Tutta colpa di Miguel Bosè – Presentazione al Circolo Mario Mieli

Quando: domenica 31 ottobre, alle ore 18,00.
Dove: al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, via Efeso 2 a Roma.
Cosa: presentazione del libro Tutta colpa di Miguel Bosè (Fazi Editore) di Sciltian Gastaldi.
Chi: va da sé che sarà presente l’autore.
Perché: perché i giovani autori vanno aiutati, perché il libro sembra interessante, perché parla di una storia a tematica GLBT usando il sorriso.

In altre parole: imperativo esserci!

A stasera.

Halloween (Samhain): istruzioni per l’uso

Oggi faccio proprio l’elfo…

Quello che noi chiamiamo Halloween è, in realtà, l’antico capodanno celtico.
La bella stagione va via, comincia il lungo inverno, regno del buio, delle tenebre e padre della futura rinascita delle stagioni, delle specie, della vita.
Come ogni finestra, nel mondo magico, come ogni passaggio da una dimensione all’altra, il varco che si apre è magico e permette agli uomini e alle donne di entrare in comunione col loro spirito, con gli spiriti dei defunti, con l’anima del mondo.

Chi non c’è più, per l’occasione, abbandona la terra delle ombre per tornare sulla terra dei vivi.

È questo, perciò, il periodo migliore per buttarsi alle spalle le cose che, dell’anno appena passato, non ci piacciono più o non ci sono mai piaciute e per avviare un nuovo ciclo. È il tempo, inoltre, di onorare le anime dei nostri antenati che vagano per la terra e che possono venire a trovarci.

Per Halloween, che in lingua celtica si chiama Samhain, si possono perciò fare dei riti per propiziarci fortuna, benessere, per onorare i defunti.

Ecco alcuni rituali semplici che si possono fare la notte tra il 31 ottobre e il primo novembre.

***

Magia della mela

Prendere una mela e tagliarla in orizzontale. Troverete una stella al suo interno, simbolo del pentagramma. Mangiare la mela intorno a mezzanotte, per avere fortuna per tutto l’anno a seguire. Bere anche del sidro o del succo di mela.

Seppellire una mela, intorno a mezzanotte, serve a nutrire le anime dei defunti che tornano in terra per reincarnarsi.

«Altra pratica era quella di pelare una mela con movimento continuo, senza mai fermarsi, gettare la buccia ricavata alle proprie spalle e, qualsiasi lettera essa avesse formato, sarebbe stata l’iniziale del nome del partner della propria vita» (tratto da qui).

Magia della quercia

Raccogliere da un ramo di quercia spezzato o caduto per terra, una foglia. Portarla con sé, nel proprio diario, in agenda, come segnalibro. Ci proteggerà dalle energie negative.

Raccogliere le ghiande, dando una ghianda agli amici ed ai familiari come augurio di buona fortuna.

Magia degli alimenti

Imbandire una tavola con una tovaglia arancione o nera e una candela dello stesso colore. Lasciare un posto in più, apparecchiato, per tutta la notte, per i nostri defunti che vorranno riposarsi dal loro tragitto terreno.

Lasciare fuori di casa un piattino con dei dolci, per rifocillare le anime degli antenati. Questo ci attirerà il loro favore.

Magia della zucca

Per chi ne è capace. Svuotare una zucca, darle un “volto” e posizionarvi una candela. Porre alla finestra o fuori dalla porta questa lanterna, così ottenuta, che guiderà il tragitto dei nostri antenati.

Magia del fuoco

Prendere una candela, concentrarsi sulla fiamma e pensare all’anno appena trascorso, tracciando i propri bilanci. Scrivere su un foglio di carta tutte quelle cose che non vi sono piaciute dell’anno appena trascorso e bruciare il foglietto su un calderone, o su un posacenere. Gettare la cenere al vento, che porterà via le vecchie abitudini e aprirà il nuovo anno alle novità.

Accendere, anche, delle candele su tutti i davanzali, con un piccolo ringraziamento o con qualche parola per gli spiriti.

Magia dei profumi

Se avete la possibilità brucia un po’ di fiori secchi (la lavanda va benissimo, o anche i fiori d’arancio).

Bruciare, per l’occasione, incensi alla cannella, alla salvia, al cipresso (indicato per allontanare il dolore, soprattutto in amore).

In un angolino che più ci piace, spargere per terra sale e lavanda, possibilmente verso est dove sorge il sole, e evocare un raggio che dia luce e spirito positivo. In questo periodo in cui l’oscurità va verso il massimo. Poi si raccolga il tutto e lo si conservi in un sacchettino dentro un cassetto.

***

Scegliete voi i riti che più vi assomigliano, o inventatene di nuovi. La regola è quella di aprire se stessi a una nuova vita, lasciando decadere ciò che della vecchia esistenza non  ci basta più.

Per il resto, buon Samhain, o buon Halloween, a tutte/i!

P.S.: si ringraziano Aisling Eywör Siobhan e la strega Mox per i magici consigli.

Do you know bunga bunga?

Civiltà a confronto 2.0.

Famiglia Cristiana titola: Berlusconi è malato (di sesso). Sai com’è, non gli pare vero che gli scandali sessuali sono imputati ad altri e non al solito prete pedofilo… (fermo restando che Berlusconi è il male).

Pure lui, però. È dai tempi del fiki fiki che non si sente un nome così idiota per alludere alle cosacce.

Intanto, mentre l’Italia è ridotta a bordello – aridaje, si dice a Roma – a livello planetario, in Inghilterra, nelle scuole londinesi, si tengono lezioni contro l’omofobia. Si studiano le vite di personaggi illustri come Oscar Wilde o Pasolini e si fa notare ai ragazzi come il genio di questi artisti è stato messo in discussione dal pregiudizio omofobo. I risultati? «Secondo gli insegnanti, i ragazzi sono diventati molto più aperti, e, nonostante il bullismo non sia infrequente, nella pur tollerante Gran Bretagna, gli episodi di maltrattamenti o offese a sfondo omofobico sono praticamente spariti», è tutto scritto qui.

Qui in Italia, invece, ci toccano un settantenne con il furor eroticus di un satiro e le cretinate di Rocco Buttiglione. Fate un po’ voi.

Quello che i vescovi non dicono

La CEI dice che la famiglia è stata tradita e che la colpa è tutta delle coppie di fatto.
La CEI non dice come le coppie di fatto distruggono la famiglia, quella vera, quella mamma-papà-figli-con-ansie-da-prestazione.
La CEI non dice che la famiglia è stata tradita da quel partito che ha fatto votare ai suoi fedeli, alle ultime elezioni, da quindici anni a questa parte.

Perché quello che avete fatto votare, voi del fan club di Dio, sono stati i tagli alle scuole, all’handicap, i tagli ai servizi, per la gente che non lavora, per un fisco che premia i ricchi e distrugge le famiglie. E, nonostante tutto questo, invece di vergognarvi, sapere solo prendervela con le famiglie GLBT.

Questa è la CEI che, per tutto questo, andrebbe messa fuori legge: per istigazione all’odio. O per complicità.

Ma a proposito di.

Qualcuno, possibilmente di destra, mi spieghi se di fronte a parole entrate a forza nell’uso, quali papi e bunga bunga – tra un bestemmione e l’altro, s’intenda – si sente a suo agio col concetto di dignità personale. O se si sente al sicuro.

Perché io credo che questo paese meriti di più di un pugno di fiancheggiatori di stupratori di bambini e di ipotetici utilizzatori finali di prostitute, anche minorenni, che si arrogano il diritto di farci la morale e di spiegarci come vanno le cose nel mondo.

Credo.

La trave nell’occhio tra Halloween, i gay e l’evasione fiscale

Come ogni anno in questo periodo, la chiesa cattolica si lancia nella sua solita crociata contro Halloween, la cui colpa, secondo i porporati d’oltre Tevere, è quella di deviare i fanciulli e i ragazzi di oggi dalla dottrina cattolica della festa dei santi e dei defunti, per farli approdare verso le sponde di un orrorifico neopaganesimo. Il fatto che ogni hanno si ripeta questo mantra sostanzialmente idiota lascia intuire, con ogni evidenza, quanto sia fallimentare questa battaglia culturale. Che poi quest’anno si voglia osteggiare il “consumismo” legato a questa ricorrenza con un altro tipo di business che scomoda addirittura padre Pio, la dice lunga sulla reale natura del problema…

La chiesa, per altro, evita di dire, a questo riguardo, che il copyright della festa in questione non è di certo cristiano ma, per l’appunto, pagano. Gli antichi celti, infatti, festeggiavano nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre il proprio capodanno.

Del resto, le stagioni calde lasciano il passo a quelle fredde. La natura si colora con le tinte del sonno, dell’ibernazione, del buio. I campi sono vuoti, le spighe torneranno col bel tempo. Questo passaggio tra la vita e la morte, tra estate e inverno, segna l’origine della festa di Halloween. E il mito era così antico e autorevole che i primi cattolici, non potendolo estirpare, lo assorbirono cambiandone il nome.

In buona sostanza quando sua santità o i suoi rappresentanti in terra si scagliano contro questa festività bisognerebbe ricordar loro che sono degli impostori. Sic et simpliciter.

Certo, verrebbe da dire che con tutti i mali che affliggono il fan club di Gesù Cristo le festività pagane dovrebbero essere l’ultimo dei problemi a cui interessarsi. Corruzione interna, un grado di moralità più vicino ai pozzi petroliferi che ai cieli dell’Empireo, lo scandalo della pedofilia che ormai è cronaca quotidiana in tutto il mondo, scandali finanziari, istigazione all’odio per le persone GLBT, appoggio alle peggiori dittature del mondo… qualcos’altro a cui pensare, insomma, ce l’avrebbero.

E siccome chi va con lo zoppo lo emula alla perfezione, non è un caso che anche i rappresentanti politici di questo tripudio del nulla guardino più alla pagliuzza nell’occhio del vicino. L’immancabile Rocco Buttiglione, cattolico e esponente di punta dell’UDC, ormai assurto a fama per essere uno dei maggiori maitre à penser della sodomia italiana (che forse un filosofo, o presunto tale, avrebbe altro a cui dedicarsi), ha paragonato l’omosessualità all’evasione fiscale. Per Buttiglione l’amore tra due uomini o il sesso tra adulti consenzienti è come un reato.

Certo, è pure comprensibile. Buttiglione appartiene a un partito che ha fatto eleggere in Senato un tale Totò Cuffaro, ex governatore siciliano, condannato per aver favorito la mafia. Un partito che non sa distinguere tra chi è degno di sedere in parlamento e un criminale è normale che sia affidato a chi non sa discernere tra amore e delinquenza comune.

Buttiglione dovrebbe tenerlo bene a mente. E se qualcuno dei nostri rappresentanti in parlamento glielo ricordasse, non sarebbe affatto male. Ne converrete.

SEL 2010: rinasce la Sinistra italiana (con qualche se e qualche ma)

Finalmente un leader che dice delle cose di sinistra. E dice cose che non hanno niente a che fare con D’Alema, il suo grigiore e la sua vicinanza culturale e politica all’Opus Dei. A cominciare dalle famiglie gay e lesbiche. Laddove D’Alema le insulta, Vendola spende parole a loro favore.

«Cosa vi ha ferito e vi ferisce, due persone dello stesso sesso che si amano, o le politiche liberiste che hanno impoverito la famiglia?»

Parole parziali – che a onor del vero Bersani non saprebbe nemmeno come pronunciare – ma pur sempre di tono diverso dell’ex leader diessino che, sempre facendo leva sul sentimento religioso di questa Italietta berlusconiana, le invitava a non emulare il matrimonio per non offendere il sacramento cristiano. Quanto meno, Vendola, in questo caso, non ha peccato di ignoranza e di squallore intellettuale.

Ma non è tutto. Il neopresidente di SEL, acclamato all’unanimità al congresso che si è appena svolto, ha parlato di grandi temi sociali e politici. Ha parlato di lavoro, ha ricordato Moro e ha suggerito a certi partiti, che si ostinano a pensare di poter interpretare i bisogni del paese ma incapaci di darne una lettura concreta – e in questo sta la loro ugualità (per cui definire identici pd e PdL non è qualunquismo, è analisi del vero) – che anche il leader democristiano avrebbe capito la piazza della FIOM.

Diritti civili e diritti sociali portati sullo stesso livello. Questa è sinistra. E la sinistra è rinata, in un partito piccolo che fa leva su un leader carismatico, altra grave mancanza di ciò che rimane di quella sinistra italiana che giace sulle macerie di un cattocomunismo che ha permesso il ventennio berlusconiano.

Vendola, per fortuna, ha il carisma che manca al soporifero Bersani e una visione politica che farebbe (e di fatto fa) invidia a quei generali che conquistano solo brucianti sconfitte quali il già citato D’Alema o l’inutile e dannosissimo Veltroni.

Tutto questo lascia ben sperare.

Certo, il discorso del governatore della Puglia ha le sue ombre. Troppo morbida, quasi compiacente, la sua affezione per i cattolici. Secondo me ha fatto male a prestare il fianco ai cattolici. Il clericalismo da lui citato si combatte proprio con l’anticlericalismo. È ora di abbattere i privilegi della chiesa, non dare corda a un’istituzione che per metodi e effetti sociali ricorda sempre di più una riproposizione in chiave pseudo-spirituale di fascismi e mafie varie, i quali non si sono combattuti e non si combattono con il dialogo, ma eliminandone le certezze economiche e le influenze politiche.

Che poi, dietro questo disegno, ci sia della buona fede (nel senso che Vendola, secondo me, crede davvero di intrecciare un’alleanza programmatica con certi personaggi) e alte finalità politiche è abbastanza evidente. Peccato, tuttavia, che se ti allei con gli esponenti di una élite che pare sia culturalmente più vicina al tradimento di Giuda che al sacrificio di Cristo, alla fine ci rimani fregato. La storia dovrebbe insegnarlo.

Al di là di queste ombre, gravose per l’appunto, il progetto di SEL appare di ampio respiro. Il nuovo partito si colloca idealmente in quell’ambito di rinnovamento sociale che ha radici solide – i legami col marxismo senza assumerne il velleitarismo rivoluzionario – ma che guarda al presente per costruire il tempo a venire. Un presente in cui i problemi sono quelli dei cassintegrati, della scuola ridotta a un cumulo di rovine del sapere, degli operai che difendono il loro posto di lavoro nonostante personaggi di dubbia “qualità” umana come Marchionne, degli immigrati che aiutano a ripopolare il paese con energie nuove e con spirito di sacrificio, di milioni di persone GLBT che vanno avanti in una quotidianità che continua a non (pre)vederli.

La sinistra, al congresso di SEL, è perciò rinata. Se il partito democratico ha a cuore le sorti del paese, come dice da quando è nato, pur avendo consegnato il paese a Berlusconi, dovrebbe limitarsi a fungere da bacino elettorale per il disegno vendoliano: affermazione che può apparire offensiva o provocatoria, ma che a ben vedere richiama un’altra realtà, visto che l’elettorato del pd ha digerito in modo quasi egregio la svendita dei valori della sinistra al progetto neoclericale portato avanti da gente come Rutelli, Fioroni, Bindi, Binetti e compagnia (non) bella. E questa alleanza dovrebbe includere anche l’Italia dei Valori e i Radicali, le cui forze propulsive non possono che portare un beneficio alla nuova sinistra italiana, a quello che appare, oggi più che mai, come l’unico leader possibile e, in definitiva, al paese che ha davvero l’ultima chance per salvarsi dal disegno berlusconiano.

Il pd all’IdV: siete omofobi quanto noi!

A quelli del partito democratico non par vero. Deputati, membri del partito, tesserati, volontari o semplici simpatizzanti hanno un motivo per sottolineare, finalmente e con quale impeto polemico, l’omofobia dell’Italia dei Valori. Anche Di Pietro e il suo partito, a una prima lettura di certi commenti, su Facebook come sui vari blog che circolano in rete, sarebbero stronzi tanto quanto certi campioni di discriminazione che fanno il bello e il cattivo tempo dentro il partito di Bersani.

La strategia è semplice: dimostrare che anche altrove non si è messi tanto meglio rispetto alla formazione politica più criticata e deludente sul tema delle coppie di fatto e dei diritti legati alla questione omo-transessuale. Far capire, con prove inoppugnabili, che il partito che, a torto o a ragione, si delinea come il più gay-friendly del parlamento, cioè l’IdV, è “peggiore” tanto quanto.

Ma quali sono queste prove granitiche? Tutto è cominciato, come si legge su Gaynews24, con «l’accusa, lanciata in forma anonima in un commento sul sito iltribuno.it, rivolta all’attuale coordinatore provinciale fiorentino Alessandro Cresci, alla vigilia del congresso dell’Italia dei Valori che si terrà il 24 ottobre a Pisa», commento che recita che il signore in questione «non ha detto di essere gay» per cui «non può fare il coordinatore regionale dell’Idv in Toscana».

Apriti cielo.

Tra i fautori di nuovi e vecchi Ulivi, orfani di tutte le querce possibili e ben piantati all’ombra di margherite di cattolica fattura, è una sola voce: avevano ragione loro, l’IdV sulla questione omo-transessuale non è affidabile.

Loro che hanno, meritoriamente, portato la questione alla Festa Democratica e che si apprestano a riportare in parlamento una legge che introduce un’aggravante generica riguardante l’omofobia, senza però introdurre il reato di omofobia, ma che dimenticano molte altre cose.

Per altro, si ha la sgradevole sensazione di voler scatenare una tempesta in un bicchier d’acqua. Si sta ingigantendo un messaggio lasciato su una bacheca virtuale e in forma anonima, per di più, contro un dirigente dell’IdV che potrebbe esser stato scritto da chiunque, anche da un avversario del partito in questione magari per scatenare il casus sull’omofobia del movimento di Di Pietro.

Si mette, in pratica, sullo stesso piano un messaggio anonimo su web con le dichiarazioni, tanto per fare un esempio, di Rosy Bindi sull’omogenitorialità.

Pare, ancora, che dentro il pd, dopo le innegabili aperture, per quanto timide e assolutamente insufficienti in termini pratici, si stia volendo portar avanti un’operazione di maquillage che miri a far dimenticare le magagne di un’intera classe dirigente e del disegno politico inefficace e ambiguo su certi temi.

Poi, non sarò io a negarlo, una festa fatta bene e un tentativo di legge sono una testimonianza positiva, ma, appunto, una mera testimonianza.

La concretezza è ancora lontanissima dal venire. Bene il lavoro di Concia, Scalfarotto, Alicata e tanti che dentro il pd operano in tal senso. Ma a comandare sono sempre personaggi come D’Alema, Fioroni, Bindi e altri che sono i diretti responsabili dello stato delle cose sulle tematiche GLBT: il nulla.

Non voglio esaltare chi si fa propaganda sulla pelle dei gay – questa l’accusa più in voga rivolta ai dipietristi – ma non ha neppure molto senso spacciare, adesso, per gay-friendly un partito che ha una dirigenza, nelle migliori delle ipotesi, indifferente qualora non infastidita dalla questione omosessuale.

Per non parlare di un aspetto non di secondaria importanza: il pd è il propugnatore del mantra politico-istituzionale del “meglio poco che nulla”. Adesso, io non voglio credere all’assoluta malafede dell’Italia dei Valori che, almeno sul suo programma, si dice favorevole alle unioni civili. Non ho problemi, per altro, a credere che anche dentro quel partito si voglia cavalcare l’onda, ma questo ce lo diranno i fatti quando si arriverà a  votare, semmai ci si arriverà, su questioni specifiche.

Il dato politico è che, almeno a livello di immaginario collettivo, c’è una forza politica che dice cose chiare (e la vedremo al varco al momento del fare). Perché, e questa è la mia domanda, non potrebbe valere anche per i dipietristi la regola del poco alla volta? Preparare il terreno culturale – Di Pietro era accanto a Luxuria quando la Mussolini disse «meglio fascista che frocio» affermando apertamente che gli omosessuali erano suoi fratelli e in quel contesto ha sicuramente dato una spallata a un certo sistema di credenze, almeno a livello concettuale – preparare quel terreno, dicevo, non è un passo avanti?

Sembra strano che i fautori del “megliopochismo” della linea ultramoderata dell’uovo oggi e anche domani (e la gallina chissà quando) pretendano un rigore assoluto da un loro alleato senza avere i presupposti morali per esigere tali pretese. Sembra strano, appunto. In certi casi addirittura ridicolo, a ben vedere. Ma tant’è.

Quei bravi ragazzi

Forme di relativismo italiota.

Se un cittadino di nazionalità rumena stupra una donna e la uccide è un mostro. Se un immigrato, un extracomunitario, qualsiasi individuo che non sia italiano compie un crimine è un pericolo sociale che va severamente punito, senza se e senza ma.

Se le stesse cose le fanno cittadini italiani, come ad esempio ammazzare una donna – guarda caso rumena – con un pugno, si tratta di bravi ragazzi che hanno sbagliato.

Sarà…

P.S.: io non vado in giro ad ammazzare infermiere, semmai cedo il posto in autobus alle signore anziane. I miei mi hanno insegnato che questo è essere bravi ragazzi.

P.P.S.: e ovviamente ci si mette a difenderlo pure il PdL… vuoi vedere che a questo campione di bon ton lo fanno deputato a breve?

When will I be famous?

Trionfo di Tito e Vespasiano, di Giulio Romano, museo del Louvre

«Quindi a sedici anni potrò smettere di studiare?»
«Ne dubito…»
«Che vuol dire?»
«C’è il diploma, e poi l’università.»
«Ma che noia!»
«Ma voi sapete che tra i banchi, l’università e il lavoro io è da trent’anni che studio?»
«Prof, lei in pratica non ha una vita!»

(e qui scatta il momento di disprezzo cosmico)

«Chi te lo dice che io non abbia una vita? Pensi che non ho amici? Che non ho il mio privato, i miei affetti?»
«Sì, ma tanto lei non sarà mai famoso!»

(a questo punto ho accuratamente evitato di dire alla mia studentessa che detto da lei, che ha il nome di un personaggio secondario da soap opera…)