Sfiducia negata: Roma brucia

Chissà perché la sfiducia al governo respinta dalle due camere non mi sorprende. Viviamo in un paese senza dignità, dovrebbe essere chiaro da sedici anni almeno. Oggi non cambia nulla. E oggi non sarebbe cambiato nulla. Mettiamocelo bene in testa.

Mentre scrivo queste cose, Roma è in fiamme. La gente, disoccupati e precari, studenti, terremotati dell’Aquila, immigrati, protestano per le condizioni in cui versano. E le condizioni in cui versano – in cui versiamo – sono la diretta conseguenza delle scelte criminali di questo governo, l’unico in occidente a sembrare sempre più vicino al concetto di regime cileno.

Intanto bruciano le macchine e la polizia carica chi protesta. Pinochet sarebbe fiero di loro.

Sul Corriere ho letto che in via del Babuino le forze dell’ordine hanno fermato un manifestante. Una donna da un balcone si è messa a gridare: «Fermatevi, così lo ammazzate!». Evidentemente, non lo stavano fermando e basta. Ma anche questo, a ben guardare, è l’Italia di Berlusconi.

Ultimo appunto. Veltroni avrebbe dovuto far meglio i propri calcoli. Se il governo è salvo, per ora, lo si deve principalmente a lui. Ieri lo ha portato al governo, facendo cadere Prodi. Il resto della storia porta il nome di Calearo e di altri deputati del partito democratico (assieme a qualcuno dell’IdV e di Futuro e Libertà).

Magari se si fossero scelte persone più affidabili, anche politicamente, senza l’esigenza di reclutare un falchetto qualsiasi di Confindustria pur di dimostrare di non essere più comunisti oggi il paese sarebbe migliore. E invece così non è. Come diceva l’ex leader piddino: si può fare.