Alleanza pd-UdC. E diritti dei gay?

Forse dire adesso, dopo almeno tre anni, che ve lo avevo detto che il progetto del partito democratico di svendere a un progetto clerico-conservatore i suoi militanti sa di dito nella piaga. Vero è pure, purtroppo, che così è.

D’Alema, Veltroni e Bersani sono riusciti nel doppio intento di distruggere la sinistra, riducendola a un gruppuscolo di partiti minori e di trasformare l’ex-PCI in un partito confuso, senza identità alcuna i cui elettori votano qualsiasi cosa gli si propini. Ieri, il finanziamento alle scuole cattoliche e la guerra in Serbia. Pochi mesi fa Calearo et similia.

Adesso che pare che Vendola abbia le carte in regola non tanto per vincere le elezioni (e lo si spera) quanto di divenire un leader riconosciuto da tutta la sinistra, anche quella che si è fatta inquinare da certo centrismo cattolico, Bersani & Co., tremanti all’idea di dover dispiacere al Vaticano e a Confindustria, loro reali mandanti, supplicano Casini e Fini – due tra i maggiori protagosisti del berlusconismo – di stipulare accordi e alleanze elettorali.

Franceschini, di fronte alla rivolta sul web dei militanti del suo partito, che richiedono più sinistra, ha ricordato che siamo in emergenza. O si va tutti assieme al voto (cioè, pd-UdC-FLI e chissà dove staranno l’IdV e SEL) oppure rivince Berlusconi. Evenienza abbastanza probabile a prescindere, anche se da destra candidassero un manico di scopa, visto lo spessore politico e umano dei dirigenti del pd.

E l’aspetto più vistoso della pochezza dei cosiddetti democratici è che sull’altare dell’antiberlusconismo, dove a officiare si sono aggiunti due ex alleati del premier, a essere sacrificate saranno le istanze della sinistra: laicità, ecologia e diritti civili in primis.

Soprattutto per il movimento gay italiano si prefigura un triste panorama di ulteriori sacrifici: si chiederà per l’ennesima volta di soprassedere, di pensare al bene comune, di non chiedere ciò che non può essere votato in un parlamento che ieri era paralizzato dal Mastella di turno, domani da chi ha candidato nelle liste del suo partito un condannato per favoreggiamento alla mafia.

I gay e le lesbiche italiani/e non avranno ancora diritti per una persona siffatta a ben vedere. E Bersani e Franceschini chiederanno, al loro elettorato tutto, anche quello GLBT, di inghiottire l’ennesimo boccone amaro sotto il ricatto morale ormai logoro dell’emergenza democratica di maniera, per questa gente sempre sulla cresta dell’onda.

Mi chiedo se non sia l’ora di ribaltare radicalmente questa impostazione, rimandandola al mittente. È vero, bisogna dire a Bersani e a Franceschini (ma anche a Casini), se non si va tutti uniti rivince Berlusconi. Però vero è pure che se si vuole il voto gay, bisogna concedere a tale categoria qualcosa e che sia di peso.

Sapranno, cattolici ed ex-comunisti, in nome dell’amore che tanto sbandierano per l’Italia, incontrare le richieste di chi vuole i diritti civili? Va contro i loro principi, è vero. Ma sarebbe per salvare l’Italia. Saranno capaci di simili gesti di grandezza?

A ben vedere, per altro, la nuova Italia che dovrebbe nascere dal post-berlusconismo dovrebbe essere una nazione più moderna, liberale, democratica. Più europea. E le nostre richieste vanno proprio in tal senso.

Sapranno dunque Bersani e Casini, ammesso che vadano mai alle urne assieme, andare oltre la loro omofobia e i loro preconcetti per il bene di tutte e tutti?

Considerando i soggetti in questione, ne dubito e non poco.