Se Silvio ci cade sull’uccello…

Per prima cosa andate sul sito del Fatto Quotidiano e leggete l’articolo che vi propongo. Illuminante il pezzo in cui dice che a Berlusconi han fatto più male tre mesi di Gianfranco Fini che quindici anni di Massimo D’Alema.

Apprezzabile e assolutamente condivisibile tutta la parte di critica contro la gerontocrazia. Soprattutto laddove dice che il comando non è qualcosa che ottieni chiedendolo per favore. È qualcosa che conquisti con una lotta. E se ci va di mezzo qualcuno, pazienza. Nella dura legge della giungla, il più grosso mangia il più piccolo ma è anche vero che il più furbo e il più adattabile vince contro il più forte. E a volte, si scambia il più grosso per il più forte ma non è esattamente così… ricordate la storia del t-rex?

Intanto, in questo pianeta di dinosauri che è l’Italia, nell’attesa dell’arrivo del salvifico meteorite una domanda mi sorge: che per Berlusconi la fine di tutto possa essere l’insieme di conseguenze delle sue insane passioni?

Il che, ammettiamolo, sarebbe davvero sconveniente. Silvio Berlusconi – che gli italiani di un certo tipo vedono come il nuovo duce, il nuovo uomo della provvidenza, il salvatore dai carri armati dell’URSS che non esiste da prima che lui arrivasse al potere, l’uomo di tutte le libertà a cominciare da quella di fare ciò che vuole in ispregio al concetto stesso di regola – finirebbe non già come il suo predecessore per le conseguenze di una tirannide sfociata nell’alleanza con Hitler, bensì, parafrasando il fu Bongiorno, ci cadrebbe sull’uccello.

In altre parole: Mussolini è passato alla storia come un povero sprovveduto con manie di grandezza e la sua unica grandezza è stata quella di aver schiacciato un paese intero sotto una dittatura cogliona ma cattiva per poi consegnare gli italiani, dopo i bombardamenti degli americani e degli inglesi, alle rappresaglie dei tedeschi.

Berlusconi passerà alla storia come quello che è sceso in politica per evitare di essere processato e presumibilmente per non farsi un solo giorno di galera. La sua fine, però, non sarà determinata dalla spallata di una classe dirigente capace e dinamica – ricordate il paragone appena fatto tra Fini e D’Alema – ma per le voglie un po’ patologiche di un uomo di età avanzata che non si rassegna alla tirannide dell’età che ormai lo bracca senza pietà alcuna.

E pure le sue recentissime battute sul fatto che è meglio essere come lui – arrapati? – che omosessuali (il che, mutatis mutandis, personalmente mi conforta) sono il segno evidente di una decadenza che oltre che fisica e politica è, prima di ogni altra cosa, culturale. Nel cervello da settantenne del nostro amato premier il dato politico si riduce a fissazione per la vagina. Di chiunque.

Agli italiani di un certo tipo forse tutto questo piace. Peccato che con tutto questo non si pagano gli stipendi, non si tutela l’ambiente, non si evitano le discriminazioni per le minoranze e, men che mai, non si assicurano alle patrie galere i delinquenti. Di qualsivoglia rango.

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