Che cosa è il movimento gay secondo me

È da un po’ che me lo chiedo. Sarà che aver vissuto dentro quello catanese è stata un’esperienza ardua. E aver conosciuto da vicino quello romano è stato (fatte le dovute eccezioni) deprimente. Da un po’, tuttavia, mi chiedo che cosa significa essere dentro il movimento LGBTQI, sigla difficile che indica il movimento delle persone omosessuali, transessuali e tutto quello che le varianti sessuali prevedono.

Mi sono dato delle risposte che, va da sé, sono personali e non hanno la pretesa della Verità. Ho scelto un percorso binario, tra ciò che è e ciò che non è (o tra ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere, sempre secondo me, il movimento gay).

Per cui.

Movimento è l’insieme delle persone che credono di rendere liberi i destini delle persone LGBTQI.
Non è, invece, l’insieme degli individui che cercano una coroncina, un podio o un riflettore con la scusa di quei destini, di quelle vite.

È l’insieme degli sforzi di chi cerca di fare in modo che quei destini siano orientati alla felicità, alla dignità, alla progettualità condivisa.
Non è, invece, la scusa nobile per ritagliarsi carriere politiche dimenticando da dove si proviene.

Movimento è quella famiglia che si costruisce il proprio percorso a dispetto di una società e di uno stato che fanno finta di non vedere.
Non è, al contrario, l’insieme delle buone intenzioni che rimangono sulla carta o, peggio, che si disperdono, a parole, nell’aria.

Movimento è chi cerca, con la sua testimonianza e con il suo lavoro, di far approvare delle leggi, nonostante le avversità del clima politico di un parlamento di persone per lo più sorde o indifferenti.
Non è, mai, chi cerca di entrarvi perché magari, poi, non si ritrova nient’altro da fare.

Movimento è la piccola associazione di provincia che porta la testimonianza dell’amore e del rispetto per le persone LGBTQI dentro le scuole e in mezzo alla gente comune, per strada. Ed è anche quel pride che a Napoli, quest’anno, ha fatto ballare la gente dalle finestre e dai balconi.
Ma non è, di contro, puntare il dito blaterando il solito “lei non sa chi sono io” perché se non fosse ancora abbastanza chiaro, se non porti a casa un risultato, o almeno non ci provi, non sei nessuno.

E a questo proposito, movimento è chi ai pride ci lavora senza sentire il bisogno, ad ogni costo, di salire sul palco a parlare. Non chi partecipa ai pride solo se riesce a parlare sul palco.

Movimento è quella professoressa che quel giorno, in quella scuola, disse che l’olocausto aveva ucciso anche le persone omosessuali e mentre lo diceva le tremava la voce, perché era la prima volta che lo faceva in vita sua, in forza e ragione del suo sentire.
Non è chi ti dice che vale più di te, in una riunione di qualsivoglia natura, solo perché fa più tessere (e nessun militante).

Movimento sono quelle famiglie di genitori che accettano di amare i propri figli e le proprie figlie, senza distinzione di identità di genere e di orientamento sessuale, perché l’amore va oltre alle etichette umane e se così non fosse non sarebbe tale. È pure l’insieme di amici e di amiche che quando glielo dici, ti sorridono e magari ti tengono per mano.
Non è chi ripudia tutto questo in nome di un’ideologia che è rimasta ferma a slogan di un tempo che non c’è più.

Movimento è chi tenta di cambiare le cose, possibilmente in meglio, perché è giovane dentro, a prescindere dall’età.
Non è chi, anche se giovane, si è già venduto a modalità vecchie che non portano da nessuna parte. E non è chi vuole impedire al nuovo di poter essere solo perché vanta blasoni che da trent’anni a questa parte si limitano a essere loghi e nulla più.

Movimento è chi porta in pochi anni l’istanza del matrimonio per tutti (gay e lesbiche inclusi/e) davanti alla Corte Costituzionale.
Un po’ meno, credo, chi premia la vedette di turno solo perché è di moda farlo.

Movimento è l’insieme di tutte quelle persone che dentro ogni realtà politica e associativa – nessuna esclusa, dalla più grande alla più piccola – presente in Italia vuole e pensa davvero che domani ci sposeremo, porteremo i nostri figli a scuola, andremo per strada a testa alta perché ne siamo meritevoli.
Non lo è, di contro, chi è impegnato a fare e a pensare a tutt’altro.

E tutto questo, sempre e umilmente, secondo me.