Dal partito dell’amore al partito della morte

Che il PdL e il governo da esso espresso, assieme al contributo indispensabile della Lega Nord, non rappresentassero nessun equivalente politico del fantomatico Partito dell’Amore è cosa ovvia. Primo perché l’amore è un sentimento che va al di là delle categorie politiche, in secondo luogo perché se per amore si intende la subalternità incondizionata a Silvio Berlusconi occorrerebbe utilizzare un corrispettivo terminologico più confacente, senza dover scomodare parole nobili e dense di significato.

La cosa meno ovvia, ma sempre più evidente, e in ciò sta la tragedia, è che queste forze politiche e la loro azione congiunta stanno configurandosi sempre di più come partito della morte.

Morte istigata, provocata direttamente o indirettamente, sfiorata. Mettiamoci l’aggettivo che più ci sembra opportuno, ma che gli effetti di questo governo siano letteralmente mortali non lo dico e non lo penso io, lo suggeriscono le cronache di questi giorni.

Due esempi per tutti, per altro i più recenti: il fatto del peschereccio aggredito dai libici e quello del suicidio del dottorando di Palermo.

Il primo caso nasce proprio da questa “santa” alleanza tra un dittatore e un omuncolo che si è messo in testa di fare il tiranno. Siccome Berlusconi non ha la dimensione tragica di un Hitler o di uno Stalin, ma incarna l’aspetto più balordo di ogni dittatura e cioè l’egotismo carnascialesco, le conseguenze sono “tragironiche”. Il tragico sta nel pericolo, per fortuna scampato, che i nostri connazionali, rei di essere in acque che la Libia reclama per sé, hanno rischiato: quello di essere uccisi. L’ironia, di tipo pirandelliano, sta nel fatto che l’imbarcazione che ha sparato contro italiani era stata data alla Libia proprio dall’Italia.

Certo, ci sarebbe pure la storia dei lager che Gheddafi riserva a quelle migliaia di disperati che cercano di sfuggire dai loro paesi, forse per evitare fame e guerre prima ancora che pensare di invadere la “cattolicissima” Italia. Storia che evidentemente piace alla Lega visto che uno dei suoi leader, Maroni, ha minimizzato il fatto giustificandolo come un qui pro quo anti-clandestini. Come se si trattasse di una simpatica sculacciata. Ne prendiamo atto.

Il caso del dottorando che si è ucciso a Palermo perché non riusciva a vedere il suo futuro per cui ha pensato di mettere prima la parola fine, piuttosto che avventurarsi in una selva oscura di incertezza e miseria, è solo la ciliegina sulla torta della politica criminale che governo e maggioranza stanno conducendo sulla scuola e sulla ricerca: tagli indiscriminati, licenziamenti di massa, classi sovraffollate, stipendi pagati al minimo e la diffusione di un sentimento sociale che indica i ricercatori e i docenti come un peso sociale piuttosto come una ricchezza.

La Gelmini può dunque essere contenta: dopo aver mandato sul lastrico famiglie intere, ha cominciato, da ieri, a mandare al cimitero i precari. Un mangiapane a tradimento in meno, a ben vedere, nell’ottica della politica economica e sociale della destra berlusconiana. E poi chi lo sa: forse pure questo fa bilancio.

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La volpe e l’uva

Dopo il mio ultimo soggiorno romano ho capito che devo seriamente imparare l’inglese.

Perché voi non potete saperlo quanto era bello il sudafricano che mi ha fermato, di fronte al Colosseo, mentre le stelle della sera gioivano in coro. Ma quando ha capito che le mie capacità conversazionali non andavano oltre alla complessità di frasi del tipo “the book is on the table” ha fatto spallucce, un po’ scontento, e se ne è andato via.

E siccome c’è sempre la morale della favola: se si è lasciato spaventare dal dato linguistico, evidentemente non era l’uomo della mia vita.

***

Ringraziamenti e saluti
Fireman&Gian, Pinzi&Gu, la Vandilla Furiosa, il Maccarrone, elevato a rango di scolopendra, Niclè, Cristiana e Barbarella.

Grandi assenti
Queerway, Nano Mondano e Chanel.

(vorrà dire che ci rifaremo…)

The no-neverending story

Alcune considerazioni veloci sulla festa organizzata in questi giorni a Roma da Giorgia Meloni e dalla sua associazione, Atreyu 2010.

1. Sul gioco della torre la Carfagna tra il Primo maggio e il Pride, butterebbe giù la festa dei lavoratori. Diremo solo che più che l’infelicità della risposta, è l’imbecillità della domanda che è allarmante.

2. Qualcuno dica alla Meloni che vestirsi sempre allo stesso modo alla lunga è deprimente. Esiste un concetto che si chiama “eleganza”.

3. Qualcuno dica, sempre alla Meloni, che questa mania di appropriarsi del fantasy per veicolare idee neofasciste e italo-destrorse è altrettanto patetico. E poi Atreyu il nulla lo combatteva, non lo incarnava.

4. Berlusconi ha ragione su una cosa: diffidare di chi non sorride mai. Vero è pure che, i latini lo insegnano, chi ride troppo è oggettivamente un idiota. E poi Berlusconi non ha detto un’altra grande verità: quella di diffidare di chi non accetta serenamente la propria vecchiaia.

5. Tragicomico il momento in cui la Meloni ha avuto un momento che oserei dire “finiano” e dipietrista assieme: via dal PdL i corrotti. Berlusconi ci ha pensato su, ha detto ok e subito dopo ha dichiarato che deciderà lui chi è corrotto o no. E no, contrariamente ai primi quattro punti, qui non c’è nessuna battuta ma converrete con me che fa ridere lo stesso.

La coscienza degli animali

Pubblicità progresso:

Il rispetto per la Vita è una delle grandi conquiste dell’uomo, è un segno di civiltà.
E la Vita non è solo la “nostra” Vita, ma anche quella di tutto ciò che ci circonda.
Chi rispetta la Vita deve rispettarne ogni forma.
Chi è crudele con gli animali lo è anche con gli esseri umani.
Gli animali hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti.

Il primo diritto degli animali è il diritto alla vita.
Infliggere loro sofferenze per crudeltà, o peggio per divertimento, è un atto di violenza e un segno di arretratezza morale che non fa parte del mondo civile.

Per questo è necessario porre un freno al massacro degli animali nella stagione venatoria, fino alla totale abolizione della caccia. Non è degno di un Paese civile uccidere per sport, spesso con metodi crudeli, esseri viventi ignari e indifesi.
Per questo va eliminata la inumana detenzione di animali nei circhi e negli zoo.
Per questo va drasticamente vietata l’importazione di animali esotici da altri Paesi e continenti.
Per questo va regolamentato il barbaro trasporto di animali da macello in condizioni vergognose, senza cibo e acqua per giorni, ammassati in spazi invivibili. Anche agli animali presenti negli allevamenti occorre garantire un ambiente sano e che consenta libertà di movimento.
Per questo deve essere sempre vietato il feroce sgozzamento degli animali da macello senza stordimento e la conseguente agonia per dissanguamento.
Per questo va vietata e penalizzata la vivisezione, che è priva di reale validità scientifica.
Va inoltre punito l’abbandono degli animali domestici e la loro detenzione in condizioni degradanti e va promossa un’azione di sensibilizzazione contro l’uccisione di animali per ricavarne capi di abbigliamento, come le pellicce.

Gli animali nascono uguali davanti alla Vita e per questo hanno il diritto di essere rispettati.
Rispettando gli animali, rispettiamo noi stessi, la natura di cui facciamo parte e, soprattutto, rispettiamo il valore della Vita.

Per aderire, clicca qui.
Diffondete. E firmate, firmate, firmate.

L’UE ha così deciso: vivisezione libera per cani e gatti

Il mahatma Gandhi, che tutti amiamo fosse non altro perché non amarlo non ci renderebbe abbastanza chic – a cominciare da certi fautori del pensiero di destra – sosteneva che il grado di civiltà di un popolo è ravvisabile dal trattamento che questi riserva per i suoi animali.

Parafrasando: se al paese tuo è considerato normale prendere a calci un gatto solo perché è un gatto, vivi in un paese di merda.

Controparafrasando: in Canada, se ammazzi per il gusto di farlo uno scoiattolo, finisci in prigione. Non è un caso, d’altronde, che in Canada si abbiano i diritti civili, ci sia un diffuso cosmopolitismo basato sul dialogo delle diversità etniche e, va da sé, nessun partito lontanamente vicino, anche solo a livello concettuale, alla Lega Nord.

Dico tutto questo perché qualche giorno fa il parlamento europeo ha votato una risoluzione che permette di acciuffare cani e gatti dalla strada e vivisezionarli. Lo stesso trattamento è riservato agli scimpanzé.

Adesso, in Italia è vietato fare esperimenti su cani e gatti. Questa legge, quindi, non dovrebbe essere applicata. Non si capisce, tuttavia, come mai la stragrande maggioranza dei nostri eurodeputati ha votato a favore. E non parlo solo di persone riciclate dal palinsesto Mediaset, la cui scarsa cultura in fatto di diritto è quasi un prerequisito per essere eletti nel PdL, ma anche personaggi di più ampio spessore politico, come Cofferati.

A loro dico: complimenti per le vostre prossime vite. Se nasceste vermi da infilzare in un amo non mi stupirei più di tanto.

Secondo poi: ma chi è che definisce randagio un gatto? Molte colonie feline, ad esempio, sono adottate da interi condomini o da singole persone. Avete presente le gattare? Sapete quanto pericolosa possa essere una gattara inferocita? Io ne ho una in casa. Se volete, ve la mando.

Ancora: quando si andava alla casa al mare, noi lasciavamo in libertà i nostri gatti che giravano per i dintorni. E se domani venissero questi nuovi squadroni della morte a prelevare il mio o il vostro micio che ha l’unica colpa di non avere un collarino (e i gatti lo odiano) e di gironzolare vicino casa? Dio non voglia che io becchi un individuo del genere a mettere le sue mani sui miei animaletti. Potrei decidere di diventare pericoloso.

Dulcis in fundo: ma siamo sicuri che le sperimentazioni servano davvero? E che servano a scopi scientifici? Perché io, in linea di principio, posso anche tollerare il pensiero che la vita di un animale possa essere stata utile a salvare quella di migliaia di bambini, ma parlo di scienza pregressa: ormai bisognerebbe trovare nuove cure senza andare a scomodare la libertà e la dignità di primati, cani e felini.

Se invece è solo una scusa per fare in modo che le industrie cosmetiche abbiano delle cavie a buon mercato, magari per fare la cipria per qualche signora ricca e stronza, allora no. La bellezza è prima di tutto interiore. E non c’è bellezza alcuna nel sentirsi fica da morire sulla pelle degli animali.

Elezioni anticipate: pd cerca candidato. Lo han detto a Silvio

«Se andiamo alle elezioni ora, Fini non ha il partito e il Pd non ha il candidato. Me l’hanno confessato loro stessi… dicono che ne stanno cercando uno al Nord.» Silvio Berlusconi, 7 settembre 2010 (leggi qui).

Si aspetta con ansia la doverosa smentita di Bersani. O chi per lui. Perché sarebbe davvero grave che il principale partito d’opposizione sveli i suoi punti deboli direttamente al nemico. Una cosa, poi, è l’evidenza, ma un’altra è la dichiarata mancanza di strategia. Sa di impotenza.

Nel frattempo sia Rosy Bindi, sia Nicola Latorre danno il loro endorsement a Vendola. Questo rende credibile Berlusconi, sul fatto che il pd non abbia effettivamente un proprio candidato.

E riguardo all’intesa Bindi-Vendola, dico solo che il concetto di potere criptolesbo-cattogay suona veramente male.

Troll, mon amour

La cosa bella di WordPress è che ti manda una mail, ogni qual volta ricevi un messaggio sul blog. Mail tipo questa:

New comment on your post “Elf Anatomy”
Autore: Karl Heinz (IP: 68.68.108.*** , 68.68.108.***)
E-mail: der@kucitiilkul.com
URL
Whois  : http://ws.arin.net/cgi-bi/whois.pl?queryinput=68.68.108.***

cui segue il testo del commento – che nel caso specifico è sempre lo stesso, com’è sempre lo stesso l’id di riferimento – frutto di una mente semplice e noiosa visto che è da diversi mesi che scrive diverse variazioni sullo stesso tema. Che sarebbe, a sentir il troll in questione, la mia supposta e non verificata scarsa propensione per l’igiene intima (ora voi ditemi come deve sentirsi uno che pensa sempre alla mia merda).

Adesso, quello che il mio troll non sa è che è da qualche mese che la polizia postale monitora tutte le mail che WordPress mi manda in privato e che io, con sollecitudine, invio al personale competente.

Chissà, magari un giorno vi dico nome e cognome di questo gentile signore che, ai miei occhi, ottiene l’unico effetto di risultare un potenziale coprofago.

Cioè ragazzi, cosa non si fa pur di avere cinque minuti di celebrità…

Elf Anatomy

Sarebbe bello se la vita fosse come una puntata di Grey’s Anatomy. Mal che ti vada hai un lavoro stimolante, vivi in una città fica e il tuo collega più brutto è tutto muscoli e disponibile a far sesso.

Phooskie è una comuchic. Ovvero persona simpatizzante per il comunismo ma che non sente la necessità di vestirsi come un clochard solo per venire incontro al suo senso di inadeguatezza esistenziale o più semplicemente per far dispetto ai genitori. Certo, dobbiamo ancora lavorare sulla legittimità delle magliette con Che Guevara sopra. Ma scrive in italiano corretto, e questo mi dà la sufficiente certezza che, contrariamente a molti radical chic di sinistra, non diventerà un promotore della libertà un giorno. Di questi tempi è già qualcosa.

Mon Petit Antoin, invece, mi fa le sue domande su ciò che siamo e su che cos’è la felicità e io vorrei tanto rispondergli che ho capito tutto, che la cura per guarire da ogni nostra malinconia sta solo nel dispensare ottimi e saggi consigli nelle vite degli altri, che applicati alla propria diventano solo schegge impazzite di imbecillità. Vorrei tanto dirgli che ho trovato l’elisir di lunga vita. Ma quello che a lui manca già da un po’ a me manca da sempre e qualcun altro, invece, ce l’ha da troppo e non riesce più a vederlo. Per cui forse siamo tutti sbagliati, oppure siamo tutti normali. E chissà dov’è il giusto mezzo tra norma e follia.

Per questo dico che se la vita fosse una puntata di Grey’s Anatomy sarebbe un bene, perché adesso ci sarebbe fuori campo la voce di Meredith e questi interrogativi farebbero sognare, in un lieto fine che comunque arriverebbe, chi ha il tempo di credere che c’è sempre un lieto fine.

E mentre scrivo tutto questo e leggo e rileggo l’e-mail di una persona che ho trattato male, mi chiedo che senso ha avere un cuore e, soprattutto, averne coscienza, e usarlo a ore, sotto i colpi del senso di colpa e nell’afflato, che a volte ci sfiora, di una vita più vera, più grande, che ti abbraccia in sere come queste, nel preludio dell’autunno.

Mentre scrivo tutto questo mi chiedo che senso abbia vivere al di sopra della mediocrità degli altri, quando quella mediocrità troppo spesso è la foresta sui cui alberi appoggerai le tue zampe quando il volo sarà troppo difficile perché quella foresta è immensa.

Che senso ha avere un impeto e sentirsi, a volte, rinchiusi in gabbia e sapere che le chiavi stanno da qualche parte, nelle tue tasche un po’ troppo strette per le tue mani grandi.

Sondaggi: destra unita al 49%! E in ogni caso vince Berlusconi

Sondaggio di Mannheimer per il Corriere della Sera. Se si andasse alle urne domani andrebbe bene per Fini e SEL, male per PdL e pd. Si registrerebbe l’ennesimo boom della Lega, mentre UdC e di Pietro sarebbero stabili. Sempre più marginale, infine, l’ala della sinistra radicale.

Il gradi di incertezza sfiora il 35% dei/lle votanti, per cui i giochi sono, com’è evidente, ancora aperti in termini di posizionamento elettorale.

Su tutto questo, un’unica garanzia: vincerebbe ancora una volta Berlusconi. E se la destra fosse unita, arriverebbe al 49% dei suffragi e il PdL distanzierebbe di oltre nove punti il pd.

A buon intenditor…

A Fassino e Napolitano dico: io sto con chi ha fischiato

Le reazioni di Fassino e Napolitano sulle contestazioni che la gente ha fatto a Schifani sono indice di quanto la politica possa essere caduta in basso per diverse ragioni.

Chi contesta uno dei responsabili morali dello sfascio italiano – e Schifani lo è pienamente – non ha bisogno di inviti o autorizzazioni per esprimere il proprio giudizio. Si può discutere sulla forma, ma non sulla legittimità. Io la penso allo stesso identico modo dei contestatori e come me migliaia di precari, di persone GLBT, di gente allo stremo perché a corto di diritti, opportunità, lavoro e futuro. Se non si capisce questo, non si va da nessuna parte. Fermo restando che dissentire è sempre pienamente democratico. Qualcuno lo spieghi a Fassino.

Contestare il potere e la sua istituzionalizzazione non è affatto “gazzarra intimidatoria”. È democrazia, se lo si fa nei limiti della legge. I regimi che non sopportano la critica, anche aspra, al potere si chiamano dittature. Qualcuno lo spieghi a chi dovrebbe garantire sulla tenuta democratica di questo paese e che si sta dimostrando, in questa occasione, inadeguato a ricoprire la carica che ricopre.

Che un politico inetto – i DS con Fassino non sono mai andati oltre il 17% dei suffragi, contro il 22% dell’amministrazione D’Alema, che per altro non rientra tra le prime mille persone che godono della mia stima – che un politico della stazza di Fassino non ci arrivi, pazienza! Che anche il Presidente della Repubblica presti il fianco a questa lapidazione mediatica contro chi contesta è oggettivamente grave.

Dulcis in fundo: Fassino, forte delle sue luminose fortune politiche, si azzarda a fare analisi sul perché il pd avrebbe perso le elezioni in Piemonte: la colpa, ovviamente, sarebbe della gente che, dando la propria preferenza a Grillo, non ha votato l’alleanza piddì-UdC-tuttoilresto.

Ignora l’ex leader dei DS che per vincere bisogna coinvolgere masse sempre ampie di elettorato e in quelle masse vi sono pure coloro che portano avanti battaglie che dentro il partito democratico sono definite minoritarie. Se questo non avviene la colpa è del partito che perde le elezioni, non di chi non lo ha votato. È talmente elementare che rischia di essere addirittura tautologico.

Dentro il pd si può pure essere liberi di far finta che certi problemi non esistano, ma la storia, mi pare, li ha premiati in modo diverso da certe aspettative, almeno dai tempi di Veltroni.

E poi il vero problema è e rimane un altro: contestare una persona come Schifani rientra nel novero dei diritti democratici di un cittadino. Se dentro il pd si è così stupidi da invitare Schifani, i grandi capi non se la devono poi prendere con chi evidentemente ha più a cuore le sorti di questa martoriata repubblica e del suo senso della dignità.

Ma, appunto, vaglielo a spiegare a uno come Fassino.