Poi spiegatelo a Veltroni

Una cosa che mi fa specie dei militanti del piddì è che se impiegassero anche solo la metà del tempo e un terzo della virulenza che impiegano per odiare Grillo per fare opposizione al governo Berlusconi con la stessa forza e la stessa acrimonia, possibilmente sarebbero un partito del 40% circa.

Un’altra cosa che mi lascia perplesso è la spocchia con cui parlano dei cosiddetti grillini, ai quali riconoscono la legittimità delle posizioni ma che vedono come sprovveduti da recuperare. Forse anche dismettere questo atteggiamento da snob per cui se si segue un percorso diverso si viene etichettati come “sbandati” sarebbe un passo avanti. L’umiltà, d’altronde, è una dote. E le verità assolute non credo appartengano a un partito solo.

La storia, invece, gira al contrario: Grillo visto come il male assoluto della democrazia, Schifani invitato a conferire con ogni onore, come se nulla fosse. Poi magari la gente grida, e giustamente, frasi tipo “fuori la mafia dalle istituzioni” e quella stessa gente viene definita squadrista.

Contenti loro.

Certo, mi spiegheranno ancora, a me come a molti dei loro elettori, soprattutto quelli veneti, quale geniale idea, allora, giustificò la candidatura di tale Calearo, uomo di destra, falco di Confindustria, che ha lasciato da tempo il partito democratico per rimpolpare, da oggi, le file berlusconiane.

E magari lo dicono pure a Veltroni, il deus ex machina di operazioni così cretine, che si chiede come mai il suo partito sia arrivato al 24%…

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