Assemblea del pd: Bersani dimentica i diritti dei gay

Nulla di buono promette l’Assemblea Nazionale del partito democratico, che si è svolta in questi giorni a Varese, sul tema di argomenti fondamentali quali coppie di fatto, testamento biologico e nucleare.

Un’assemblea che ha avuto il tempo di parlare di vari temi: scuola, agricoltura, federalismo, convivenza civica, piccole e medie imprese, mobilità. Non una parola, invece, sui diritti delle unioni gay, sulle convivenze, sul fine vita e sull’ecologia.

A dire il vero il gruppo “gaydem” del partito, quello che rappresentato da Paola Concia e da altri ancora, aveva “presentato un Ordine del Giorno all’Assemblea sulle unioni civili per le coppie gay, che impegnasse il Partito a sostenere le proposte di legge presenti in Parlamento”, come si legge sul blog di Ivan Scalfarotto. Allo stesso tempo, i mariniani hanno presentato un altro OdG sul nucleare e sul testamento biologico.

Il pd, com’è sua abitudine, ha fatto ritirare le proposte dei mariniani e dei gaydem bollandole come “temi difficili”, che avrebbero potuto spaccare il partito. Un partito, evidentemente, in cui c’è una componente di peso contraria alla felicità delle famiglie GLBT, alla dignità della vita di chi decide di non voler morire in stato vegetativo, alle energie pulite e rinnovabili.

La mediazione al ribasso a cui si è giunti, perché il pd in questo è maestro, prevedeva che “Bersani avrebbe citato tutti questi punti nella sua replica” e che si sarebbe rimandata “la discussione alla prossima assemblea di dicembre a Napoli”.

Poi, come sempre ci insegna la storia del partito democratico, dalla mediazione al ribasso si è passati al nulla:

Il problema è stato che Bersani ha dimenticato (sarei tentato da usare delle virgolette, ma lascio stare) di citare la cosa.

Un copione già visto, dai tempi dei PaCS, poi diventati DiCo (la mediazione al ribasso della proposta Grillini, sicuramente migliore), poi divenuti il nulla. Trafila che il partito di Bersani segue per tutti quei temi che non si vuole affrontare.

Lo si è visto, per altro, a ottobre dell’anno scorso quando la proposta di Paola Concia sulla legge contro l’omofobia, che poi è una semplice aggravante generica su reati già esistenti (mediazione al ribasso sull’estensione della legge Mancino ai reati di omofobia e transfobia) ha prodotto l’ennesimo nulla di fatto.

La domanda da porsi adesso è la seguente: forse che la strada di mediare su ogni cosa, puntando al minimo, sia di comprovata inadeguatezza?

Concludo queste mie riflessioni ricordando Rosa Parks, la donna che nell’America segregazionista disobbedì alla legge che vietava ai neri di usufruire dei sedili per i bianchi negli autobus. Le rivendicazioni della Parks non erano parziali (come i DiCo) e non si basavano sull’idea di avere qualcosa rispetto al nulla. C’era un’ingiustizia e andava eliminata. Rosa Parks non chiedeva di sedersi in autobus dopo una certa ora, o per un tempo inferiore rispetto a quello dei bianchi. Voleva quel diritto, puro e semplice. La storia ci insegna che la determinazione di quella donna ha avuto la meglio. Nessuna mediazione al ribasso.

Forse sarebbe il caso che anche gli amici gay e gay-friendly del partito democratico se ne rendessero conto. Anche se questo significa dire di no a qualcuno. Un qualcuno che, allo stato attuale, è uguale a chi negli anni cinquanta vedeva i neri come persone di serie B e che adesso ha voce in capitolo dentro il partito democratico.

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