Perché sostenere la legge Concia contro l’omo-transfobia

Un libro che penso di comprare quanto prima è quello di Ivan Scalfarotto, In nessun paese, presentato lo scorso 29 settembre a Roma alla Feltrinelli di piazza Colonna. L’opera si presenta piuttosto interessante perché fa il punto sulla situazione in Italia non solo nel campo dei diritti ma anche in quello del diritto tout court. Per altro, la presentazione di Concita De Gregorio (discutibile solo nel punto in cui ha lodato i DiCo come ottima legge per le coppie di fatto che – detto da una donna ricca, bianca e cattolica, possibilmente sposata, bella, potente e famosa – fa un attimo storcere il naso) ha tracciato un quadro non proprio rassicurante per il nostro paese su questi due temi.

L’italiano medio è disaffezionato alla legalità e la più naturale conseguenza di questa evidenza – oltre a certe intenzioni di voto – sta nell’insensibilità collettiva verso l’allargamento a nuovi provvedimenti: a nuove sfere del diritto, appunto. Se la nave affonda, tra l’altro, è largamente improbabile che imbarchi altra gente.

Durante la presentazione del libro, è intervenuta, tra gli altri, Paola Concia che ha parlato della situazione, un po’ incandescente, in quel momento alla Camera (si votava la fiducia al governo) e che ha fatto un discorso sul disegno di legge impropriamente detto (da me almeno) contro l’omo-transfobia che sta per essere ripresentato in Parlamento.

Credo che Paola Concia abbia ragione su un fatto: al momento questa legge, imperfetta, forse addirittura inutile in quella che sarà la sua efficacia effettiva, è l’unica cosa che è possibile approvare in questo parlamento con questa maggioranza. Poi, va da sé che io e altri avremmo optato per una strategia diversa, e questo non è mistero, ma la storia non si fa con i se e adesso c’è un disegno che sta per essere portato di nuovo alle camere.

L’unica strada che, per quello che mi riguarda, occorre seguire a questo punto è quella del sostegno all’azione parlamentare. Se i media e i politici italiani sono stupidi quanto basta e se la legge dovesse essere approvata si solleverà un clamore per cui picchiare un gay sarà una cosa grave, forse addirittura più grave che picchiare un etero. Sarà compito delle associazioni e della buona politica far capire agli uomini di buona fede che non è così, pur ricordando a tutti e a tutte che picchiare, uccidere o anche semplicemente insultare le persone GLBT è sempre e comunque un atto grave.

La leggina che si sta per votare, in pratica, potrebbe agire quanto meno a livello culturale. Rispetto al niente in vigore fino ad adesso – ed egregiamente portato avanti, sempre a livello culturale, anche (ma non solo) da personaggi di spicco del partito della Concia – sarebbe comunque un tassello in più in un mosaico che ancora non c’è. E ogni processo di liberazione comincia sempre con un mattoncino, a ben vedere.

Nella speranza, e ciò serva come ammonimento, che quando domani si chiederanno al partito democratico leggi più giuste e più efficaci, non ci si venga a dire che il massimo a cui si poteva arrivare è già stato fatto. A quel punto dovremmo ricordare, a quel partito che si ostina a definirsi anche di sinistra, che poi, quando diciamo che non è poi molto diverso dal PdL diciamo sostanzialmente il vero.

Dio non voglia, o chi per lui, di avere ragione proprio su questo.

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