Il tiro alla fune

Tu che ritorni. E che mi parli del mondo senza di me, di quella sottile e impenetrabile differenza tra solitudine e assoluto. Perché a fare la differenza, a volte, è solo un atto di volontà. La mia, o la tua. Il voler vedere cosa succede, crederci, tentare ogni cosa è in nostro potere fare. Oppure l’esatto opposto. Avere paura, e rimanere dentro il guscio.

La vita continua. I giorni, i mattini, la luce che ferisce le persiane, gli autobus che scivolano indolenti. L’estate che non ci grazia, le voci e il sole bugiardo. La vita continua e guardi il tuo corpo che non è esattamente quello che avevi progettato. Ti guardi addosso e forse non c’è nemmeno, il progetto. Eppure si va avanti, si deve. Perché non siamo mosche o camaleonti. Non siamo pesci, che hanno gli occhi ai lati. Noi possiamo solo guardare avanti, per andare avanti. E per sopravvivere, a volte, bisogna andare oltre.

Fare il vuoto dietro me
è sembrato facile
arrivata fino a qui
non posso arrendermi
alza gli occhi e guarda su
pensa se cadessi giù
per un attimo sarei tutto ciò che vuoi…

e sì, resterò io sospeso in alto, solo io, per questo salto. Contrariamente a ogni canzone che mi fa pensare a te, non basterà un passo solo per cambiare ogni cosa. A volte non è solo questione di equilibrio: ci vuole anche forza, resistenza, addirittura l’ennesimo atto di volontà. È necessario, a volte, andare oltre. Per scegliere se vivere o sopravvivere.

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