La verità del popolo studentesco

Oggi ho talmente tante cose da dire che un post soltanto non basterebbe. Ma per amor di sintesi e per non annoiarvi oltre modo, mi limiterò alle le cose importanti.

Gli studenti, ad esempio. E la riforma dell’università. O meglio, l’insieme di tagli e di nefandezze che il ministro Gelmini e questo governo di cialtroni hanno imposto a una popolazione che si ha palesato tutto il suo dissenso.

Con la riforma, in estrema sintesi, l’università funzionerà più o meno così: se hai i soldi, ti puoi laureare in ottime università private. Se non hai i soldi, puoi iscriverti in un’università pubblica ridotta al rango di scantinato della cultura. Se invece hai i soldi e non vuoi fare un cazzo, c’è la Cepu, equiparata alla Bocconi.

Quindi, gli studenti sono scesi in piazza per manifestare e i peggiori protagonisti di questa destra di governo li hanno insultati. Fini li ha paragonati a dei delinquenti che violano la sacralità delle istituzioni. Evidentemente ha dimenticato tutte le leggi ad personam che ha votato per Berlusconi e che su quella sacralità ci hanno allegramente pisciato sopra. Berlusconi, invece, sostiene che chi vuole studiare sta a casa, non certo in piazza a protestare…

La verità forse, tanto per cambiare, sta altrove.

Sta nel fatto, ad esempio, che se migliaia di studenti e studentesse hanno occupato atenei, tetti, strade e stazioni, sotto la pioggia e il maltempo di questi giorni, subendo le cariche della polizia, non lo fanno per evitare di studiare. Se non si ha come passare il tempo c’è sempre lo shopping e Berlusconi dovrebbe saperlo, visto che stiamo parlando di uno dei valori principali dei giovani del suo Popolo della Libertà.

Oppure sta nel fatto che lo strumento dell’occupazione pacifica è uno dei metodi che gli studenti usano per esprimere il loro dissenso e se si è tentato di occupare il Senato non lo si è fatto per tentare al golpe, ma forse questo Fini non può saperlo visto che proviene da una cultura, evidentemente ancora influente nel suo retropensiero, che che quando occupava le camere lo faceva con la violenza e nell’illegalità. D’altronde non si può pretendere da un ex-fascista, protagonista principale dei fatti di Genova per altro, di capire in quindici anni la democrazia, dopo aver passato la stragrande maggioranza della sua vita a idolatrare i responsabili della seconda guerra mondiale, della Shoah, delle persecuzioni politiche in Italia e in Europa.

La verità, a ben guardare, sta altrove. Lontano, soprattutto, dal concetto di destra e di governo berlusconiano.

In tutto questo c’è un unico aspetto positivo: i giovani si stanno muovendo. E non sono giovani di partito, sono una moltitudine complessa e varia che si muove in nome di ciò che è giusto. Forse c’è ancora vita (e speranza, quindi futuro) per questo paese.

Staremo a vedere.

L’altra cosa di cui avrei voluto parlare è la prima malefatta di Equality Italia, nuova ennesima associazione GLBT italiana, ovvero: appropriarsi del gruppo Uguali e cooptare in modo abusivo oltre tremilacinquecento contatti sotto il logo di una realtà politica sotto la quale in molti non si riconoscono.

Ma come ho detto in apertura, per oggi mi limito alle cose importanti. Per il sentimento del ridicolo, credo, c’è tempo.

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