Premi Nobel: i cattivi si arrabbiano

Il nome sembra quello di uno dei personaggi di Tekken 3, Liu Xiaobo. E arrivati a questo punto dovete sapere due cose. La prima: cito Tekken 3 solo perché conosco quella versione e non perché sono desueto e old fashion. La seconda: il signor Xiaobo è cinese, un esponente di punta del movimento di piazza Tien’anmen, «simbolo della battaglia per i diritti umani e civili in Cina» come si legge su Repubblica on line e, dulcis in fundo, sta scontando undici anni di prigione per “attività sovversive”.

Tradotto dalla lingua delle dittature, quella che per intenderci cambia il significato delle parole per infinocchiare milioni di persone, il neo premio Nobel è stato incarcerato per aver cercato di rendere migliore il suo paese. Meno tirannico, più giusto ed equo nei confronti di tutti i suoi cittadini.

Va da sé che il governo cinese si è infuriato. Premiare chi combatte le dittature, a Pechino, è uno scandalo. E considerando chi sta al potere in quel paese, sicuramente bello e sfortunato, la cosa non stupisce. Quando il mondo premia chi rappresenta il contrario di tutte le ingiustizie che perpetri in nome di un’idea che hai reso marcia è normale che senti la puzza di cadavere, facendo finta di non capire che quel cadavere sei tu.

Reazione che, a ben guardare, fa il paio con le lamentele vaticane sul Nobel per la medicina al padre della fecondazione assistita.

A ben guardare, dunque, questa tornata di premiazioni sta facendo arrabbiare un sacco di stronzi. Il che, va da sé, è un bene.

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