Contro natura

Prove di dialogo tra Bersani e Vendola. Il leader carismatico della sinistra progressista e il segretario del partito democratico avrebbero stipulato un patto per «l’avvio di un cantiere per individuare la proposta alternativa alla destra e di cambiamento che il centrosinistra può offrire al Paese». Il che è un bene, perché può portare quel partito ad avere una maggiore identità di sinistra.

Tuttavia, nell’articolo dell’Unità in cui si parla di questo accordo, si ipotizza l’estensione dell’alleanza all’UdC. E qui la buona notizia, l’asse tra Bersani e Vendola, si trasforma in un incubo: il ritorno nel centro-sinistra, oggi più che mai col trattino, di persone come la Binetti e Buttiglione.

Va da sé che, come cittadino gay, non mi sento tutelato. Anzi, posso dire tranquillamente di sentirmi minacciato da questo scenario. Provvedimenti importanti come la tutela e il riconoscimento pubblico delle coppie di fatto, l’equiparazione tra queste e quelle sposate, la legge contro l’omo-transfobia, la tutela della laicità delle istituzioni sarebbero messe in grave pericolo dalla presenza dell’UdC in un futuro governo di centro-sinistra.

Le associazioni GLBT dovrebbero far fronte comune e far passare il seguente messaggio, ai vendoliani e ai piddini: se volete il nostro voto o obbligate l’UDC ad aprire su temi specifici o rinunciate, in alternativa, all’alleanza con Casini.

Se poi pd e SEL dovessero rinunciare al voto di milioni di persone GLBT e dovessero, di conseguenza, perdere le elezioni per assicurarsi la vicinanza degli integralisti cattolici – la cui base andrà comunque a votare il PdL – si assumeranno tutta la responsabilità dei loro atti scellerati.

Sarebbe ora certi leader di partito che lo capissero sin d’ora.

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Trentasette

E adesso che tutto cambia, tutto appare come è sempre. Da sempre.
Adesso che dai un nome alla luce dei giorni, che non riconosci le strade che navighi quotidianamente e che un tempo ti erano amiche, ti erano amanti.
Adesso che il tempo non è indulgente, adesso è arrivato il tempo.

Di smettere di praticare il dolore, per capire che il dolore fa male.
Di smettere di credere che basta un abbraccio che arriva quando meno te lo aspetti per credere che tutto sia definitivamente cambiato.
Di smettere di credere che verrà il principe azzurro, fuxia o marrone-merda che ti salverà e ti porterà via da qui. Perché solo tu puoi salvarti, per andare in ogni altrove.
Di smettere di guardare al passato come l’unica occasione possibile. Di sentirti senza una direzione anche se la direzione, in fin dei conti, non c’è.
Di smettere di smarrire, un poco alla volta, ogni pezzetto di ciò che sei.

E poi.

Cerca di trovare quella parte di te che non ti rende ancora intero.
Di ritrovare le persone che ti hanno accompagnato, per tutto questo tempo, e che si sono un po’ disperse a guardare il vento e le foglie. Proprio come hai fatto tu.
Di capire che la vita va un po’ oltre la tua pelle, le tue dita, la tua tastiera e il tuo mondo fatto di equidistanze e di squilibri, di nascondigli e di cose che stentano a venir fuori.
Di porre fine alla tirannide delle tue manie.
Di avere più pazienza, ma di non avere paura di dire le cose come stanno.
Di osare.
Di crederci ancora, senza sperare l’inverosimile, perché il tuo cammino si è popolato di unicorni e di streghe buone, ma i miracoli non li hai mai incontrati e forse c’è una ragione.
Di volerti bene.

Per il resto buon compleanno. È questo il mio regalo.

On air: Win one for the reaper

Assemblea del pd: Bersani dimentica i diritti dei gay

Nulla di buono promette l’Assemblea Nazionale del partito democratico, che si è svolta in questi giorni a Varese, sul tema di argomenti fondamentali quali coppie di fatto, testamento biologico e nucleare.

Un’assemblea che ha avuto il tempo di parlare di vari temi: scuola, agricoltura, federalismo, convivenza civica, piccole e medie imprese, mobilità. Non una parola, invece, sui diritti delle unioni gay, sulle convivenze, sul fine vita e sull’ecologia.

A dire il vero il gruppo “gaydem” del partito, quello che rappresentato da Paola Concia e da altri ancora, aveva “presentato un Ordine del Giorno all’Assemblea sulle unioni civili per le coppie gay, che impegnasse il Partito a sostenere le proposte di legge presenti in Parlamento”, come si legge sul blog di Ivan Scalfarotto. Allo stesso tempo, i mariniani hanno presentato un altro OdG sul nucleare e sul testamento biologico.

Il pd, com’è sua abitudine, ha fatto ritirare le proposte dei mariniani e dei gaydem bollandole come “temi difficili”, che avrebbero potuto spaccare il partito. Un partito, evidentemente, in cui c’è una componente di peso contraria alla felicità delle famiglie GLBT, alla dignità della vita di chi decide di non voler morire in stato vegetativo, alle energie pulite e rinnovabili.

La mediazione al ribasso a cui si è giunti, perché il pd in questo è maestro, prevedeva che “Bersani avrebbe citato tutti questi punti nella sua replica” e che si sarebbe rimandata “la discussione alla prossima assemblea di dicembre a Napoli”.

Poi, come sempre ci insegna la storia del partito democratico, dalla mediazione al ribasso si è passati al nulla:

Il problema è stato che Bersani ha dimenticato (sarei tentato da usare delle virgolette, ma lascio stare) di citare la cosa.

Un copione già visto, dai tempi dei PaCS, poi diventati DiCo (la mediazione al ribasso della proposta Grillini, sicuramente migliore), poi divenuti il nulla. Trafila che il partito di Bersani segue per tutti quei temi che non si vuole affrontare.

Lo si è visto, per altro, a ottobre dell’anno scorso quando la proposta di Paola Concia sulla legge contro l’omofobia, che poi è una semplice aggravante generica su reati già esistenti (mediazione al ribasso sull’estensione della legge Mancino ai reati di omofobia e transfobia) ha prodotto l’ennesimo nulla di fatto.

La domanda da porsi adesso è la seguente: forse che la strada di mediare su ogni cosa, puntando al minimo, sia di comprovata inadeguatezza?

Concludo queste mie riflessioni ricordando Rosa Parks, la donna che nell’America segregazionista disobbedì alla legge che vietava ai neri di usufruire dei sedili per i bianchi negli autobus. Le rivendicazioni della Parks non erano parziali (come i DiCo) e non si basavano sull’idea di avere qualcosa rispetto al nulla. C’era un’ingiustizia e andava eliminata. Rosa Parks non chiedeva di sedersi in autobus dopo una certa ora, o per un tempo inferiore rispetto a quello dei bianchi. Voleva quel diritto, puro e semplice. La storia ci insegna che la determinazione di quella donna ha avuto la meglio. Nessuna mediazione al ribasso.

Forse sarebbe il caso che anche gli amici gay e gay-friendly del partito democratico se ne rendessero conto. Anche se questo significa dire di no a qualcuno. Un qualcuno che, allo stato attuale, è uguale a chi negli anni cinquanta vedeva i neri come persone di serie B e che adesso ha voce in capitolo dentro il partito democratico.

Premi Nobel: i cattivi si arrabbiano

Il nome sembra quello di uno dei personaggi di Tekken 3, Liu Xiaobo. E arrivati a questo punto dovete sapere due cose. La prima: cito Tekken 3 solo perché conosco quella versione e non perché sono desueto e old fashion. La seconda: il signor Xiaobo è cinese, un esponente di punta del movimento di piazza Tien’anmen, «simbolo della battaglia per i diritti umani e civili in Cina» come si legge su Repubblica on line e, dulcis in fundo, sta scontando undici anni di prigione per “attività sovversive”.

Tradotto dalla lingua delle dittature, quella che per intenderci cambia il significato delle parole per infinocchiare milioni di persone, il neo premio Nobel è stato incarcerato per aver cercato di rendere migliore il suo paese. Meno tirannico, più giusto ed equo nei confronti di tutti i suoi cittadini.

Va da sé che il governo cinese si è infuriato. Premiare chi combatte le dittature, a Pechino, è uno scandalo. E considerando chi sta al potere in quel paese, sicuramente bello e sfortunato, la cosa non stupisce. Quando il mondo premia chi rappresenta il contrario di tutte le ingiustizie che perpetri in nome di un’idea che hai reso marcia è normale che senti la puzza di cadavere, facendo finta di non capire che quel cadavere sei tu.

Reazione che, a ben guardare, fa il paio con le lamentele vaticane sul Nobel per la medicina al padre della fecondazione assistita.

A ben guardare, dunque, questa tornata di premiazioni sta facendo arrabbiare un sacco di stronzi. Il che, va da sé, è un bene.

Gli sciacalli

Io non ci sto a vivere in un paese in cui, siccome esiste una cosa che si chiama mercato, si da la notizia della morte di una ragazza in diretta, con la madre che guarda impietrita.

Perché quello che tutti noi potremmo definire sempre più come sciacallaggio non viene fatto sul corpo di quella ragazza, ma sulla sua anima.

E a proposito di sciacalli.

Monsignor Fisichella, non so se avete presente. Quello che ha detto che la bestemmia va contestualizzata. E che non dice che, poiché la bestemmia l’ha detta Berlusconi, il Vaticano è disposto a chiudere un occhio. Poi viene fuori che Rosy Bindi lo critica, perché in effetti un vescovo che tollera certe cose, forse, non è proprio in linea col concetto di ortodossia. E monsignore le risponde:

È peggio dire un’insulsa barzelletta condita da un’imprecazione, o presentare una legge contro la famiglia e pro nozze gay?

Adesso, non sarò io a ricordare a un prete di alto bordo che, secondo i dettami della sua religione, il rispetto verso Dio viene molto prima rispetto alle preoccupazioni dei poveri umani: non so se Fisichella ha mai letto di un certo Isacco, a tal proposito.

Di certo, mi sentirei di rassicurare l’alto prelato dal basso della sua ignoranza, ricordandogli che la Bindi non ha scritto una legge sul matrimonio gay, ma una leggina che sanciva la discriminazione per le coppie gay e lesbiche spacciandola, secondo quello che è lo stile del partito a cui appartiene, per il meglio che si possa chiedere e ottenere.

Per cui la domanda da farsi è un’altra e cioè se è più grave passare per ipocrita o per una sottospecie di canide che si avventa sul cadavere di una legge per tutelare l’amore e gli affetti di migliaia di coppie di fatto in Italia che non è mai arrivata. Con tutto il rispetto, sia chiaro.

Tiziano Ferro è gay, sai che novità

Qualcuno l’ha già detto: si fa presto a dire io lo sapevo. Perché è così. Tutti lo sapevamo. Tutti noi che frequentiamo l’ambiente gay, lelle e ricchioni. Tiziano Ferro ha dichiarato di essere gay e, per l’appunto, questa non era e non è una novità. La novità sta nel fatto di averlo dichiarato e di averlo fatto in modo gentile, delicato, intimo seppur in mezzo al clamore dei media. Onore al guerriero canoro, per cui.

Questa vicenda, per altro, mette in luce una questione fino ad ora poco analizzata. L’ambiente gay è, di fatto, un piccolo villaggio distribuito sul territorio nazionale a macchia di leopardo. Chi viene dalla Sicilia e vuole andare a Roma o a Milano sa che c’è una rete pronta ad accoglierlo. Locali, puttanai, associazioni, bar. In questa rete funzionano le dinamiche di paese, per cui una cosa che accade si viene a sapere e pian piano copre tutto lo spazio agito. Questo spazio non è più solo dentro le mura, ma va oltre. Torino, Milano, Padova, Bologna, Roma, Napoli, Catania… ognuno di noi ha amici sparsi un po’ ovunque. Se domani la star di turno dovesse, pur con mille cautele, varcare uno di questi recinti si verrebbe a sapere. Sarebbe un tam tam. E così, di fatto, è.

Per questa ragione quando Pecoraro Scanio dichiarò la sua bisessualità, noi lo sapevamo. Io personalmente l’ho visto in un locale di Catania. Lo stesso discorso si potrebbe fare per Cecchi Paone: mentre il mondo delle casalinghe di Voghera trasecolava per il suo coming out, la comunità reagiva senza sussulti eccessivi. Al massimo un “finalmente è venuto fuori” e nulla più.

Adesso, e qui sta il punto dove volevo arrivare, io so di altri personaggi, alcuni dei quali stanno in alto. Forse addirittura in parlamento, chissà… lo so perché mi è stato riferito. Non ho le prove, ma non le avevo nemmeno per Ferro, Cecchi Paone e qualcun altro ancora. Eppure è così. In passato ha funzionato, non vedo perché per altri dovrebbe essere diverso.

Sarebbe il caso, nei confronti di certa gente, soprattutto certa gente che semina odio contro la categoria che a quanto pare frequenta, fare outing, che non vuol dire venir fuori, vuol dire: sputtanarli. Dir loro: se vai coi froci, almeno stai zitto. Fosse non altro per una questione di onestà intellettuale.

Dipendesse da me, poi, i nomi li avrei fatti già, ma converrete che in mancanza di prove si tratterebbe solo di mero chiacchiericcio. Chi sa di più dovrebbe, invece, agire. Fosse non altro per mettere a tacere certa gente, la stessa che ci fa incazzare quando ci etichetta contro natura o ci chiama culattoni, tanto per fare un esempio.

Gesù Cristo potrebbe pure rivoltarsi nella tomba

Tempi difficili per il Vaticano e, last but not least, i suoi più orridi maggiordomi, dentro e fuori il parlamento.

Tutto comincia quando un buontempone fa circolare un video, con la solita battuta di sua maestà il premier su Rosy Bindi. Adesso, pure io non sono mai stato molto tenero con colei che reputo molto semplicisticamente una suora mannara, ma va detto a onor del vero che se ripeti sempre lo stesso mantra, come minimo pecchi di originalità. E considerando che si parte sempre dalle piccole cose per poter capire eventi ben più grandi, la ripetitività di Berlusconi sull’avvenenza della Bindi può esser vista come il corrispettivo psichico della sua fissa di evitare i processi. Da quindici anni, a ben vedere, tra governo e opposizione non ha pensato ad altro.

Ma veniamo al punto: re Silvio recita la solita solfa, vecchia come la pelle che continua a tirarsi sul viso anche a costo di assomigliare a Mao Tze Tung, e parte il bestemmione. Piazza San Pietro si indigna. Per poi far sapere che occorre comunque contestualizzare. Anche quando si accosta il concetto di Dio alla sfera semantica del suino. E poi si dice che la chiesa sia contro il relativismo…

Certo, fosse stato detto a una puntata di un qualsiasi reality, Berlusconi avrebbe già lasciato la casa, l’isola, la fattoria e pure l’harem. Ma la vita, per fortuna, non è il Grande Fratello. L’unica cosa in cui coincidono è la stronzaggine cosmica che poi, a ben vedere, è la stessa che genera l’alchimia che fa diventare ministre le veline e docenti universitarie le figlie di miliardari prestati alla politica.

Tutto questo per altro dimostra, per altro, come oltre Tevere si abbia, a volte, la dimensione morale di una Marcuzzi qualsiasi.

Ma non è di questo che volevo parlare.

Volevo parlare di embrioni, invece. A quanto pare il premio Nobel per la medicina, quest’anno, se l’è aggiudicato tale signor Edwards, che ha fatto la felicità di migliaia di coppie che, altrimenti, non avrebbero potuto avere un figlio. Vedi pure: fecondazione assistita.

Il Vaticano, coerentemente col suo amore per i bambini, si è ribellato: nell’attribuzione del premio a un uomo che, a sentir la pretaglia, ha permesso la distruzione di milioni di embrioni – che poi, in realtà, vengono utilizzati per ricerche scientifiche, per migliorare la salute, per fare cure di cui pure i rappresentanti del clero godono o godranno – non si è tenuto conto dell’aspetto etico della fecondazione in vitro. Già. La stessa, magari, che fa fare spallucce a chi, come l’attuale papa, ha scritto documenti super segreti per proteggere pedofili in tutto il mondo.

Ma al peggio non c’è mai fine e visto che si parla di etica, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Joseph Ratzinger del fatto che la sua visita a Palermo del 3 ottobre scorso ha causato, nell’ordine:
– un salasso economico per un comune già disastrato da anni di amministrazione della destra
il calpestamento della Costituzione della Repubblica, proprio quando la polizia, in pieno stile fascista, ha fatto togliere a una libreria alcune frasi proferite da un certo Gesù Cristo, in uno dei Vangeli che parlano di lui perché considerate offensive nei confronti del papa.

Certo, poi ti viene in mente che se la Santa Sede tollera chi bestemmia il diretto superiore di ogni pontefice mai esistito – che per la cronaca è anche il leader politico del sindaco del capoluogo siciliano – e che sempre la Santa Sede in passato ha tollerato di andare a braccetto con le peggiori dittature del mondo, dal fascismo in giù. Non sarà un cartellone strappato a far scandalo.

Concludo riprendendo il commento di Micromega su tutto l’accaduto: fa strano che gli unici a indignarsi, per i fatti di Palermo, siano stati Il Fatto Quotidiano e il periodico di Flores D’Arcais. Il resto della stampa – di regime e antiberlusconiana, ma ugualmente papista – tace: evidentemente era troppo occupata ad avvolgere il pesce in qualche mercato rionale.

Perché sostenere la legge Concia contro l’omo-transfobia

Un libro che penso di comprare quanto prima è quello di Ivan Scalfarotto, In nessun paese, presentato lo scorso 29 settembre a Roma alla Feltrinelli di piazza Colonna. L’opera si presenta piuttosto interessante perché fa il punto sulla situazione in Italia non solo nel campo dei diritti ma anche in quello del diritto tout court. Per altro, la presentazione di Concita De Gregorio (discutibile solo nel punto in cui ha lodato i DiCo come ottima legge per le coppie di fatto che – detto da una donna ricca, bianca e cattolica, possibilmente sposata, bella, potente e famosa – fa un attimo storcere il naso) ha tracciato un quadro non proprio rassicurante per il nostro paese su questi due temi.

L’italiano medio è disaffezionato alla legalità e la più naturale conseguenza di questa evidenza – oltre a certe intenzioni di voto – sta nell’insensibilità collettiva verso l’allargamento a nuovi provvedimenti: a nuove sfere del diritto, appunto. Se la nave affonda, tra l’altro, è largamente improbabile che imbarchi altra gente.

Durante la presentazione del libro, è intervenuta, tra gli altri, Paola Concia che ha parlato della situazione, un po’ incandescente, in quel momento alla Camera (si votava la fiducia al governo) e che ha fatto un discorso sul disegno di legge impropriamente detto (da me almeno) contro l’omo-transfobia che sta per essere ripresentato in Parlamento.

Credo che Paola Concia abbia ragione su un fatto: al momento questa legge, imperfetta, forse addirittura inutile in quella che sarà la sua efficacia effettiva, è l’unica cosa che è possibile approvare in questo parlamento con questa maggioranza. Poi, va da sé che io e altri avremmo optato per una strategia diversa, e questo non è mistero, ma la storia non si fa con i se e adesso c’è un disegno che sta per essere portato di nuovo alle camere.

L’unica strada che, per quello che mi riguarda, occorre seguire a questo punto è quella del sostegno all’azione parlamentare. Se i media e i politici italiani sono stupidi quanto basta e se la legge dovesse essere approvata si solleverà un clamore per cui picchiare un gay sarà una cosa grave, forse addirittura più grave che picchiare un etero. Sarà compito delle associazioni e della buona politica far capire agli uomini di buona fede che non è così, pur ricordando a tutti e a tutte che picchiare, uccidere o anche semplicemente insultare le persone GLBT è sempre e comunque un atto grave.

La leggina che si sta per votare, in pratica, potrebbe agire quanto meno a livello culturale. Rispetto al niente in vigore fino ad adesso – ed egregiamente portato avanti, sempre a livello culturale, anche (ma non solo) da personaggi di spicco del partito della Concia – sarebbe comunque un tassello in più in un mosaico che ancora non c’è. E ogni processo di liberazione comincia sempre con un mattoncino, a ben vedere.

Nella speranza, e ciò serva come ammonimento, che quando domani si chiederanno al partito democratico leggi più giuste e più efficaci, non ci si venga a dire che il massimo a cui si poteva arrivare è già stato fatto. A quel punto dovremmo ricordare, a quel partito che si ostina a definirsi anche di sinistra, che poi, quando diciamo che non è poi molto diverso dal PdL diciamo sostanzialmente il vero.

Dio non voglia, o chi per lui, di avere ragione proprio su questo.

Flusso d’incoscienza

Adesso che.
L’autunno è alle porte con il suo carico di aspettative, con le promesse che hanno l’aspetto delle nuvole che si scioglieranno come la pioggia, con il sapore dell’acqua che riesce a far profumare anche l’asfalto, in armonia col colore dell’erba, col fluire del Tevere, qui a pochi passi da casa.
Adesso che tutto questo è a portata di mano, così vicino che puoi toccarlo, lo stringi a te.
E non sai.
Perché se lo stringi troppo forte, c’è il rischio che si rompa e sparisca tutto.
C’è il rischio che stringere un sogno può avere lo stesso effetto di quella storia di Enea, che abbraccia il padre negli inferi, e tocca solo se stesso. O forse è così che deve essere.
E se lo lasci andare, il rischio è quello che se ne vada, sul serio.
E allora è tutto un casino.

Adesso che fa buio prima.
Adesso che i sensi si risvegliano, in perfetto equilibrio tra inferi ed eden.
Adesso che l’orizzonte lascia intravedere i vascelli di una promessa, complessa, grandiosa ma ancora lontana e nel mare le burrasche possono essere improvvise.
Adesso che l’abulia è la migliore alleata del mio nemico, in questa guerra di feroci intenzioni.
Mi domando.
Se.

Ce la farò.

«Io non so chi sei
vorrei gli dèi quaggiù
perchè così rinascerei
senza guai»
Darkroom, Baustelle