.

Non sorprende, in tutta questa storia, il fatto che i media italiani non ne abbiano fatto il minimo cenno.

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P.S.: il blog di Orientalia è la fonte dove poter trovare la notizia, con tanto di documentazione originale. Ancora una volta il web si dimostra strumento di democrazia e di libera circolazione delle idee.

Sanno solo odiare le famiglie gay!

La cosa più squallida delle dichiarazioni di oggi di Berlusconi sulle adozioni ai single e sull’equiparazione delle famiglie gay non sta tanto nel loro opportunismo.

Lo squallore vero è che a quel gruppetto di cattolici integralisti a cui si è rivolto e a cui niente interessa della famiglia – parola, per loro, vuota da gridare come in un coro da stadio – è bastato potersi riconoscere contro un nemico comune.

Certi cattolici, nel nostro paese, non hanno realmente a cuore la famiglia: gli basta odiare le famiglie gay e lesbiche, per sentirsi in pace con la coscienza. Questo ci distingue da un cattolico di destra che vota PdL: noi partiamo da un progetto d’amore, loro dall’odio.

Nell’Italia delle leggi ad personam, inoltre, ce ne vorrebbe una soltanto: quella di impedire a Berlusconi di parlare di “famiglia”. Nella sua bocca si trasforma in un insulto, per chiunque. Anche per quegli imbecilli che oggi, senza rendersene conto, lo applaudivano e che domani lo voteranno ancora.

Mi fate pena e orrore.

Educatori sentimentali

La verità è che siamo figli di due generazioni che hanno solo combinato casino.

Quando i nostri nonni erano fidanzati non potevano stare da soli, nella stessa stanza, se non in compagnia di un esercito di sorelle, di zie zitelle, di sguardi minacciosi e senz’appetito alcuno.
I nostri genitori, invece, sono i figli della rivoluzione sessuale e hanno sperimentato una libertà che poi ha fatto compromessi con un’idea di famiglia che era quella da cui provenivano.

Nessuno di loro, tra la repressione del sesso e la sua liberazione successiva, ha elaborato un’educazione sentimentale e per questo, io credo, ne è conseguita la follia dei nostri tempi. Per questo abbiamo paura di esprimere i nostri pensieri, di chiedere un numero di telefono, per questo, troppo spesso, riduciamo tutto al contenuto di un preservativo usato. Quando va bene.

E tutta questa verità, di cui oggi, dopo la piscina e prima di pranzo, discutevo con la mia coinquilina, mi serve per dire che ho incontrato, per l’ennesima volta, il mio vicino sexy e affascinante senza aver avuto nemmeno il coraggio di reggere il suo sguardo.

Che vita di merda.

Caro Benigni, ieri ne hai dette un paio, di boiate…

No, caro Roberto, proprio non ci siamo. Adesso io capisco che il tuo intervento di ieri è stato un inno all’amore e al bello per il nostro paese e credimi: ho molto apprezzato la visione del fatto che siamo noi ad appartenere a quelle opere “italiane” che tutto il mondo va a vedere al Louvre o nei musei degli altri paesi e non viceversa. È veramente suggestiva questa immagine di filiazione dalla bellezza e non di possesso di essa.

Però, Roberto, se dobbiamo dire le cose diciamole bene.

Perché fare di un condottiero romano un italiano ante litteram – come tu hai fatto con Scipione l’Africano – è come sostenere che Attila era sovietico o che Toro Seduto fosse statunitense.

E dire che la Divina Commedia non poteva essere scritta in dialetto è assolutamente falso, perché Dante usò il volgare della sua epoca e, fino a Pietro Bembo e alle sue Prose, il volgare era il nome che si dava ai dialetti d’Italia.

E credo che tali errori siano il frutto di una grande semplificazione, di un po’ di fretta. Ma è importante ricondurre la storia alla verità. Dire il vero rafforza la nostra identità, non la sminuisce di certo.

Rivendicare l’italianità della nostra cultura vuol dire conferirle una dignità filologico-scientifica ed è questo l’unico modo di preservarla nella sua più assoluta dignità. Ammettere la storia che c’è stata in Italia senza forzature ideologiche può solo aggiungere forza alla nostra identità.

Far confusione, invece, può essere pericoloso.

È quello che fanno i leghisti, quando parlano di radici celtiche, o la destra, quando mette sullo stesso piano repubblichini e Resistenza. E sappiamo tutti e due, caro Roberto, che questo non va affatto bene.

Rosy Bindi come Berlusconi: inadatta a governare!

Le parti sottolineate, delle sue dichiarazioni, spiegano il perché:

Il disegno di legge del governo, i cosiddetti Dico è ispirato ai principi dei vescovi [...] è a tutela delle persone e non delle coppie [...] i Dico non prevedono alcuna equiparazione tra famiglia e coppie di fatto né etero né omosessuali.

La famiglia è tra un uomo e una donna e quindi il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. Non sarei mai favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali: non si possono creare in laboratorio dei disadattati. È meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che cresca con due uomini, o due donne.

Io so che la conferenza nazionale di Firenze avrà un problema negli inviti perché io non ho invitato le associazioni degli omosessuali e lo dico con molta tranquillità. Faccio questa scelta come segno di chiarezza. Le persone destinatarie dei Dico non sono legittimate a partecipare. Io questa sfida la prendo, ma dico agli organizzatori del Family day: non fate confusione andando a manifestare in nome della famiglia contro qualcosa che con la famiglia non ha niente a che vedere.

Ne consegue che:

1. come Berlusconi, è al servizio di pretaglie ipocrite, quindi di interessi particolari, e non del paese.

2. entrambi dimostrano di avere una fissa per il sesso. Il primo per satiriasi, lei invece è fobica.

3. Berlusconi fa le battute sui gay, lei si limita a disprezzarli e a discriminarli.

In tre parole: inadatta a governare! E qualcuno lo dica a Vendola, per carità di Dio, o chi per lui.

Lo stipendio della Minetti. Non sarà un po’ troppo?

Riprendendo il discorso di Italo Bocchino a Ballarò.

La Minetti prenderà, in cinque anni, ottocentomila euro. Se quello che si dice su di lei fosse vero, ne conseguirebbe che viene pagata con i soldi di tutti – cittadini e cittadine anche precari, disoccupati, cassintegrati, ecc. – per far la procacciatrice di escort.

Mi chiedo.

Ma ottocentomila euro in cinque anni non è un po’ troppo? Se ne prendesse solo duecentomila? Sarebbero quarantamila euro l’anno che, anche a Milano, sono uno stipendio non proprio da fame.

Con i restanti seicentomila euro si potrebbero pagare insegnanti precari, persone che non hanno più il lavoro, operai in difficoltà, ricercatori…

Certo, non con il solo stipendio della Minetti. Ma se ci mettiamo parlamentari, consiglieri e amministratori locali di ogni livello e grado, ministri e sottosegretari e tutto il resto, forse la fetta di risparmio sarebbe maggiore. E i soldi da investire sui lavoratori e sulle future generazioni sarebbero molti di più.

Se poi in tutto questo i funzionari dello Stato percepissero il loro stipendio per fare il loro lavoro e non le PR di questo o quel premier, sarebbe un’ottima cosa. Per tutti/e noi, per il concetto di onestà e per la dignità nella sua accezione più elementare.

Sondaggi: divisi si vince

I numeri parlano chiaro. Va da sé che se Fini, Casini, Bersani, Vendola e Di Pietro si presentassero uniti vincerebbero con oltre il 50% dei voti. Ma questa sarebbe solo aritmetica e facciamo attenzione: in una coalizione siffatta tutti scalcerebbero per ritagliarsi una fetta di visibilità o per rimarcare la propria identità. Sarebbe una riedizione, elefantiaca, dell’Unione, con scenari successivi ben più cupi.

Per fortuna pare che FLI non abbia nessuna intenzione di correre con il pd. Se anche Bersani lo capisce, siamo a un passo avanti dell’evoluzione del sistema politico.

Bersani dovrebbe capire anche un’altra cosa: dopo la manifestazione di domenica Berlusconi è più debole. E i sondaggi non sono meno impietosi.

Si vince da soli, a quanto pare, anche senza il grande centro. Tre segretari di partito dovrebbero riuscire a stilare un programma chiaro, sul quale andare d’accordo. Se poi si mettessero d’accordo sul candidato premier – a questo punto andrebbe bene pure Bersani, ma Vendola sarebbe meglio, non fosse altro per questioni mediatiche – la coalizione risulterebbe più appetibile. Gli analisti fanno notare che, al momento, la sinistra prende più punti della destra anche senza un leader che la rappresenti. Con un candidato unico si potrebbe solo crescere.

Un piccolo però: i cattolici. In una coalizione siffatta c’è il rischio che siano proprio loro a dare maggiori problemi pretendendo dal loro partito e dagli alleati un’obbedienza a un centrismo che dovrebbe essere una delle componenti della coalizione e non il faro dell’azione politica. Vediamo se, come penso, il cattolicesimo parlamentare si qualificherà come freno della modernizzazione civile e politica del paese.

Dulcis in fundo: dai dati emerge che, contrariamente al mantra che si è sentito dire nei mesi passati, il pd per vincere ha bisogno dei suoi alleati che sono più forti, assieme, della Lega. E non viceversa.

Piaccia o meno, il partito democratico per tornare a governare ha bisogno della sinistra. Gli orfanelli di Veltroni e il fan club di Massimo D’Alema dovrebbero essere ammaestrati a riguardo.

Valentine’s Day

Che strano.

Non ho mai festeggiato San Valentino. Nemmeno da fidanzato. E la critica al becero consumismo che uccide ogni spontaneità del presente non c’entra nemmeno più di tanto.

Un mio amico, un nuovo amico, mi invita a cena. Capelli bianchi e una casa in pieno centro. E il vinello, quello buono, delle sue parti. Siamo, entrambi, uomini d’altri tempi. Di tempi diversi. Mi parla della sua vita avventurosa, dei suoi sentimenti eroici. Della sua forza, più forte di ogni aspettativa contraria.

Gli racconto di me, allora. Ed è una serata di ricordi di amori trascorsi.

Prendo il tram, poi, e torno a casa. Uno di quelli era lì, seduto a pochi posti da me. L’unico di cui non avevo fatto parola.

La dignità delle donne

Grazie alla mia amica Monia ho scoperto una canzone molto dolce e tenera che parla, tuttavia, di violenza sulle donne.

Oggi, in tutta Italia, c’è una manifestazione che combatte un altro tipo di violenza: quella di chi crede che basti il denaro e il potere per disporre delle donne a proprio piacimento.

Tutto parte dalla dignità e questo vale per ogni categoria discriminata. Se si svilisce quella, tutto il resto non ha più importanza. E si arriva agli orrori, da quelli di cronaca a quelli della storia.

Commemorare David Kato

Domani sarò al Teatro Valle di Roma, dalle ore 16:00. Per commemorare David Kato, ucciso dalla violenza omofoba. Presenterò un intervento sulla sua figura, riallacciandomi alla situazione italiana e alla lotta per i diritti civili.

Sarebbe bello che venisse tanta gente.

SABATO 12 FEBBRAIO, COMMEMORAZIONE A ROMA DI DAVID KATO KISULE, PROMOSSA DALL’ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI E DALLA COMPAGNIA DEL TEATRO DELL’ELFO.

In memoria di David Kato Kisule

Invito

Roma, sabato 12 febbraio 2011 – ore 16  al Teatro Valle

David Kato Kisule  era uno dei più importanti esponenti dell’organizzazione SMUG (Sexual Minorities Uganda), principale rappresentate del movimento gay ugandese.  Grazie all’impegno di Elio Polizzotto e dell’Ong Non c’è Pace Senza Giustizia, David era stato ospite lo scorso novembre ai lavori del IV Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dove aveva raccontato delle persecuzioni  e di veri e propri linciaggi, di cui sono vittime le persone lesbiche e gay in Uganda, promosse da organizzazioni evangeliche del fondamentalismo religioso.

Il 16 ottobre 2010 la rivista ugandese Rolling Stones pubblicò in prima pagina le foto di 100 attivisti omosessuali (o presunti tali) ugandesi chiedendone l’arresto. Tra le 100 foto vi era anche quella di David Kato Kisule, l’esponente più noto del movimento. Il clima di odio contro le persone omosessuali è alimentato dal fondamentalismo religioso dei predicatori evangelisti che trovano terreno molto fertile tra la popolazione che vive nella miseria e nella disperazione.

Molte Ong internazionali si erano mobilitate in diversi paesi del mondo contro questa barbarie. Il Parlamento Europeo, grazie alla campagna internazionale di Non c’è Pace Senza Giustizia, aveva approvato una Risoluzione di condanna nei confronti dell’Uganda. David era stato anche audito dalla Sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo dopo aver partecipato  a Roma al Congresso di Certi Diritti.

David con molto coraggio e determinazione aveva avviato una iniziativa legale contro la rivista Rolling Stones e lo scorso 7 gennaio l’Alta Corte ugandese aveva condannato la rivista per violazione della legge sulla privacy, difendendo le persone gay perseguitate. L’Alta Corte aveva dichiarato che nessuna delle persone la cui foto era stata pubblicata, aveva commesso reati, previsti dal codice penale ugandese per le persone omosessuali.  In quell’occasione è stata anche ordinata la chiusura immediata della rivista.

David Kato, nel suo soggiorno a Roma, aveva raccontato di come la situazione in Uganda fosse divenuta per gli attivisti omosessuali molto pericolosa. Durante le udienze in Tribunale era protetto da volontari delle Ong internazionali che seguivano il processo e difeso da diplomatici di ambasciate occidentali che lo avevano salvato da diversi tentativi di linciaggio perché riconosciuto dalla folla inferocita.

L’Associazione Radicale Certi Diritti, insieme alle Associazioni e Ong Smug (Sexual Minorities Uganda), Human Rights Watch, Global Rights, Global LGBT Advocacy, Npwj, ha chiesto che il Governo  si assuma le proprie gravi responsabilita’ per non essere intervenuto per fermare la campagna di odio e di violenza contro la comunita LGBTI  e per proteggere gli attivisti in pericolo in Uganda, adoperandosi quanto prima ad avviare un clima di tolleranza e di dialogo tra le autorità e le organizzazioni politiche e religiose.

Ricorderemo inoltre il suo impegno anche durante i lavori del XXXIX Congresso del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito che si svolgeranno a Chianciano dal 17 al 21 febbraio 2011 al quale David avrebbe dovuto partecipare.