La bruttezza del somaro

Ieri sera, al cinema. Himelda, Epifania, Dani ed io. A vedere La bellezza del somaro. Con:

Sergio Castellitto, nel ruolo di Sergio Castellitto che interpreta il ruolo di un architetto.
Laura Morante, nel ruolo dei suoi ultimi personaggi, tutti, da Ferie d’agosto in poi, passando per Un viaggio chiamato amore e Ricordati di me.
Enzo Jannacci nel ruolo del rattuso hare krishna.
Una messe di attori per lo più sconosciuti nei panni del classico personaggio da cinema italiano d’essai (o presunto tale) ovvero irrisolto, isterico, inadeguato e sostanzialmente inutile. E la cosa drammatica è che sono tutti uguali tra loro, senza distinzione di sesso, religione, colore o orientamento sessuale.
Una messe di adolescenti il cui esempio morale ci fa rimembrare con nostalgia al modello gentiliano del ventennio. Anche a noi di sinistra.

La sceneggiatura è della Mazzantini, la quale, oltre a evitare di descrivere gli adolescenti di sinistra come pariolini maleducati, dovrebbe smetterla di scongiurare la disoccupazione al marito.

Il messaggio è quello della crisi dei valori borghesi, anche quelli di sinistra. Noi non ci eravamo ancora arrivati, evidentemente.

Tra una frase fatta e l’altra, tuttavia, puoi cogliere i rari momenti di bellezza del film: la campagna toscana, l’asinello sullo sfondo e i titoli di coda.